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VATICANO 12 Marzo Mar 2015 1835 12 marzo 2015

Papa Francesco, due anni di diplomazia

Il bilancio tracciato dal segretario di Stato Parolin. Gli appelli per la pace e lo storico digelo Usa-Cuba. La sfida cinese.

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Papa Francesco.

Una Chiesa non più spettatrice, ma protagonista attiva sullo scenario diplomatico internazionale. Con l'obiettivo dichiarato di promuovere, partendo dalle loro motivazioni religiose, i valori del dialogo, della pace, della difesa della dignità umana, in particolare dei più poveri. E con un ruolo operativo che non è solo dei nunzi apostolici o dei loro referenti vaticani, cioè della Segreteria di Stato, ma, in prima persona, dal papa stesso. Questo il bilancio dei primi due anni del pontificato di Francesco, tracciato dal segretario di Stato vaticano Pietro Parolin.
UN PAPA ATTENTO ALLE CRISI INTERNAZIONALI. La Santa Sede, secondo Parolin, è tornata in primo piano sulla scena globale, con un consistente rilancio da parte del pontefice argentino del ruolo di mediazione della Chiesa nelle numerose e drammatiche crisi che costellano il panorama internazionale. Dalla guerra siriana al Medio Oriente, all'Iraq sotto l'assedio dell'Isis, all'Ucraina, fino ai tanti conflitti africani, che proprio Bergoglio ha definito da «terza guerra mondiale, anche se «combattuta a pezzi»
«FRANCESCO PROTAGONISTA». L'azione che papa Francesco ha saputo assumere ha fatto della Santa Sede un player ascoltato ovunque, anche dalle grandi potenze e dai grandi della Terra. «Il papa è il miglior diplomatico della Santa Sede», ha sottolineatoParolin. Nel campo dell'azione diplomatica «papa Francesco ha un ruolo protagonista accentuato, le iniziative nascono da lui e dai suoi rapporti con i capi di Stato e di governo». Il segretario di Stato ha ricordato che Bergoglio «ha dato tre linee direttive per la diplomazia vaticana: costruire ponti, lavorare contro la povertà ed edificare la pace. Le linee di fondo quindi si riferiscono a quello che lui ha indicato».
CHIESA CHIAMATA A FACILITARE LA CONVIVENZA. Parolin ha posto l'accento sulla «missione religiosa della Chiesa» e sul fatto che «è proprio questo che porta a promuovere la pacifica convivenza tra i popoli e il fatto che a ogni esse umano sia riconosciuta la propria dignità come figlio di Dio. L'azione diplomatica della Santa Sede non si accontenta di osservare gli accadimenti o di valutarne la portata, né può restare solo una 'voce critica'. Essa è chiamata ad agire per facilitare la coesistenza e la convivenza fra le varie Nazioni, per promuovere quella fraternità fra i popoli, dove il termine fraternità è sinonimo di collaborazione fattiva, di vera cooperazione».
IL DISGELO USA-CUBA: UN RISULTATO STORICO. Francesco ha così lanciato un'infinità di appelli per la pace, in Siria, Medio Oriente, Iraq e Ucraina. Ha promosso giornate di preghiera e digiuno, ha favorito incontri storici, come quello di preghiera per la pace in Medio Oriente che ha visto riuniti in Vaticano con il Papa il presidente palestinese Abu Mazen e quello israeliano Shimon Peres. E ha anche ottenuto successi diplomatici epocali, come il disgelo tra Stati Uniti e Cuba, assumendo un ruolo di 'garante' nei negoziati e dando un contributo determinante con le sue lettere a Barack Obama e Raul Castro, in più ospitando in Vaticano un round decisivo delle trattative.
LA SFIDA CINESE. Sullo sfondo resta il capitolo Cina, con l'obiettivo di una ripresa del dialogo e il ripristino dei rapporti diplomatici interrotti nel 1949. Un evento che «avrebbe benefici immensi sulla pace nel mondo», secondo Parolin.

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