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LA MODA CHE CAMBIA 29 Marzo Mar 2015 1659 29 marzo 2015

Quant'é insopportabile l'uomo che parla di Fassona e retrogusto

Negli Anni 80 parlava di moto e whisky. Oggi di cucina e chilometro zero. Con una competenza che è solo di facciata.

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Josef (Joe) e Lidia Bastianich.

Gli Ottanta furono gli anni di Michele l'intenditore di whisky. Non so quanti se lo ricordino, ma è un stato un paradigma e il simbolo di un'epoca, come la Milano da bere.
Nello spot, che inquadrava un salotto elegante (elegante davvero, Arcore non era ancora all'orizzonte e Silvio Berlusconi aveva appena iniziato la carriera di tycoon televisivo) amici e amiche bendavano un tipino niente male, tale Michele, che tracannava un tumbler dietro l'altro (si era in tempi meno politicamente e salutisticamente corretti), fino a riconoscere il 'gusto morbido e deciso' del Johnny Walker.
GLI ANNI 80 SONO LONTANI. Nel giro di poche settimane, il fittizio Michele era assurto a simbolo del maschio doc, perché quello morbido e deciso era lui, ovviamente, in un traslato di immagine che abbracciava la nozione stessa di mascolinità (l'assunto era semplice: se sei figo e hai gusto bevi questo whisky, altrimenti sei un povero sfigato), mentre il claim venne applicato a migliaia di situazioni, soprattutto goliardiche.
Gli italiani erano tutti o quasi Michele, e si intendevano molto di whisky, ovvero di femmine. Tempi davvero lontani. Adesso basta entrare in un ristorante appena pretenzioso per vedere i figli di Michele che parlano di tagli di carne e di farine 'chilometro zero' come massaie diligenti.
GLI ARGOMENTI MASCHILI SONO ALTRI. «È arrivato l'Anticristo», ha esclamato, neanche troppo faceto, un collega che ha molto scritto di femmine e di società, in questi anni, al ciacolare di due raffinatissimi 30tenni seduti al tavolo vicino sul miglior taglio di Fassona reperibile in non so quale mercato di Roma.
«Un tempo avrebbero parlato solo di donne, naturalmente esagerando e sarebbe andato bene così. Magari anche di problemi di lavoro, chessò, o di quanto fosse stronzo il capo. Ma ti pare che debbano dibattere di fettine?».
BRUTTE COPIE DI JOE BASTIANICH. Impossibile dargli torto: il fatto è che l'estetica della fettina e del maschio esperto di cucina e di vini si è diffusa al punto di trasformare mediocri travet e anonimi quadri dirigenti in tanti ridicoli cloni di Joe Bastianich, che non ributtano il piatto in faccia alla moglie urlando «questo è sapone, fa schifo, ti faccio vedere io come si fa» giusto perché la moglie correrebbe dall'avvocato divorzista dopo averlo schivato. Ma che provano la tentazione fortissima di farlo.

La figura di riferimento è diventato uno come Cracco

Lo chef Carlo Cracco.

Il maschio di un tempo andava in moto, beveva appunto whisky, non si sa con quanto gusto e destrezza, e si poteva scherzare sulla sua mania di comprarsi l'auto imponente, che era l'ovvio simbolo di altre potenze come ci dicevano gli psichiatri.
Su quello di oggi c'è nulla da dire, perché vorrai mica prendertela con uno che parla di guanciale e pancetta. La figura di riferimento di oggi è lo chef: magari sexy come Carlo Cracco, che promuove qualunque cosa, dalle patatine alle auto e che ormai sembra già al punto della totale maturazione mediatica, ovvero della stra-cottura, ma va bene anche il perfetto dilettante che va a farsi insultare nei talent culinari, purché sappia stare in cucina.
CHI NON SA CUCINARE NON HA PIÙ DIGNITÀ. L'uomo che non sa friggere neanche un uovo sembra non avere più alcuna dignità. Che va anche benissimo, figurarsi, dopo secoli di fidanzati, coniugi e amici che ostentavano ignoranza su come si accendesse un forno. Però quando, qualche settimana fa, mi sono trovata seduta di fronte a un uomo potente, bello, ricco e simpatico che ha chiesto al cameriere quale marca di pasta usassero per il piatto che aveva ordinato mi sono sentita leggermente a disagio.
Quando è arrivato il vino e ha iniziato a roteare il bicchiere per «sprigionarne il bouquet», disquisendo di «retrogusto» e infilando nella coppa il pur delicatissimo naso, ho resistito a stento alla voglia di alzarmi e andarmene.
UNA COMPETENZA DI FACCIATA. Era semplicemente ridicolo. Insopportabile come tutti i dilettanti quando tentano di indottrinarti in merito a teorie che conoscono solo per sentito dire. E insopportabile come tutti gli uomini che parlano di spesa e di cime di rapa non essendo cuochi professionisti.
Anche perché tutta questa pretesa competenza è quasi sempre di pura facciata. Li apprezzeremmo di più se cucinassero davvero, tutti i giorni e con maggiore modestia. E se evitassero la ritualità ritrita dei grandi intenditori che non sono quasi mai. Giusto per evitare altri traslati con le cime di rapa, ecco.

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