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CRONISTORIA 18 Marzo Mar 2015 1740 18 marzo 2015

Tunisia, dalla Rivoluzione dei gelsomini alla strage del museo

Dal 2011 quattro anni di eventi tumultuosi: dalla morte di Bouazizi al presidente Essebsi. Con l'illusione di essere un' 'oasi sicura'.

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Béji Caïd Essebsi.

Quattro anni dopo la Rivoluzione dei gelsomini, che si aprì con il gesto disperato di Mohamed Bouazizi che accese la miccia della Primavera araba, e dopo una lunga e travagliata stagione culminata pochi mesi fa con l'elezione del primo presidente del dopo dittatura, la Tunisia torna a rivivere l'incubo del terrorismo.
La strage del museo del Bardo ha sconvolto un Paese che si considerava ormai una delle poche 'oasi' di sicurezza dell'area.
NEL 2011 FUGA DI BEN ALI. La tragica morte di Bouazizi, il 4 gennaio del 2011, portò la popolazione in piazza e costrinse il presidente Ben Ali a fuggire.
La presidenza venne assunta dal presidente della Camera Fouad Mebazaa, dando il via a un'incerta fase transitoria con il timore di una deriva integralista.
CREPE A INIZIO 2012. A ottobre dello stesso anno si svolsero le elezioni per l'Assemblea costituente che diedero la maggioranza relativa al partito islamico moderato Ennahda, che grazie a questa affermazione venne chiamato a guidare l'avvio della transizione.
A dicembre dello stesso anno Moncef Marzouki fu eletto eletto presidente 'ad interim dall'Assemblea costituente.
Manifestazioni antigovernative investirono il Paese a inizio 2012: in molti contestarono la bozza della nuova Costituzione che non menzionava la parità tra i sessi e ci si infiammava sulla definizione da dare allo Stato, arabo o islamico.
INCERTEZZA NEL 2013. L'ondata imponente delle proteste popolari di fatto ha spaccato il governo a dicembre 2012 e a due anni dalla rivoluzione la delusione era il sentimento che prevaleva in larga parte della popolazione.
La Tunisia nel 2013 è un Paese che vive nell'incertezza.
Il 6 febbraio il tragico assassinio del segretario del Partito dei patrioti democratici Chokri Belaid da parte dei salafiti ha infiammato ancora una volta il Paese con cortei spontanei, assalti e incendi a sedi di Ennahda.
A LUGLIO 2013 FREDDATO BRAHMI. Il pugno duro del governo ha provocato nuove tensioni. Poi il 26 luglio venne freddato un secondo esponente dell'opposizione laica: Mohamed Brahmi. E fu ancora tensione.
Cortei pro e anti Ennahda investirono Tunisi e altre città. Il Paese era una polveriera con la crescita della criminalità politica e del salafismo jihadista.
A GENNAIO 2014 NUOVA COSTITUZIONE. Ma ad ottobre 2013 gli islamici dovettero cedere di fronte alle lacerazioni tra le forze politiche e decisero di andare verso un governo di tecnici.
Il 26 gennaio 2014 è entrata in vigore una nuova Costituzione che contiene garanzie di libertà ed uguaglianza, principi di tutela delle tradizioni e della persona.
Nelle elezioni ebbe le meglio il partito laico e gli islamisti ammisero la sconfitta.
I tunisini scelscero nuovo presidente Beji Caid Essebsi, con trascorsi con Habib Bourghiba. I gelsomini rifiorirono a Tunisi e con essi anche la speranza di una rinascita democratica.
TIMORI DA DELUSI RIVOLUZIONE. Ma hanno ricominciato a farsi sentire i contraccolpi della crisi economica, mentre gli squilibri sociali sembrano aggravarsi.
E allo stesso tempo si insinua il timore rappresentato dai delusi della rivoluzione, facili preda dell'estremismo religioso, che attende la sua vera rivincita. Fino alla strage del museo del 18 marzo, una data che potrebbe di nuovo cambiare le sorti di un Paese sempre spesso in bilico su equilibri molto incerti.

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