BILANCIO 19 Marzo Mar 2015 0630 19 marzo 2015

Tunisi, il dramma degli italiani: morti e feriti

Attentato a Tunisi, 23 morti. Le vittime italiane sono quattro. I terroristi avevano cinture esplosive.  Navi da crociera ripartite senza 13 persone. Ft.

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Sono quattro le vittime dell'attentato di Tunisi di mercoledì 18 marzo. La Farnesina ha confermato che ha «effettuato un primo riconoscimento fotografico dei due connazionali che finora risultavano irreperibili».
Dopo che le autorità tunisine avevano comunicato che tra le vittime c'erano quattro nostri connazionali, giovedì 19 marzo il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, parlando ad Agorà, aveva precisato invece che «due dei quattro possibili morti italiani sono in realtà feriti». Il titolare della Farnesina aveva poi aggiunto che «ci sono due dispersi». Identificati soltanto qualche ora dopo

Il dramma del Piemonte, Torino proclama il lutto cittadino

A pagare il prezzo più alto dell'attacco al museo del Bardo rivendicato dall'Isis è stato il Piemonte, con tre morti.
Nessun italiano coinvolto, invece, tra i 12 morti della Msc Splendida che ha riferito pure di 13 feriti.
UNA FERITA IN OSPEDALE. Tra i feriti c'è Carolina Bottari, impiegata dell'ufficio Patrimonio del Comune di Torino e moglie di Orazio Conte: la donna è stata la prima a riuscire a mettersi in contatto con la sua città, via telefono, poi il silenzio. Fino a che il Comune di Torino ha reso noto che Bottari si trova in un ospedale della capitale tunisina e «non sarebbe in pericolo di vita», come detto Fassino.
ILLESI DUE COMASCHI. Nel museo del Bardo c'erano anche due coniugi comaschi: entrambi pensionati, i due 70enni sono riusciti a fuggire e sono illesi, come hanno comunicato loro stessi via telefono ai parenti in Italia.
Hanno trascorso la giornata in un posto di polizia, poi sono stati trasferiti in serata sulla nave della Costa Crociere con la quale erano arrivati nella capitale tunisina.
SALVA COPPIA DI OSIMO. Illesa pure una coppia di Osimo - Giancarlo Bartolini, di 50 anni,e la moglie Orietta Storani, di 46 - che si sono messi in salvo e poi hanno contattato i figli che dalla televisione avevano appreso come i genitori erano coinvolti nell'attentato.
GUARDIANO NEL SARCOFAGO. Ritrovato sano e salvo pure un guardiano del museo del Bardo che si era nascosto in un sarcofago durante l'assalto dei due terroristi. L'uomo è stato visto da due agenti che che stavano mettendo in sicurezza il perimetro della struttura, dopo che l'uomo era rimasto rinchiuso per quasi 24 ore.
Il museo del Bardo è destinato a riaprire entro martedì 24 marzo, come ha annunciato il ministero della Cultura tunisina.

TURISTI IN CROCIERA. Tutti i piemontesi si erano imbarcati domenica 15 marzo sulla Costa Fascinosa, a Savona, per una crociera nel Mediterraneo di una settimana: dopo l'attentato, la nave è poi ripartita senza 13 persone e la compagnia ha fatto sapere di aver deciso di cancellare tutti i prossimi scali in Tunisia con mete alternative.
Tra i passeggeri, 31 partecipavano a un viaggio organizzato dal circolo ricreativo del Comune di Torino: un viaggio low cost, una vacanza fuori stagione in compagnia di colleghi di lavoro, amici e parenti, che si è trasformata in un incubo.
MANIFESTAZIONE A TORINO. Per solidarietà nei confronti delle vittime dell'attentato in Africa, la città ha deciso di scendere in piazza giovedì 19 marzo.
Ad annunciare la manifestazione è stato lo stesso primo cittadino che ha voluto la mobilitazione «contro il terrorismo» e per stare vicino alle famiglie di chi è stato coinvolto nel dramma, ribadendo l'impegno «per fare argine e muro contro le violenze».
CORDOGLIO DELL'ONU. A Torino è anche presente il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon che presiede l'Annual Un Retreat 2015, il Seminario annuale riservato agli alti dirigenti delle Nazione unite e che ha inviato il suo cordoglio per quanto accaduto.
Solidali con le vittime anche i giocatori del Torino che dovrebbero giocare con il lutto al braccio la partita di Europa League contro lo Zenit San Pietroburgo: atteso anche l'ok dell'Uefa per il minuto di silenzio prima del match.

I terroristi avevano cinture esplosive

I due terroristi uccisi dalle forze di sicurezza tunisine.

Mentre l'Italia e il resto del mondo piangono le loro vittime, il sito Business News ha svelato che uno dei due terroristi rimasti uccisi alle forze di sicurezza tunisine nell'assalto al parlamento di Tunisi e, quindi, al museo del Bardo, era scomparso da tre mesi dalla sua città e s'era di recente messo in contatto con i suoi familiari utilizzando un cellulare con sim irachena. L'uomo, Hatem Khachnaoui, aveva 35 anni ed era originario di Kasserine. L'altro terrorista identificato si chiamava Yassine Laâbidi, aveva 21 anni e risiedeva a cité Ibn Khaldoun: il premier tunisino ha spiegato che quest'ultimo era già noto, segnalato e seguito e dai servizi dell'ordine.
FOTO DEI CADAVERI. Da quanto si è appreso, i due uomini armati protagonisti dell'assalto in Tunisia, indossavano abiti civili e sneakers di marca. Ma soprattutto erano «muniti di cinture esplosive» e di armi «molto avanzate», ha spiegato il ministero degli Interni tunisini Najem Gharsalli.
Le prime foto dei due terroristi sono state pubblicate online: si vedono gli uomini crivellati di colpi con ancora i fucili mitragliatori tipo Kalashnikov al loro fianco. I cadaveri si trovano vicino a pareti ad angolo che mostrano i segni di decine di proiettili che hanno scalfito i muri e che non hanno lasciato loro scampo.
ESPERIENZE DI GUERRA. Secondo quanto scritto da La Stampa, i due erano vicini alla Katiba Uqba ibn Nafi, un gruppo che da due anni è protagonista della sanguinosa guerriglia sul Passo di Kasserine, sulle montagne tunisine, e che dall'estate 2014 è l'espressione dell'Isis nel Paese, senza però aver fatto giuramento formale al Califfato di Abu Bakr al Baghdadi.
Da quanto hanno spiegato le autorità di Tunisi, i due terroristi fanno parte dei circa 4 mila foreign fighters che dalla Tunisia sono finiti in Medio Oriente a combattere al fianco degli jihadisti, anche se Essid ha precisato che non è stata identificata con precisione l'organizzazione terroristica cui apparteneva il commando.
IL PRESIDENTE: «SIAMO IN GUERRA». Il presidente tunisino Beji Caid Essebsi ha detto senza mezzi termini che «siamo in guerra». Per «sradicare il terrorismo» sono stati mobilitati l'esercito e la polizia, ha aggiunto il presidente.
NOVE ARRESTI. Dopo i primi fermi altri cinque sospetti sono stati arrestati in relazione all'attentato al museo. Lo ha annunciato la presidenza tunisina.
In totale sono nove le persone detenute dalla polizia, di cui quattro per «legami diretti con l'attacco».

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