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GIUSTIZIA 11 Marzo Mar 2015 2226 11 marzo 2015

Delitto Matilda, la Cassazione riapre il caso

Bimba morta nel 2005 per un colpo alla schiena. No al proscioglimento del compagno della madre.

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Un'immagine della piccola Matilda Borin.

La Cassazione ha riaperto il caso Matilda, la bimba di 23 mesi morta nel 2005 a Roasio, nel Vercellese, a causa di un violento colpo alla schiena. I giudici supremi, riferiscono gli avvocati, hanno accolto il ricorso dei legali della madre, Elena Romani, contro il non luogo a procedere nei confronti del suo compagno di allora, Antonio Cangialosi.
Dopo l'assoluzione della madre, la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per Cangialosi, ma lo scorso giugno il gip di Vercelli Paolo Bargero aveva confermato il non luogo a procedere. Decisione, quest'ultima, annullata dalla Cassazione, che ha accolto il ricorso degli avvocati della Romani, Roberto Scheda e Tiberio Massironi.
TRAUMA MORTALE. Per la Suprema Corte il trauma del quale fu vittima la piccola Matilda venne prodotto «durante l'assenza dall'abitazione della Romani, uscita nel cortile per stendere all'aria il cuscino lavato» dal vomito della bimba che si era sentita male. La morte della piccola Matilda risale al 2 luglio 2005. Pochi giorni prima la bimba e la madre, hostess di Busto Arsizio che l'aveva avuta da una precedente relazione, si erano trasferiti a Roasio, nel Vercellese, nella casa del nuovo compagno della donna.
COLPO VIOLENTO ALLA SCHIENA. Secondo le perizie medico-legali, a far morire la bambina sarebbe stato un colpo violento alla schiena, forse un calcio, che le provocò lo schiacciamento di rene e fegato. Per la sua morte furono indagati la mamma (assolta in via definitiva) e il compagno, le uniche persone che si trovavano nell'abitazione.

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