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PROTESTA 16 Marzo Mar 2015 1315 16 marzo 2015

Brasile in rivolta contro Petrobras e Rousseff

In piazza 2 milioni di persone. Indignati per lo scandalo dell'azienda statale del petrolio. E la presidente finisce nel mirino.

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Un momento della manifestazione in Brasile.

«Fora Dilma», dopo neanche tre mesi di mandato. Domenica 15 marzo, al grido di «vattene Dilma», manifestazioni spontanee si sono svolte in tutto il Brasile per protestare contro il governo e chiedere l'impeachment della presidente Dilma Rousseff.
Secondo la polizia, 2 milioni di persone hanno sfilato in corteo a San Paulo, Brasilia, Rio de Janeiro, Curitiba, Fortaleza, Porto Alegre e in altre decine di città. Tutto è avvenuto in maniera pacifica.
FOLLA IN PIAZZA. Le manifestazioni sono state convocate sui social network e hanno radunato la popolazione, senza che ci fosse la guida di leader o di partiti politici.
Per le strade hanno trionfato i colori verdeoro della bandiera nazionale e non si sono viste né vessilli né simboli di partito. Tra cori, striscioni e cartelli che invitavano la presidente a togliere il disturbo, i dimostranti hanno accusato Rousseff di essere incapace di fronteggiare la crisi economica e di non fare abbastanza per combattere la corruzione dilagante nel Paese.
CONTRO L'AUSTERITY. Il malcontento popolare, che secondo il governo è ristretto agli elettori di opposizione e all'elite bianca del Brasile, è esploso in seguito alle misure di austerity prese nelle ultime settimane dall'esecutivo per far fronte al peggioramento dello scenario economico e all'allargarsi degli scandali di corruzione, ultimo in ordine di tempo quello scoppiato in seno alla Petrobras, la compagnia statale del petrolio.

A San Paolo 1 milione di persone nel centro della metropoli

La folla per le strade di Rio de Janeiro per la marcia contro la corruzione.

La manifestazione più imponente si è svolta a San Paolo dove, secondo la polizia militare, 1 milione di persone ha invaso l'Avenida Paulista, strada del centro finanziario della metropoli (stando ai dati dell'istituto di rilevazione Datafolha, però, i manifestanti erano «solo» 210 mila).
A Rio de Janeiro invece, 25 mila persone hanno occupato il lungomare di Copacabana per tutto il pomeriggio. Altre 50 mila si sono riunite a Brasilia di fronte al Congresso. A Curitiba erano 80 mila.
ROUSSEFF IN SILENZIO. Al di là della solita guerra dei numeri, la dimensione della protesta ha di certo colto di sorpresa il governo che ha immediatamente convocato una riunione ministeriale per fare il punto della situazione e dare una risposta al Paese.
Rousseff ha, però, evitato di esporsi in prima persona per il timore di infiammare ancora di più gli animi e ha mandato avanti i suoi uomini di fiducia.
RISPOSTE DEL GOVERNO. Già in serata, il ministro della Giustizia José Eduardo Cardozo ha annunciato un pacchetto di misure anticorruzione da inviare al parlamento nel giro di pochi giorni, mentre Miguel Rossetto, portavoce della presidenza della Repubblica, ha, invece, promesso in tempi rapidi riforme istituzionali: una nuova legge per il voto e la fine del finanziamento delle campagne elettorali da parte delle grandi imprese.
Ma la strada per approvare le annunciate riforme si preannuncia tutt'altro che in discesa visto che l'esecutivo si trova a fare i conti con un Congresso frammentato e non può contare su una maggioranza solida.

Neves, l'anti-Dilma, resta a casa: per strada c'è Ronaldo

Rousseff è finita nel mirino per lo scandalo Petrobras che ha coinvolto 36 parlamentari.

Sul fronte dell'opposizione, pur appoggiando il movimento di piazza, il candidato sconfitto da Rousseff alle recenti elezioni presidenziali, Aécio Neves, non ha preso parte alle proteste sostenendo che «il grande protagonista delle manifestazioni è il popolo brasiliano».
Ma se i politici sono rimasti a casa - in molti casi nel timore di essere contestati come rappresentanti della Casta - tra i dimostranti non sono mancati attori, cantanti e perfino calciatori. Come Ronaldo che è stato avvistato a San Paolo indossando una maglietta in sostegno proprio di Neves.
NOSTALGICI DELLA DITTATURA. Infiltrati nei cortei e nascosti dietro slogan e cori patriottici, però, c'erano anche i nostalgici della dittatura. Gruppi di simpatizzanti dell'esercito e nazionalisti che hanno percorso le strade esibendo striscioni e cartelli non solo a favore dell'impeachment, ma addirittura di un intervento militare per deporre Rousseff con la forza.
Il tutto proprio nell'anno in cui si celebrano i 30 anni della caduta del regime militare che comandò il Paese tra il 1964 e il 1985. Epoca le cui ferite sono ancora aperte.
PRIME PROTESTE NEL 2013. Non è la prima volta negli ultimi anni che il Brasile scende in piazza per protestare.
Già nel 2013, durante il primo mandato di Rousseff, manifestazioni si erano svolte in tantissime città. Tra giugno e luglio, milioni di persone avevano invaso le strade per rivendicare investimenti nella scuola e nella sanità, la riduzione delle tasse e una lotta senza quartiere alla corruzione. Quel movimento, però, era trasversale e non si era spinto a chiedere il passo indietro alla presidente.
Agli occhi di molti, davanti all'inerzia della politica, da allora poco o nulla sembra essere cambiato. Anzi gli scandali di corruzione e malgoverno in tutte le sfere dell'amministrazione pubblica sono continuati.
SCANDALO PETROBRAS. A far traboccare il vaso nelle ultime settimane è stato il giro di tangenti ai vertici più alti di Petrobras.
Nel cosiddetto scandalo del «Petrolão» sono finite indagate oltre 50 persone, tra cui 36 parlamentari della maggioranza, manager pubblici e imprenditori.
Le indagini dei pubblici ministeri federali si concentrano su un giro di mazzette da 600 milioni di euro che sarebbe avvenuto tra il 2004 e il 2012. Grandi aziende avrebbero foraggiato politici e partiti in cambio della spartizione di appalti da miliardi di euro.
Rousseff, pur non essendo indagata, è finita nell'occhio del ciclone dato che per lungo tempo - dal 2003 al 2010 - è stata presidente del Consiglio di amministrazione dell'azienda pubblica. Per coloro che sono scesi in piazza a protestare, non poteva non sapere.

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