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BATTAGLIA LEGALE 28 Marzo Mar 2015 2158 28 marzo 2015

L'Aquila, Protezione civile alle famiglie: «Restituite i soldi»

Grandi rischi, dopo l'appello chiesti indietro 2,5 milioni di provvisionali.

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La sede della prefettura dell'Aquila, diroccata dopo il terremoto.

A poco più di una settimana dal sesto anniversario del tragico terremoto del 6 aprile 2009, la Protezione civile nazionale ha chiesto ai familiari di alcune vittime del sisma, che si erano costituiti parte civile, la restituzione delle somme risarcitorie «provvisionali» decise dal giudice dopo la condanna in primo grado dei sette componenti della commissione Grandi rischi.
PENE RIDOTTE O CANCELLATE. È la conseguenza del verdetto di secondo grado che ha riformato quella del tribunale, cancellando i sei anni di reclusione per sei esperti e riducendo la pena a due anni all'allora vicecapo dipartimento della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, con l'accusa di omicidio colposo e lesioni colpose per aver falsamente rassicurato gli aquilani e aver sottovalutato il rischio sismico al termine della riunione della Grandi rischi svoltasi all'Aquila il 31 marzo 2009, cinque giorni prima della scossa delle 3.32.
In quella sentenza venne stabilito che la condotta di De Bernardinis ha causato la morte di 13 persone e non di 29, come stabilito in primo grado, quando il giudice Marco Billi ha fissato 7,8 milioni di euro di risarcimento. Complessivamente sono invece circa 2,5 i milioni richiesti alle famiglie che avevano incassato la provvisionale.
REAZIONI POLEMICHE. L'iniziativa della Protezione civile ha provocato, dopo quelle seguite al verdetto di Appello, reazioni polemiche per le modalità, visto l'imminente anniversario, e per i toni: è stato il capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, prefetto dell'Aquila durante l'emergenza sisma, a inviare la lettera, una vera e propria messa in mora con toni perentori, indicando persino l'Iban sul quale pagare. Un atto dovuto, per il dipartimento, soprattutto per bloccare i termini della prescrizione. Viceversa, per l'avvocato di parte civile, Antonio Valentini, colui che con un esposto innescò il processo alla Grandi rischi, è una forzatura, perché ci sono ricorsi in Cassazione di Pg e parti civili.
Amareggiato Aldo Scimia, uno dei familiari che ha ricevuto la lettera, ha commentato: «Alla Protezione civile dico: i soldi vi servono? Va bene, riprendeteveli. Ma visto che siete così potenti, ridateci i nostri cari. Leggendo la lettera della Protezione civile ho provato un grosso stupore, un grosso sgomento e molta amarezza, ma nulla più, perché non mi aspetto molto: dal 7 aprile 2009 gli eventi si sono susseguiti sempre nella stessa direzione, non è mai cambiato nulla».
TRENTA GIORNI DI TEMPO. Nell'atto si legge: «Si invita e si diffida alla restituzione delle somme percepite e a corrispondere senza indugio, e comunque entro 30 giorni dal ricevimento della presente». Gabrielli ha poi chiarito: «Dovremmo essere tutti più onesti nel prendere visione delle cose: mettendo in disparte ogni considerazione sul dolore e le sofferenze delle famiglie delle vittime, che attiene all'uomo Franco Gabrielli, come funzionario ho dalla mia una tempestività mai vista nell'applicazione della sentenza di primo grado senza aspettare la Cassazione: mi sembra ingiusto, perciò, che oggi si dica che dopo la sentenza di secondo grado avremmo dovuto attendere la Cassazione».
Nel pomeriggio, la Protezione civile in una nota ha spiegato che «lo Stato non sta battendo cassa, ma semplicemente applicando la sentenza rispettando i tempi indicati». Valentini ha sottolineato che «vige ancora la sentenza di primo grado, tutto il resto è sub iudice avendo il procuratore generale e le parti civili appellato la sentenza di secondo grado in Cassazione». Gabrielli ha replicato: «Ogni azione è stata intrapresa sulla base del conforme parere dell'Avvocatura generale dello Stato, alla quale dubito si possano insegnare le argomentazioni giuridiche».

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