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INTERVISTA 23 Marzo Mar 2015 0845 23 marzo 2015

Vanessa Marzullo: «Tornerò in Siria con Greta»

Il fratello smentisce il colloquio col giornale. Ma la giovane avrebbe solo chiesto di non pubblicarlo.

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Vanessa Marzullo nella sua casa di Verdello.

Vanessa Marzullo, una delle due volontarie italiane rapite e liberate in Siria, è tornata a parlare: «Non ho nessun altro senso di colpa se non quello di avere fatto preoccupare le persone che mi vogliono bene e, ovviamente, anche l'Italia. Abbiamo ringraziato lo Stato, senza il cui intervento non sarei qui in questo momento», ha detto in un'intervista a La Reppubblica.
GIALLO SULL'INTERVISTA. È la prima volta che la giovane ha rilasciato una dichiarazione dalla liberazione, anche se il fratello, Mario Marzullo, ha smentito che la sorella abbia mai parlato con il quotidiano diretto da Ezio Mauro.
Sul caso è poi intervenuto anche il giornalista della Rai Amedeo Ricucci, il quale ha spiegato che in realtà Vanessa avrebbe parlato con La Repubblica, chiedendo poi di non pubblicare l'intervista.

VITA DENTRO UN GUSCIO. Polemiche sulla veridicità dell'intervista a parte, nel colloquio con il quotidiano, Vanessa ha spiegato che «in questi due mesi è come se mi fossi riparata dentro un guscio, da una parte è stato istinto di autoprotezione dall'altra anche un po' di vergogna». Ma non si tratta di quella che «intendono tutti quelli che ci hanno buttato addosso palate di fango»: «La vergogna che intendo è un'altra. È andare in giro e vedere che uno ti guarda in faccia con l'aria di chi pensa: 'Eccola, adesso è qua. Beata e tranquilla. Ma se non c'era lo Stato che pagava... Se non c'eravamo noi cittadini che pagavamo...».
Nell'intervista, la giovane ha chiarito che si tratta di una «sensazione difficile da spiegare». «Se per vergogna si intende imbarazzo per quello che abbiamo fatto, io non mi vergogno di niente. Anzi, ne vado fiera».
PRESTO IL RITORNO IN SIRIA. Vanessa ha anche parlato della sua esperienza con l'altra cooperante, Greta Ramelli. «Siamo andate in Siria da volontarie con il progetto per il quale abbiamo lavorato per quasi tre anni: 'Assistenza sanitaria in Siria'». Non vai «con l'Onu a portare aiuti. Non funziona così». «Non era il primo viaggio in Siria e non sarà l'ultimo», ha promesso.
I cinque mesi nelle mani dei rapitori sono stati difficili ma «siamo state trattate bene», ha sottolineato, «mai subito abusi né violenze»: «Né ricevuto direttamente minacce di morte. Siamo state fortunate. Credo ci sia molta differenza tra come vengono trattati gli uomini e le donne».

ATTACCO DI MELONI. L'intervista di Vanessa ha subito scatenato reazioni.
Per esempio, il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni ha scritto su Facebook: «Vanessa e Greta vogliono tornare in Siria? Prima restituiscano agli italiani tutti i soldi che lo Stato ha speso per loro».
Poi l'ex ministro ha aggiunto: «Vista la scelta consapevole delle due, mi auguro che questa volta, in caso di nuovo rapimento, il Governo non voglia pagare un nuovo riscatto».

IRONIA DI SALVINI. Anche il leader della Lega Nord Matteo Salvini è rimasto colpito dall'intervista a Vanessa, rapita con Greta in Siria, definendo l'intervento «incredibile»: «Ragazze se volete far volontariato fate volontariato vicino a casa vostra perché in Siria c'è la guerra», è stato iol messaggio del segretario del Carroccio da Radio Padania.
«Altrimenti», ha aggiunto Salvini, «facciamo una bella colletta e paghiamo loro un biglietto di solo andata, e i loro genitori firmano un documento che in caso di guai poi pagano loro le spese non il popolo italiano».

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