TRAGEDIA 26 Marzo Mar 2015 1325 26 marzo 2015

Airbus, «il copilota voleva distruggere l'aereo»

La procura: «Si è schiantato di proposito». Comandante chiuso fuori dalla cabina. Chi è Andreas Lubitz. Una conoscente: «Era molto stressato». Foto.

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Ha provocato apposta lo schianto il copilota dell'Airbus 320 precipitato in Francia causando la morte di 150 persone.
La tragica ipotesi è stata confermata dalla procura di Marsiglia il 26 marzo.
«Per noi inquirenti, l'interpretazione più plausibile è che il copilota si sia rifiutato di aprire la porta della cabina al comandante e abbia azionato il bottone per comandare la perdita di altitudine», ha detto il procuratore. «C'era la volontà di distruggere l'aereo».

TEDESCO DI 28 ANNI. Il copilota, Andreas Lubitz di 28 anni (guarda le foto), era di nazionalità tedesca e non è segnalato come possibile terrorista. Originario di Montabur, nella Renania-Palatinato, aveva 630 ore di volo alle spalle.
«Secondo tutte le informazioni fin qui raccolte sulla persona del copilota, non ci sono indicazioni che lascino pensare a un scenario terroristico», ha detto il ministro tedesco degli Interni, Thomas de Maiziere.
UNA CONOSCENTE: «ERA MOLTO STRESSATO». Il sito del quotidiano tedesco Faz, citando la madre di un'amica d'infanzia di Lubitz con cui cui il 28enne si sarebbe confidato in passato, ha rivelato che l'uomo aveva sospeso il suo addestramento come pilota per «una sindrome da burnout» causata dal forte stress.
LA PROCURA FRENA SULLA PAROLA «SUICIDIO». Il procuratore non ha voluto sbilanciarsi sull'uso della parola suicidio: «Ci si suicida da soli, non quando si ha la responsabilità della vita di 150 persone. Per questo non ho usato il termine di suicidio».
LUFTHANSA: «AVEVA SUPERATO TUTTI I TEST PSICOLOGICI». Carsten Spohr, l'amministratore delegato di Lufthansa, in conferenza stampa ha poi aggiunto che il copilota aveva superato brillantemente tutti i test medici e psicologici.
«Non è possibile escludere che casi come questo possano accadere, anche con tutte le misure di sicurezza del mondo», ha poi aggiunto Spohr.
PERQUISITE LE ABITAZIONI. La procura tedesca, intanto, ha disposto la perquisizione delle due case di Lubitz, che viveva con i genitori a Montabaur, ma aveva anche una casa a Dusseldorf, nella periferia della città. E - secondo indiscrezioni - durante queste ricerche sarebbero stati trovati elementi significativi. «Qualcosa più di un indizio», ha detto un funzionario della polizia.

IL COMANDANTE CHIUSO FUORI DALLA CABINA. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, ai comandi dell'aereo c'era dunque il copilota e non il comandante. L'aereo sarebbe stato stato azionato con il comando automatico. «Il comandante ha detto al pilota: 'Ti lascio il comando' ed è andato in bagno». Poi è tornato e ha cercato invano di aprire la porta della cabina bloccata dall'interno.
URLA DEI PASSEGGERI. Stando ai dati recuperati dalla scatola nera, il copilota è rimasto solo in cabina e ha «attivato i bottoni per azionare la discesa dell'aeroplano». Lubitz era vivo fino al momento dell'impatto.
I passeggeri si sono accorti solo all'ultimo di quello che stava succedendo e si sono messi a urlare.

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