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DELITTO 16 Marzo Mar 2015 1223 16 marzo 2015

Garlasco, i giudici: «Stasi uccise Chiara perché era una presenza scomoda»

Depositate le motivazioni della sentenza con cui l'ex studente è stato condannato a 16 anni di carcere per l'omicidio della fidanzata.

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Chiara Poggi, la studentessa uccisa il 13 agosto 2007 nella sua abitazione a Garlasco (Pavia).

I giudici della prima Corte d'assise d'appello di Milano hanno depositato le motivazioni della sentenza con cui a dicembre 2014 hanno condannato Alberto Stasi, nel nuovo processo di secondo grado, a 16 anni di carcere per l'omicidio dell'allora sua fidanzata Chiara Poggi. L'ex studente bocconiano è stato giudicato con rito abbreviato.
Da quanto si è saputo le motivazioni sono di 140 pagine.
«PRESENZA SCOMODA E PERICOLOSA». «Stasi ha brutalmente ucciso la fidanzata che evidentemente era diventata una presenza pericolosa e scomoda, come tale da eliminare per sempre dalla sua vita di ragazzo 'perbene'». È quanto si legge nelle motivazioni della Corte di assise d'appello di Milano.
«SI FIDAVA DI CHI L'HA UCCISA». Secondo i giudici Chiara Poggi «è rimasta del tutto inerme» di fronte al suo aggressore. «Era così tranquilla, aveva così fiducia nel visitatore da non fare assolutamente niente, tanto da venire massacrata senza alcuna fatica, oltre che senza alcuna pietà», si legge nelle motivazioni della Corte d'assise d'appello.
E questo, riportano i motivi della sentenza, «pesa come un macigno (...) sulla persona con cui era in maggior e quotidiana intimità», cioè Stasi

«L'UNICA VITTIMA È CHIARA». Alberto Stasi ha parlato di sè «come la vittima di un caso giudiziario che lo ha costretto per oltre sette anni a doversi difendere» ma «in realtà la sola vittima di questo processo è Chiara Poggi uccisa a 25 anni dall'uomo di cui si fidava e a cui voleva bene», scrivono ancora i giudici nelle motivazioni della sentenza.
DOPO IL DELITTO HA VISTO FILMATI PORNO». Nella ricostruzione della sentenza l'individuazione della «finestra temporale» dalle 9.12 alle 9.35, durante la quale l'ex studente bocconiano è potuto uscire di casa, raggiungere la villetta di via Pascoli, uccidere la fidanzata e rincasare per continuare a scrivere la tesi al computer, «può ora darsi per pacifica».
«Dopo aver commesso il delitto (...) è riuscito con abilità e freddezza a riprendere in mano la situazione, e a fronteggiarla abilmente, facendo le sole cose che potesse fare, quelle di tutti i giorni: ha acceso il computer, visionato immagini e filmati porno, ha scritto la tesi, come se nulla fosse accaduto».
«HA SVIATO LE INDAGINI E ALLONTANATO SOSPETTI». Inoltre, aggiungono i giudici, dopo «aver commesso il delitto» di Chiara Poggi «la condotta» tenuta da Alberto Stasi «è stata fuorviante e finalizzata ad allontanare i sospetti dalla sua persona: ha subito sviato le indagini senza mettere a disposizione degli inquirenti tutto quanto 'aveva via via interesse investigativo».
Nelle motivazioni della sentenza di condanna si sostiene che Stasi «è riuscito a rallentare gli accertamenti a proprio vantaggio, anche grazie agli utili errori commessi dagli stessi inquirenti».
BUGIE SU ORARI. giudici ritengono, tra l'altro, che l'ex studente bocconiano abbia «mentito quando ha sostenuto di essere entrato in casa Poggi soltanto alle 13.50, e che la sua descrizione del ritrovamento del corpo di Chiara e della scena del crimine sia quella che poteva fare invece Stasi-aggressore, che aveva ucciso la fidanzata ore prima, per poi simularne il successivo ritrovamento».
RICORSO IN CASSAZIONE. Contro la sentenza definita da Fabio Giarda, uno dei legali di Stasi, «una sconfitta per tutti» la difesa entro 45 giorni dal 16 marzo ricorrerà in Cassazione.
L'avvocato di parte civile, Gian Luigi Tizzoni ha espresso invece soddisfazione «per le motivazioni che ci ricompensano di tante cose spiacevoli».
Per la madre di Chiara, Rita Poggi, le motivazioni «sono un passo importante, perché sono sette anni e mezzo che combattiamo per la verità».

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