Libano 141202183329
MEDIO ORIENTE 15 Marzo Mar 2015 1400 15 marzo 2015

Libano, la doppia strategia dell'Isis: militare e religiosa

Da una parte l'infiltrazione terrorista. Dall'altra l'istituzione di tribunali religiosi. Per portare ordine e influenzare la comunità. Così il Califfato assedia il Libano.

  • ...

da Beirut

Arsal ha accolto circa 35 mila profughi dalla Siria.

Il Libano, un Paese nell’occhio del ciclone.
La guerra in Siria contro l’Isis e il Fronte al-Nusra coinvolge quasi tutto il confine con il Paese dei Cedri, mentre al Sud le tensioni con Israele sono continue.
Intanto, tutti i servizi di sicurezza concordano che tra il milione e mezzo di rifugiati arrivati dalla Siria ci sono cellule dormienti dei gruppi terroristici salafiti pronti a entrare in azione.
L'EPICENTRO È ARSAL. Epicentro delle tensioni crescenti nel Paese è Arsal. Una città di confine teatro di scontri e luogo di approdo di profughi, d’infiltrazione di terroristi e di traffici illeciti.
La città è un’enclave sunnita di 30 mila abitanti in una regione a maggioranza sciita, vicinissima al confine e che negli ultimi anni ha dovuto accogliere un numero di rifugiati stimato in circa 35 mila.
Oggi un cordone militare la isola, di fatto, dal resto del Libano e il suo territorio è quotidianamente teatro di scontri armati.
Dalla Siria le continue incursioni dei miliziani di Isis e del Fronte al-Nusra, dall’altro, insieme ma divisi, l’esercito libanese e i combattenti di Hezbollah.
NEL MIRINO DEL CALIFFO. Il Libano sembra essere un Paese centrale della strategia di espansione del Califfato in Medio Oriente.
Un’importanza testimoniata dal recente tentativo di conquistare alcuni villaggi sulle montagne del Qalamoun, al confine siriano-libanese.
Il generale Abbas Ibrahim, responsabile della sicurezza libanese, ha dichiarato che l’esercito è impegnato per evitare che i miliziani entrino in territorio libanese.
Secondo la sicurezza l'Isis sta approntando piani politici e militari per arrivare in tempi brevi alla proclamazione di un «emirato islamico» in Libano.
COMITATO MILITARE. Per questo l'Isis sta cercando la collaborazione degli altri gruppi di militanti e istituendo un comitato organizzativo militare per gli affari libanesi.
La strategia di alleanza del Califfato nell’area, però, non sembra ancora ben definita.
Il leader di una brigata Isis nel Qalamoun è stato ucciso da un alto funzionario del suo gruppo, per la sua politica di alleanza con il Fronte al-Nusra.
Abu Oussama al-Banyasi, da poco nominato emiro dell'Isis nel Qalamoun era favorevole all’unione con il gruppo qaedista.
Una posizione che l’ha portato a scontrarsi con Abu al-Maqdisi, giurista Isis autorizzato a emettere fatwa religiose.
Banyasi, accusato di apostasia come il Fronte al-Nusra, è stato giustiziato pochi giorni fa alla periferia di Arsal.
RECLUTATI KAMIKAZE. Nel frattempo, secondo i servizi d’informazione libanesi, l'Isis sta reclutando kamikaze per colpire obiettivi sciiti a Beirut e nelle roccaforti di Hezbollah a Sud della capitale.
Nel mirino dei terroristi sarebbero anche obiettivi francesi e occidentali, oltre all’ambasciata iraniana di Beirut, già colpita da un duplice attacco suicida nel novembre 2013.

L'altra strategia: istituzione di un tribunale islamico

Soldati libanese lungo il confine con la Siria.

