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TERRORISMO 15 Marzo Mar 2015 0857 15 marzo 2015

Pakistan, esplosioni in due chiese: morti e feriti

Attentati kamikaze di estremisti islamici nella città di Lahore. 15 morti e 78 feriti. La folla si vendica: linciati e bruciati in strada due sospetti complici.

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La protesta dei cristiani dopo l'attentato di Lahore.

Esplosioni, provocate da terroristi kamikaze, hanno colpito almeno due chiese cristiane, di cui una cattolica, nella città pachistana di Lahore, causando la morte di 15 persone e il ferimento di altre 78 di cui 30 gravi. È quanto ha scritto il sito della tivù pachistana Dawn tv.
I talebani pachistani del Tehrek-e-taliban Pakistan (TTP) Jamaat ul Ahrar (JuA) hanno rivendicato i due attentati durante la celebrazione della messa domenicale. Il portavoce di Jua, Ihsanullah Ihsan, via email ha detto che tali attacchi continueranno «fino a quando la sharia non sarà imposta nel Paese». Gli attentatori avrebbero utilizzato fra 15 e 20 chilogrammi di esplosivo.
TRA LE VITTIME DONNE E BAMBINI. Ci sono anche donne e bambini fra le vittime dei due attentati, dicono i soccorritori e, secondo fonti ospedaliere, fra i cadaveri giunti al General hospital di Lahore.
Uno dei due attentati certamente, dicono fonti a caldo, è stato causato da un kamikaze, introdottosi in chiesa durante l'affollata messa domenicale. Entrambe le chiese si trovano a Youhanabad, quartiere dove vive la più folta comunità cristiana del Pakistan, Paese a larghissima maggioranza musulmana. Entrambi gli attentati sono stati compiuti intorno alle 11.30 locali (le 8 in Italia) e hanno provocato il panico fra i fedeli, che si sono riversati urlando fuori dalle chiese.
LINCIATI DUE SOSPETTI. Poco dopo l'attentato, una folla inferocita ha picchiato a morte due persone sospettate di essere coinvolte nell'attacco e le ha poi bruciate. La folla ha anche sequestrato in un negozio per circa due ore quattro poliziotti feriti che secondo i dimostranti non avevano vigilato sulla chiesa. Due delle vittime dell'esplosione sono agenti.
Molte centinaia di dimostranti sono scesi in piazza per molte ore anche in varie altre città (Peshawar, Faridabad, Multan e Quetta) e a Karachi, nel Sud del Pakistan, dove sono stati incendiati pneumatici per bloccare una via di grande scorrimento.
IL PAPA: «LA PERSECUZIONE FINISCA». Anche il papa, durante l'Angelus domenicale, è intervenuto sulla strage di Lahore: «Con dolore, con molto dolore ho appreso degli attentati terroristici contro due chiese cristiane a Lahore che hanno provocato morti e feriti. I cristiani sono perseguitati e versano il sangue solo perché cristiani. Chiedo al Signore il dono della pace e la concordia per quel Paese e che questa persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca».
Le autorità cristiane pachistane hanno decretato tre giorni di lutto per le vittime provocate dai talebani, mentre per il 16 marzo è stata annunciata la chiusura delle scuole cristiane del Punjab.
SAHRIF: «UN ATTACCO AL PAKISTAN». Condannando gli attentati di Lahore, sua città natale, il premier pachistano Nawaz Sharif li ha definiti «non un attacco alla comunità cristiana ma allo stesso Stato pachistano». Da parte sua il ministro della Difesa, Khawaja Muhammad Asif, ha parlato di «un'aggressione contro l'umanità». Dura anche la condanna da parte di Nazir S. Bhatti, presidente del Congresso cristiano pachistano (Pcc) il quale ha sostenuto che il governo del Punjab «non ha adottato sufficienti misure di protezione per le chiese. La violenza contro i cristiani», ha assicurato, «sta aumentando in Punjab dove bambini, donne e uomini cristiani vengono bruciati vivi con il pretesto della legge sulla blasfemia e dove le case di molti cristiani vengono incendiate ogni settimana ed i responsabili restano in piena libertà».

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