Franco Coppi Avvocato 140718193423
INTERVISTA 12 Marzo Mar 2015 0915 12 marzo 2015

Ruby-Berlusconi, l'avvocato Coppi: «Peccato non è un reato»

Parla il legale del leader di Forza Italia: «A noi delle cene eleganti o meno interessava poco».

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Franco Coppi, avvocato difensore di Silvio Berlusconi.

È soddisfatto l'avvocato di Silvio Berlusconi, Franco Coppi dopo l'assoluzione definitiva dell'ex Cavaliere nel processo Ruby.
«Per il piacere del cliente avrebbe avuto senso contestare che fossero prostitute, ma io lì dovevo economizzare il tempo e non si può parlare molto in Cassazione», ha detto il legale intervistato da Corriere della Sera, Messaggero e La Stampa. «Ai fini suoi non interessava, se la vedrà in confessionale. A quelli del processo sarebbe stato addirittura stupido: difficile dimostrare che si parlasse di Dante o Benedetto Croce».
NIENTE SESSO CON MINORENNE. Secondo Coppi, poi, «non bisognerebbe mai scambiare questioni di confessionale con questioni di diritto penale»: «Che le cene non fossero eleganti è un fatto acclarato dalla sentenza e ne abbiamo preso atto. A noi quel che alla fine interessava far capire era che Berlusconi non ha avuto rapporti sessuali dietro pagamenti con una minorenne nella consapevolezza della minore età della ragazza», è stata la tesi del legale.
SEVERINO NON PRO CAV. Quanto all'accusa di concussione, Coppi ha spiegato che «la riforma della Severino non ha portato dei cambiamenti significativi favorevoli a Berlusconi», perché «il reato è solo stato diviso in due ipotesi, ma ci sono entrambe: la costrizione e l'induzione»: «È stata fatta una scelta, ma mancavano gli elementi costitutivi. È difficile promettere qualcosa in un colloquio di otto minuti».
NIENTE COLPE DEI GIUDICI. Infine, l'avvocato ha aggiunto che «il problema dei danni per la condotta del magistrato» è una questione che l'ha ha sempre trovato molto molto cauto: «Perché, salvo i casi di dolo o di colpa gravissima, non possiamo addebitargli una valutazione dei fatti che un giudice di appello ha ritenuto sbagliata». Secondo Coppi, infatti, il «giudice deve essere libero e sereno nella valutazione e l'appello serve proprio per correggere l'eventuale errore del primo grado». E «non si possono chiedere i danni solo perché la sentenza è stata cambiata in secondo grado».

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