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TERRORE 21 Marzo Mar 2015 0800 21 marzo 2015

Mare sicuro, lo scudo italiano contro la jihad

Aerei, navi, quasi 2 mila soldati, caccia e Predator: le forze per arginare il terrorismo. 

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La nave della Marina militare San Giorgio.

Monitorare il Mediterraneo, prevenire attentati e intervenire in situazioni d'emergenza.
L'Italia è in prima linea nella lotta al terrorismo islamista.
Incursori della Marina militare, compagnie di fucilieri del San Marco, navi (alcune delle quali dotate di attrezzature sanitarie ed elicotteri), aerei senza pilota Predator dell'Aeronautica per la sorveglianza dal cielo.
Come spiegato il 21 marzo da La Stampa, sono queste le risorse che il nostro Paese intende mettere in campo, con l'operazione 'Mare sicuro', trasformazione di 'Mare Aperto 2015'.
RAFFORZAMENTO NAVALE. I numeri sono in via di definizione. Esistono comunque già dei punti certi: ai 700 uomini già impegnati nel Mediterraneo se ne aggiungeranno altri mille, altre quattro navi affiancheranno l'attività delle quattro attualmente utilizzate.
Sul territorio nazionale sono pronti tra i cinque e i sette dispositivi aerei in grado d'intercettare velivoli nemici. Con molta probabilità il rafforzamento navale comprenderà una nave da sbarco della classe San Marco o San Giusto, una o più fregate e cacciatorpedinieri.

Pinotti (Difesa): «Maggiore protezione delle linee di comunicazione»

Proprio il 19 marzo in parlamento il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, aveva sottolineato l'esigenza di «ulteriori unità navali, team di protezione marittima, aeromobili ad ala fissa e rotante, velivoli a pilotaggio remoto e da ricognizione elettronica» in aggiunta a quanto ordinariamente fatto, «tanto per la protezione delle linee di comunicazione, dei natanti commerciali e delle piattaforme off-shore nazionali, quanto per la sorveglianza delle formazioni jihadiste».
IN PARLAMENTO AD APRILE. Il piano strategico di 'Mare sicuro' sarà delineato nel 'Libro bianco' che verrà sottoposto ai primi di aprile al Consiglio superiore della Difesa (presieduto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella) per poi essere presentato in parlamento.
Prosegue intanto l'azione della diplomazia e della politica italiana, in collaborazione con gli altri Paesi europei e l'Onu, per monitorare quello che succede in Libia. Prezioso è, infatti, l'accordo tra le opposte fazioni di Tripoli e Tobruk.
L'attentato al museo Bardo di Tunisi ha complicato però la situazione, di qui la necessità di organizzarsi al più presto da un punto di vista militare.

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