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TERRORISMO 19 Marzo Mar 2015 1630 19 marzo 2015

Tunisi, l'Isis rivendica l'attentato

Lo Stato islamico minaccia: «Prima goccia di pioggia». Orrore su Twitter: «Il crociato italiano è stato schiacciato».

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Miliziani dell'Isis in azione.

A 24 ore di distanza i terroristi dell'Isis hanno rivendicato la responsabilità dell'attentato a Tunisi nel quale hanno perso la vita 23 persone tra le quali anche quattro italiani.
«Questa è solo la prima goccia di pioggia»: una dichiarazione in pieno stile jihadista che arriva proprio nel giorno in cui la Tunisia prova a rialzarsi con l'arresto di nove persone e il dispiegamento dell'esercito a difesa delle città più importanti del Paese.
Il messaggio di rivendicazione da parte dello Stato islamico è arrivato, come di consueto, su Twitter ed è stato rilanciato per prima da Rita Katz, direttrice del Site, il sito che monitora le attività dei terroristi sul web


AUDIO DI 3 MINUTI: L'OBIETTIVO ERA IL MUSEO E NON IL PARLAMENTO. Nell'audio di circa 3 minuti postato su account riconducibili ai jihadisti l'attacco viene definito «un'invasione benedetta di un covo di infedeli e di vizi nella Tunisia musulmana». Parole tipiche della retorica dell'Isis che suonano più che altro come l'espressione della volontà di mettere il 'marchio' su un attentato riuscito. Sospetto accresciuto dal fatto che nel messaggio gli uomini del Califfo al Baghdadi dichiarano esplicitamente che l'obiettivo era proprio il museo del Bardo e non il parlamento, come inizialmente dichiarato dalle autorità tunisine.
«SCHIACCIATO IL CROCIATO ITALIANO». E al macabro teatrino della propaganda jihadista s'è aggiunto anche un altro tassello sulla cui autenticità ci sono però forti dubbi. La foto di Francesco Caldara, una delle quattro vittime italiane, con una croce rossa sul petto è stata pubblicata su un profilo twitter che sembrerebbe riconducibile ai seguaci dell'Isis, accompagnata dalla frase choc «questo crociato è stato schiacciato dai leoni del monoteismo».
ELOGIO AI «TERRORISTI TUNISINI MARTIRI». Oltre alla rivendicazione, nel messaggio dell'Isis c'è anche la minaccia di nuovi attentati in Tunisia - «questa è solo la prima goccia di pioggia» - e poi il classico elogio dei 'terroristi-martiri' citati con il loro nomi di battaglia, Abu Zakarya al-Tunisi e Abu Anas al-Tunisi: sarebbero Jabeur Khachnaoui e Yassine Laabidi, citati il 18 marzo dalle autorità tunisine come i due terroristi uccisi nel blitz delle forze di sicurezza.

Dalle cinture esplosive ai componenti del commando: i dubbi aperti

Tunisi: un agente delle forze speciali vicino al museo del Bardo, teatro dell'attacco terroristico (18 marzo 2015).

Ci sono però una serie di incongruenze sulla dinamica dell'attentato emerse nelle ultime ore. Il 19 marzo infatti sono circolate foto che mostrano gli attentatori vestiti in jeans e scarpe da ginnastica e non, come inizialmente dichiarato dalla polizia, con le divise dell'esercito. Dubbi inoltre sulle armi con cui è stato sferrato l'attacco. Secondo il ministro degli Interni, i terroristi erano «muniti di cinture esplosive» e dotati di armi «molto avanzate». Ma nelle foto dei terroristi uccisi si scorgono solo due kalashnikov.
ARRESTATE NOVE PERSONE. E poi i componenti del commando. Il 18 marzo le autorità tunisine parlavano di tre uomini in fuga. Il 19 il presidente Beji Caid Essebsi ha annunciato l'arresto di nove persone, tra cui quattro «direttamente legati» alla cellula terroristica del Bardo e la sorella di Khachnaoui.
I raid della polizia si sono concentrati essenzialmente in due punti: la regione di Sbitla - dove si trova Kasserine la città d'origine di uno dei terroristi uccisi e roccaforte degli islamisti - e il sobborgo di Ibn Khaldoun, alla periferia di Tunisi.

La Tunisia prova a rialzarsi. Il presidente: «Paese in guerra»

Tunisi: un momento della manifestazione dopo l'attentato terroristico al museo del Bardo (18 marzo 2015).

Mentre da tutto il mondo è arrivata la condanna unanime di un «attacco alla democrazia e alla cultura» («L'Isis si presenta, così come tutto il terrorismo fondamentalista, come il nuovo vero nemico della civiltà, della democrazia, dei diritti umani», è stata la condanna del capo dello Stato Sergio Mattarella in un'intervista alla Cnn; «Ogni atto contro la pace e la sacralità della vita umana», è stata l'eco di papa Francesco), la Tunisia ha cercato di rialzarsi dal terribile attentato.
Il «Paese è in guerra» ha tuonato il presidente dopo una riunione con i vertici dell'esercito nella quale è stato deciso il dispiegamento di truppe a difesa delle grandi città.
Anche la gente di Tunisi ha voluto dare la sua prova di forza, con una manifestazione davanti al museo per gridare che «la Tunisia è contro il terrorismo». Il Bardo riaprirà martedì 24 marzo, a meno di una settimana dall'attentato, e anche questo è un segno che il paese non vuole cedere al terrore.
COSTA CROCIERE ANNULLA LO SCALO DI TUNISI. Ma intanto, come se la perdita di vite umane non fosse già un prezzo altissimo, l'attentato ha avuto già effetti negativi: Costa Crociere e Msc hanno deciso di annullare lo scalo a Tunisi delle loro navi da crociera. E secondo le prime stime, il settore del turismo, una delle principali fonti di reddito della Tunisia, registrerà per questa stagione perdite per almeno 700 milioni di dollari.

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