Gianni Alemanno Indagato 141202133937
INCHIESTA 20 Marzo Mar 2015 0015 20 marzo 2015

Appalti Enav, «seri indizi» su fondi ad Alemanno

Cassazione conferma: sequestro di documenti su presunta tangente da 200 mila euro all'ex sindaco di Roma.

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L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Supera il vaglio della Cassazione la solidità dell'inchiesta del pm romano Paolo Ielo sul sistema di fondi neri di Finmeccanica, quello generato tramite gli appalti dell'Enav, che sarebbero finiti nel 2011, almeno in parte, a finanziare l'azione e la visibilità politica dell'allora sindaco della capitale Gianni Alemanno.
La Suprema Corte ha, infatti, confermato il sequestro di documenti disposto dalla procura di Roma a riscontro delle accuse mosse dall'imprenditore Tommaso Di Lernia su un meccanismo di sovrafatturazioni negli appalti Finmeccanica-Enav che quattro anni fa avrebbe fruttato 200 mila euro di finanziamento illecito a Gianni Alemanno.
LA CORTE: «INDIZI SERI SU ALEMANNO». L'ex primo cittadino, tuttavia non risulta indagato per questo episodio. «Indizi seri», ha scritto tuttavia la Cassazione. Ad avviso dei supremi giudici, in maniera adeguata il tribunale del riesame di Roma, confermando il sequestro di documenti del progettista Michele Navach, ha «dato conto dell'esistenza di seri indizi» di come «nell'ambito dell'appalto per l'ammodernamento dello scalo di Palermo Punta Raisi, attraverso operazioni di sovrafatturazioni realizzate per l'affidamento di studi progettuali alla società riconducibile al coindagato Enrico Saltamartini, sarebbero state create provviste finanziere destinate all'allora sindaco Giovanni Alemanno».
«LAVORI A PUNTA RAISI SUBAPPALTATI A DI LERNIA». Secondo il pm Ielo, e in base a quanto ha ricostruito la Cassazione nella sentenza 11488 depositata il 19 marzo, l'appalto per i lavori a Punta Raisi «era stato affidato, senza procedura concorsuale, da Enav a Selex Sistemi integrati spa, che a sua volta aveva subappaltato parte dei lavori all'Ati, formata da Frint Sistem srl, riconducibile al Di Lernia stesso, e dalla Electron Italia; l'Ati aveva affidato, poi, lavori progettuali relativi al suddetto appalto alla Delta 9 Progetti srl, società riconducibile a Roberto Massimi, genero di Michele Navach, a sua volta direttore dei lavori dell'appalto per conto di Enav spa».
Nella sentenza depositata dalla Terza sezione penale della Suprema Corte, inoltre, gli 'ermellini' hanno sottolineato che, per quanto riguarda il sequestro della documentazione prelevata dallo studio di Navach, «le esigenze probatorie sono state congruamente e logicamente motivate sulla base della necessità di espletare accertamenti tecnici e contabili al fine dell'esatta ricostruzione dei rapporti commerciali, economici e finanziari intercorsi tra gli assetti societari ed i soggetti, tra cui il Navach, agli stessi riconducibili e, a vario titolo, implicati nell'ambito dei lavori per l'ammodernamento del sistema aeroportuale di Palermo - Punta Raisi».
«SEQUESTRO LEGITTIMO» DELLA DOCUMENTAZIOE DI NAVACH. Alla difesa di Navach, che chiedeva il dissequestro della documentazione, la Cassazione ha inoltre replicato che il decreto di sequestro è pienamente legittimo perchè non è stato utilizzato dagli inquirenti come «mezzo di acquisizione di una notizia criminis» - cosa non consentita - ma «come mezzo di ricerca della prova, in quanto, nella fattispecie in esame, la notizia di reato era stata ampiamente acquisita sulla base delle dichiarazioni del Di Lernia e degli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza».
Così è stata convalidata l'ordinanza emessa il 15 maggio del 2014 dal tribunale del riesame di Roma.
È la prima volta che questo filone d'inchiesta sugli appalti Finmeccanica, nel quale è coinvolto anche il padre della parlamentare Barbara Saltamartini (ex Ncd), viene esaminato dalla Cassazione.

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