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GUERRA 21 Marzo Mar 2015 0800 21 marzo 2015

Libia, battaglia per Tripoli: bombe sull'aeroporto

S'intensifica l'offensiva contro gli islamisti. Al Jazeera: «Colpito lo scalo Mitiga». L'Onu però avverte: «Negoziati a rischio, Haftar si fermi». L'Isis: «Trasformeremo Sirte in un inferno».

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Sale di colpi l'offensiva del generale Khalifa Haftar, capo dell'esercito di Tobruk, per liberare Tripoli da Fajr Libya, la coalizione di milizie filo-islamiche al potere nella capitale.
Il 21 marzo mattina al Jazeera ha riferito che un aereo dell'aviazione ha bombardato una postazione «nel perimetro dell'aeroporto Mitiga».
L'ISIS CONTRO FAJR LIBYA. Per Abdel Razek al Nazouri, capo di Stato maggiore dell'Esercito nazionale libico, «la liberazione della capitale avrà luogo nelle prossime ore».
Ma un portavoce di Fajr Libya ha smentito: «Le informazioni sono destituite di ogni fondamento, la situazione nel perimetro della città è calma».
Contro Fajr Libya si è schierato anche l'Isis, che in un video pubblicato sui social media libici ha minacciato le milizie filo-islamiche, che «stringono le mani ai crociati», affermando: «Trasformeremo Sirte in un inferno come Falluja e Misurata sarà la nostra Mosul».
A RISCHIO I NEGOZIATI. L'offensiva ufficializzata il 20 marzo dal governo di Tobruk potrebbe minare alle basi le possibilità di successo della trattativa condotta dal mediatore Onu, Bernardino Leon. Che per questo ha avvertito: «Le operazioni militari sul terreno sono inaccettabili» e «costituiscono una seria minaccia per i negoziati di riconciliazione».
Gli ha fatto eco Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri italiano: «Dalla Libia arrivano notizie di guerra sul terreno. Questo non rende meno urgente ma più urgente un buon risultato del negoziato».

Sicurezza energetica e flussi migratori: i problemi del Nordafrica

Libia. Milizie armate a Tripoli.

Mentre il vertice europeo di Bruxelles si è chiuso interrogandosi sulle azioni da compiere in Libia, con la formale condanna dell'attacco di Tunisi, nei piani delle istituzioni europee si teme che non ci sia speranza per il Nordafrica dove si sta spostando il caos del Medio Oriente e dove s'intrecciano i nodi della sicurezza energetica, dei flussi migratori e delle tensioni geopolitiche del mondo arabo.
Lunedì 23 marzo Bernardino Leon è a Bruxelles per riferire sull'andamento del negoziato, di cui l'Unione europea sta sostenendo tutte le spese. Nelle conclusioni del vertice è scritto che i 28 Paesi si dicono pronti a sostenere il governo di unità nazionale libico anche con quelle «opzioni di politica di sicurezza e difesa».
HOLLANDE: «NESSUNA INVASIONE». Il presidente francese, François Hollande ha però escluso qualsiasi opzione militare in Libia. Fonti diplomatiche hanno spiegato che mandare soldati in Libia verrebbe interpretato come «un'invasione». Al massimo si può pensare, se in Libia si troverà un interlocutore, a missioni di polizia per la messa in sicurezza degli edifici governative, delle infrastrutture energetiche o per il controllo dei confini.
IL MONITORAGGIO DELL'ITALIA. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha giudicato «buona» la discussione che ha concluso i due giorni del vertice, ma ha aggiunto che «certamente una discussione non basta», che «molto dipenderà da ciò che accadrà nelle prossime settimane» e che l'Italia «monitorerà la situazione».

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