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TERRORISMO 20 Marzo Mar 2015 1931 20 marzo 2015

Tunisi, rischio di emulazione anche in Italia

Allarme del Viminale: «Aumentare le misure di sicurezza». Salme delle vittime attese il 21 marzo a Roma.

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Tunisi: militari vicino al museo del Bardo, teatro dell'attacco terroristico (18 marzo 2015).

Dopo l'attentato di Tunisi non è possibile escludere azioni emulative in Italia. L'allarme è stato lanciato dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza in una circolare che invita gli organismi di sicurezza a «sensibilizzare ulteriormente» le misure di vigilanza a sedi diplomatiche tunisine e ai siti sensibili. La circolare, si legge, fa riferimento «all'irruzione di persone con armi da fuoco nel museo del Bardo di Tunisi, con vittime e feriti».
OBIETTIVI DIPLOMATICI NEL MIRINO. Alla luce dell'attacco dunque, sottolinea il Dipartimento, «non potendosi escludere che la circostanza possa determinare azioni improntate all'illegalità anche a carattere emulativo, si prega di voler ulteriormente sensibilizzare le misure di vigilanza e sicurezza». Misure che riguardano «obiettivi diplomatico-consolari, con particolare riguardo a quelli tunisini» ma anche «sedi istituzionali e di ogni altro sito ritenuto esposto a rischio per la circostanza».
ALLERTA PER VATICANO, AEROPORTI E MONUMENTI. Significa innanzitutto il Vaticano e i siti ebraici, ma anche i porti, gli aeroporti e le stazioni, i terminal crocieristici, i luoghi di culto e di ritrovo, a partire dai grandi centri commerciali, i principali monumenti e musei delle città italiane. Decine e decine di luoghi dunque, frequentati da milioni di persone che non possono ovviamente essere militarizzati ma che devono necessariamente essere tenuti sotto controllo. Partendo dalla consapevolezza, diffusa tra tutti gli esperti, che il gesto isolato di un singolo è quasi impossibile da prevenire.
RISCHIO KAMIKAZE SUI BARCONI. Soggetti già presenti sul nostro territorio o provenienti dall'estero potrebbero dunque pianificare azioni sulla scia di quanto avvenuto al museo del Bardo. E il capo di Stato Maggiore della Marina, l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione: non bisogna escludere «che si organizzi un finto naufragio, o un naufragio vero, dove a bordo del barcone ci sono degli esaltati con cinture esplosive».

Salme delle vittime attese in Italia il 21 marzo

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Intanto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha fatto sapere che le salme delle quattro vittime italiane dell'attacco terroristico di Tunisi sono attese in Italia la mattina del 21 marzo.
Lo stesso aereo porterà in serata le salme a Torino.
Gli italiani feriti che possono essere trasportati, invece, sono attesi in Italia «probabilmente il 21 marzo in collaborazione con la Costa», ha spiegato Gentiloni.
PREVENZIONE E SICUREZZA. L'altro fronte su cui si lavora al Viminale è quello dell'intelligence e della prevenzione. Antiterrorismo e 007 sono in costante contatto con i colleghi tunisini per ricostruire la dinamica (ancora poco chiara) dell'attentato al Bardo e, soprattutto, per verificare se qualcuno degli attentatori è passato dall'Italia: sono infatti diversi i tunisini espulsi dal Paese per ragioni di sicurezza nazionale. In particolare è stata monitorata la posizione di un tunisino che, pur non avendo fatto parte del commando, potrebbe aver avuto comunque un ruolo nell'attacco. È considerato un elemento di rilievo ed è stato detenuto in Italia per terrorismo internazionale.
GRUPPO DI CONTRASTO AL FINANZIAMENTO DELL'ISIS. Nel frattempo, alla Farnesina, i rappresentati di 26 Paesi e organizzazioni internazionali si sono riuniti per analizzare i flussi di finanziamento dello Stato islamico, condividere le fonti di intelligence e coordinare i loro sforzi per contrastare le attività finanziarie ed economiche dell'organizzazione terroristica. È stato quindi adottato un Piano d'azione con l'obiettivo di drenare le fonti di reddito, la capacità di trasferire fondi e, più in generale, la sostenibilità economica del gruppo terroristico.

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