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DOPO L'ATTACCO 20 Marzo Mar 2015 1114 20 marzo 2015

Strage a Tunisi, due attentatori addestrati in Libia

Due membri del commando erano estremisti salafiti tornati dopo un training militare dell'Isis. Corteo in centro contro il terrorismo.

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Tunisi: un agente delle forze speciali vicino al museo del Bardo, teatro dell'attacco terroristico (18 marzo 2015).

Nuovi dettagli sull'attacco terroristico al museo del Bardo di Tunisi, dove hanno perso la vita 22 persone.
I due attentatori si erano addestrati in Libia.
PARTITI A DICEMBRE. Secondo quanto ha riportato il ministro tunisino della Sicurezza Rafik Chelly ad una tivù locale «si tratta di due elementi estremisti salafiti, che sono partiti per la Libia a dicembre dove si sono addestrati», prima di rientrare in Tunisia,
NATI A KASSERINE. Dopo un susseguirsi di varie voci i due avrebbero un nome.
Secondo La Stampa.it il personaggio chiave è Jaber, o Saber, Khachnaoui, che però il primo ministro tunisino Habid Essid ha identificato in un primo momento come Hatem Khachnaoui.
Trentacinque anni, era probabilmente il leader del commando.
L’altro, Yassine Laabidi, 21 anni, era residente in un sobborgo di Tunisi, Ibn Khaldoun.
Entrambi erano però nati a Sbetla, piccola città di montagna nella provincia di Kasserine.

GRAVITATO IN GRUPPI LEGATI AD AL QAEDA. La storia dei due tunisini sembra simile a quella dei fratello Kouachi, i killer di Charlie Hebdo. I due ragazzi, partiti dalla Tinisia, prima hanno gravitato in gruppi legati ad al Qaeda.
Poi si sono uniti in una branca tunisina dei Fratelli musulmani, il partito Ennahdha per poi unirsi all'Isis. L'addestramento li ha portati in Siria, Iraq e Libia, da dove sono ritornati nel loro Paese natio per realizzare la strage del Bardo.
Erano due persone segnalate alle forze di sicurezza, in particolare Laabidi e forse l'attentato poteva essere preventivamente bloccato.
In effetti, ha ammesso il primo ministro tunisino Habib Essid, Laabidi, «era conosciuto e seguito» dai servizi, ma non considerato pericoloso».
CORTEO IN CENTRO CITTÀ. Un centinaio di manifestanti intanto ha dato vita il 20 marzo a un corteo contro il terrorismo nella centrale centrale Avenue Bourghiba, nel cuore di Tunisi.
Sullo striscione che ha aperto la manifestazione si leggeva: «Il terrorismo non è musulmano né tunisino».
Il corteo si è svolto nel 59esimo anniversario dell'indipendenza del Paese.
TRA LE VITTIME UNA DONNA RUSSA CHE VIVEVA IN ITALIA. Intanto sono emersi nuovi particolari sull'identità delle vittime.
Ci sarebbe anche una donna russa che viveva in Italia tra le persone morte.
Secondo il ministero degli Esteri di Mosca si tratterebbe di Galina Potapenko, classe 1962.
Secondo l'addetto stampa dell'ambasciata russa in Tunisia, Serghiei Filippov, la donna risiedeva «in Italia su base permanente».

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