La strategia di penetrazione dell'Isis nel Paese non è solo militare. Sono ormai molte le testimonianze dell’istituzione di un tribunale islamico nella regione di Arsal.
«Era mattina presto quando una macchina si è fermata davanti alla segheria, nel quartiere di Shbib ad Arsal, dove lavoro», racconta Hussein Chaker, «gli uomini sono scesi e mi hanno chiesto il mio nome. Poi mi hanno picchiato, coperto la testa con un sacco e caricato sull’auto».
DI FRONTE ALLO SCEICCO. Poco dopo Hussein si è trovato faccia a faccia con un anziano sceicco che per prima cosa gli ha chiesto quante volte avesse già pregato quel giorno.
Il giorno prima il ragazzo, durante una discussione accesa con un coetaneo siriano, aveva perso la calma e pronunciato il nome di Dio invano, e ora doveva essere processato per blasfemia. Il giovane siriano lo aveva denunciato al tribunale religioso dell’Isis.
Il processo si è svolto alla fine di gennaio in un tribunale a soli quattro chilometri dall’ultimo check-point dell’esercito libanese a Wadi Hmayyed.
LA GENTE HA BISOGNO DI ORDINE. L’istituzione di una corte è il segnale che il gruppo sta cercando di consolidare il suo potere offrendo alla popolazione di questi luoghi l’unica cosa di cui ha bisogno: ordine.
L'Isis ha istituito posti di blocco mobili. Agli uomini è imposto di lasciar crescere la barba e il divieto di fumare una volta passato il posto di blocco dell’esercito libanese.
Hussein è stato rilasciato il giorno dopo la sua cattura. Lo sceicco ha ascoltato il suo racconto e quello dell’adolescente siriano, poi gli ha chiesto se sapeva come pregare.
È STATO NUTRITO E 'ISTRUITO'. «Ho detto che non lo facevo di frequente, lui ha detto che mi avrebbe insegnato prima di lasciarmi andare», racconta al telefono, «al mattino mi hanno portato pane, yogurt e formaggio, poi un miliziano mi ha mostrato come un buon musulmano deve pregare».

Finora una sola condanna a morte

Una bambina siriana della città di Dara'a rifugiata in Libano.

Fino a oggi si ha notizia di una sola condanna a morte emessa dal tribunale islamico di Arsal: Kayed Ghadadah, un operaio ritenuto colpevole di collaborare con Hezbollah, giustiziato il 3 settembre 2014.
Suo cugino Khaled ha raccontato a un giornale libanese che era con lui quando tre uomini lo prelevarono da casa. Dieci giorni dopo il suo corpo è stato trovato abbandonato alla periferia di Arsal.
LEGAMI CON LA COMUNITÀ. «Questa è la procedura tipica dell'Isis quando in una zona inizia a costruire la sua influenza», ha detto Hasan Hasan, analista presso l’Istituto Delma. «Cercano di stabilire un sistema giudiziario e attraverso le denunce ricevute creano collegamenti con la comunità».
In un rapporto del luglio 2014 l’Istituto per lo studio della guerra ha evidenziato che l’istituzione di tribunali religiosi nelle aree non completamente sotto il loro controllo è un elemento fondamentale della strategia di radicamento e di governo dell’Isis.
In Siria e Iraq, grazie all’anarchia causata dalla guerra, l'Isis è riuscita a mantenere una parvenza di legge e ordine nelle zone sotto il suo controllo.
«Questa è stata la loro strategia per entrare nei cuori e nelle menti», dice Hasan.
IL LIBANO CHIEDE ARMI. Il Libano per affrontare la minaccia sta cercando anche aiuti internazionale che rafforzino la sua struttura militare.
Gli Stati Uniti hanno già fornito all’esercito libanese veicoli blindati, mitragliatrici e munizioni. Ora dovrebbero arrivare anche sei elicotteri Super Cobra.
Inoltre fonti vicine all’establishment militare dicono che gli Usa hanno accettato di vendere alcuni jet da combattimento all’esercito libanese entro i prossimi cinque mesi.
La decisione di avviare queste forniture coincide con i rapporti dei servizi segreti secondo i quali l'Isis e il Fronte al-Nusra si apprestano a lanciare attacchi in profondità in territorio libanese, non solo dalla periferia della città di Arsal, ma anche dalla frontiera orientale.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso