REPORTAGE 15 Marzo Mar 2015 1017 15 marzo 2015

Napoli, viaggio all'origine della Terra dei fuochi

Tra campi rom, prostitute e cadaveri, sulla Strada degli Americani la camorra pianificò l'interramento delle scorie tossiche. Era il 1989.

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Rifiuti abbandonati.

Gli automobilisti della zona stanno ben attenti a non accostarsi troppo ai Tir che li precedono: non si sa mai, quali veleni potrebbero colare dai rimorchi di quei mostri ambulanti sulla strada.
L’aria tutt’intorno è grigiastra, opaca, sa di sporco.
All’orizzonte, fumi lontani bruciano rame, animali, pneumatici al cianuro.
Tra i ristoranti più affollati lungo il percorso è famoso uno che si chiama “Salutame ‘a soreta” (Salutami tua sorella, ndr), insegna irriverente che diverte assai i clienti che qui, incuranti dei veleni, divorano mozzarella di bufala a quintali.
PUZZA DI LETAMAIO. Per il resto, lungo la Strada degli Americani è un trionfo di bugie multicolori, neon e insegne in un napoletano mezzo americanizzato, improbabile e fuori luogo.
C'è voglia di America. E di riecheggiare atmosfere da Las Vegas allo scopo disperato - forse - di addormentare la puzza da letamaio che qui regna sovrana.
Gli hotel da due soldi fioccano, come una volta gli alberi da pesche o da albicocche: a una, due, due stelle e mezzo.
Stamberghe che servono al riposo e agli incontri a ore dei camionisti che sfrecciano sui Tir stracarichi di chissà che cosa.
BOSS E PAPPARDELLE. Si dorme, si fa sesso, si mangia troppo e male. Negli anni d’oro degli affari sporchi (e anche dopo) era famoso per le micidiali pappardelle al sugo di lepre, prelibatezza un po’ indigesta dal sapore finto-contadino per la goduria dei boss della camorra e dei guaglioni che ai quei tavoli imbanditi brindavano per festeggiare il primo omicidio, le prime comunioni, gli sposalizi dei comparielli.
E poi, di sera, tutti a cena al “Lanternone”, rinomato ritrovo di Villaricca, a Nord di Napoli, lungo la Circumvallazione esterna detta anche «il doppio senso» e ancor di più la Strada degli Americani.

La cena del 1989 che 'battezzò' la Terra dei fuochi

Un rogo di rifiuti.

Raccontano che fu appunto una sera del 1989, a un tavolo riservato e lontano dalle finestre (onde evitare che eventuali cecchini potessero sparare ai commensali), che qui vennero a cenare i capi camorristi dell’area flegrea, tal Ferdinando Cannavale (massone amico di Licio Gelli e adepto della loggia Mozart di Genova nonché proprietario di discariche nel Napoletano), Luca Avolio (titolare della discarica Alma di Villaricca), Gaetano Cerci (titolare dell’azienda Ecologia 89 che si occupava di trasporto e smaltimento rifiuti, nonché nipote di Francesco Bidognetti, boss dei Casalesi e braccio destro di Francesco Schiavone detto Sandokan, il capo del potente clan casertano) e altri.
C'ERA PURE L'ASSESSORE. A gustare le pappardelle c’era anche Gaetano Vassallo, titolare della ditta Novambiente con i suoi fratelli, gestore di discariche e assessore all’ambiente al Comune di Cesa, paesone agricolo in provincia di Caserta.
Ma perché ricordare quella cena così lontana, consumata in un locale alla moda lungo la Strada degli Americani che attraversa l’immenso hinterland a Nord di Napoli, quello più devastato dai rifiuti tossici e dagli scarichi carogna targati malavita?
VIA LIBERA ALLE SCORIE. «Perché», fanno sapere gli inquirenti, «la cena costituì, senza che i commensali se ne rendessero conto, il “battesimo” per quella che sarebbe diventata col tempo la cosiddetta Terra dei fuochi, il territorio cioè più intossicato d’Europa per colpa delle tonnellate di sversamenti illegali di scorie tossiche consumati per decenni».
Rifiuti industriali, ospedalieri, cimiteriali, tossici, nocivi di ogni genere: fu quell’incontro culinario tra “operatori” di varie risme e pseudo-imprenditori collusi con la P2 di Licio Gelli a dare il via all’idea malsana di lucrare senza scrupoli sull’immondizia avvelenata e di fare del traffico dei rifiuti tossici dalle regioni del Nord d’Italia all’area tra Casoria e Lago Patria il business più spietato che mente umana potesse immaginare dopo quello della droga.
AFFARISTI AFFAMATI. Sullo sfondo dell’orrenda trama, un piatto di pappardelle. Al sugo di lepre.
Un grappolo di affaristi affamati. E lei, la Strada degli Americani: confidente, amante, testimone silenziosa e complice di mille segreti e nefandezze, di malefatte da brividi, di morti ammazzati che su quell’asfalto hanno chiuso i conti mescolati all’immondizia, a colpi di kalashnikov, omertà e mitragliette.

Grappoli di sporche prostitute lungo il guard rail

Un'immagine dalla Terra dei Fuochi, in Campania.

Questa strada è come un fendente di lama - racconta chi in quei luoghi sopravvive - conficcato con cattiveria nel fianco di Napoli: lo squarcia, lo devasta, lo corrompe. Lo riduce fino a far sì che appaia perfino peggiore di quel che già è. E non conosce misericordia».
Due corsie centrali, senza spartitraffico. Quasi ogni sera, carambole di auto che saltano per aria.
Ai due lati, una corsia più stretta che si dipana a tu per tu con la campagna ingrigita dal vento e dai veleni.
E i grappoli di prostitute, che campeggiano appollaiate sul guard rail: sporche, poco invitanti, patetiche. Bianche, nere, gialle.
TRATTI SOMATICI DELL'EST. Molte ostentano i tratti somatici di chi ha assaggiato l’Europa comunista. E sono le più smunte, rattrappite, sciupate.
Tutte assomigliano a bambine in castigo, la Marlboro stretta fra le labbra, i cenni del capo a far da acchiappa-clienti. Villaricca, Giugliano, Qualiano.
E Parete, Villa Literno, la costa domiziana, il grande lago rimpinzato di scorie: «Un viaggio lungo la Strada degli Americani», confessa un inquirente in modo assai crudo, «è come penetrare tra le gambe di Napoli: man mano, l’angoscia cresce. E poi esplode, come in un amplesso consumato senza amore».
INNOCENTI AVVELENATI. E ancora: «All’arrivo, da Casoria fino al lago Patria, si ha la sensazione di aver attraversato il cuore di una immensa discarica, una di quelle di cui tutti negano l’esistenza ma che invece esiste, sta lì ben visibile ed è in grado di avvelenare generazioni di innocenti».
C’è una sorta di leggenda metropolitana che nei bar della zona i più anziani si sussurrano ritrosi.
Racconta che qui sulla Strada degli Americani i napoletani - quelli per bene e quelli camorristi - hanno tacitamente concordato di sversare tutta l’immondizia e le vergogne della grande città.
DISCARICA DELL'ANIMA. Un atto liberatorio, di quasi purificazione, di cui tutti sanno ma nessuno parla. «Qui è come una discarica dell'anima», spiegano, «in cui ci si disfa di tutte le cose più sporche, quelle che non servono o di cui non si tollera più neanche la memoria».

Qui intorno anche campi rom e persone ammazzate

Rifiuti nella Terra dei fuochi.

Favola o mezza verità? Mezza verità, forse. Basta guardarsi intorno: qui pullula di campi rom.
Se ne contano a decine, di ogni ruberia, pietà e dimensione, ammassi di malattie e luride lamiere, topi e auto sfasciate, esistenze rifiutate, condizioni indicibili di vita mai vissuta.
Vero o falso? Vero, probabilmente: infatti, lungo la Strada degli Americani i napoletani depositano perfino le persone da ammazzare o già ammazzate.
CIMITERO INCUSTODITO. È una specie di cimitero senza custodi né recinto, abusivo come le discariche.
Spiega un autista: «Funziona che si sequestra la persona, lo si carica in auto, lo si trasporta in zona. Poi, mentre l’auto corre a forte velocità, gli si dà una spinta e lui precipita giù sull’asfalto. Qualche automobilista, prima o poi, si fermerà per prestare soccorso ma si ritroverà tra le mani solo un ammasso di stracci».
Omicidi di camorra, li etichettano sbrigativamente. «Ma in realtà è Napoli», osserva l’inquirente, «che con una spinta si libera così dei suoi rifiuti, sia quelli tossici che quelli umani».
DELUSIONI SEPPELLITE. La leggenda narra ancora che i napoletani vengono a seppellire qui, sulle piazzole d’emergenza, anche le delusioni. E le disillusioni. E le idee sbagliate, da azzerare perché portano guai. E le speranze, che non saranno mai realtà.
Conferma un residente: «Qui, tra un sovrappasso inondato di erbacce e i cartelloni scritti in mezzo ammericano, vengono depositati pure i nostri sogni, quelli ormai svaniti e fuori luogo».
Alessandro Iacuelli ha scritto un saggio sulla Strada degli Americani, con la prefazione di Ermete Realacci: Le vie infinite dei rifiuti, lo ha intitolato cogliendo l’atmosfera.
'A MUNNEZZA COME ORO. Nel 1992 Nunzio Perrella, camorrista pentito, rivelò per la prima volta ai magistrati: «Dotto’, non potete capire. Per noi ‘a munnezza è diventata oro».
Oggi che la legislazione sulla tutela dell’ambiente sta per essere resa - si spera - un po’ più moderna ed efficace in parlamento, c’è da ricordare le parole del primo camorrista che ha esplicitamente fatto riferimento al mega-business dei rifiuti.
E da riflettere su quanto lo Stato non abbia saputo fare per impedire che la strage nella Terra dei fuochi si consumasse perfida fino in fondo, tra le curve, i segreti e le insidie di una Strada Americana che conduce dritti all'inferno.

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