INDAGINI 30 Marzo Mar 2015 0800 30 marzo 2015

Airbus A320, l'infanzia felice di Andreas Lubitz

La passione per la musica. L'amore per il volo e la corsa. Ma anche geloso e con la mania di controllare le persone. Parla la fidanzata Kathrin Goldbach. Foto.

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Andreas Lubitz, il copilota della Germanwings che ha provocato il 24 marzo la strage in Provenza, era un ragazzo come mille altri.
Ascoltava soprattutto la musica elettronica e da quando aveva 14 anni prendeva lezioni di volo e coltivava il sogno di diventare pilota. Le sue stanze erano, infatti, tappezzate di fotografie di aerei (leggi il suo profilo).
TRA VOLO E CORSA. L'altro grande amore era la corsa, passione che condivideva col padre.
Alcune immagini pubblicate il 29 marzo dal tabloid britannico Daily mail, mostrano il volto sorridente e rilassato di un giovane Andreas e quello 'pacioccone' di lui da piccolo.

Un ragazzo apparentemente sereno e tranquillo ma con gravi problemi di salute mentale e fisica.
E a rivelarli è stata Kathrin Goldbach, la fidanzata storica di Andreas Lubitz.
«Era arrivato al punto di pretendere con che vestiti dovessi uscire di casa al mattino per andare a lavorare», si legge il 30 novembre su ilgiornale.it. «C'era un misto di ossessione e gelosia nel suo atteggiamento. È stato quello il vero momento di rottura tra noi».
Andreas e Kathrin (26 anni) vivevano assieme nella palazzina del quartiere residenziale di Zum Hexenkotten, a Düsseldorf.
INCINTA DI LUBITZ. Sul citofono ci sono ancora i due nomi «Lubitz-Goldbach», ma da qualche settimana Kathrin aveva fatto le valigie, salvo un ripensamento dettato da una notizia più grande di lei. «Aspetto un figlio da Andreas. Glielo avrei comunicato, con calma e dopo esserci ritrovati. Purtroppo è accaduto l'imponderabile».

  • Andreas Lubitz durante un'esercitazione di volo.

Geloso e ossessionato fino a controllare le persone

Una volante della polizia in una strada di Montabaur, città della Renania dove nacque Andreas Lubitz, copilota dell'airbus A320 precipitato in Provenza (26 marzo 2015).

Dalle parole di Kathrin emerge il profilo di un uomo la cui esistenza era sequestrata da mille ossessioni, compresa quella di voler controllare le persone, fino al punto di cronometrare il tempo che la ragazza impiegava nel percorrere la strada tra lavoro e casa.
Un quotidiano rituale di sorveglianza esercitato sulla ragazza Kathrin, insegnante di lettere alla Gesamtschule di Krefeld (18 chilometri da Düsseldorf), ma non su se stesso, che per cinque mesi aveva avuto una relazione con una hostess, ricordata dal tabloid Bild con il nome fantasioso di Maria.
CONOSCIUTI IN UN FAST FOOD. Come ricordato anche dal Daily mail, Andreas a Kathrin si erano conosciuti in un Burger King, «non mangiando patatine con ketchup, ma lavorando. Era un modo onesto per mettere da parte denaro e alimentare i nostri sogni. Alla fine del turno parlavamo spesso di quello che avremmo voluto fare da grandi».
Kathrin l'insegnante, il sogno di Andreas è ormai ben noto a tutti: volare, pilotare velivoli prestigiosi, ma non aveva i requisiti per farlo.

Andreas soffriva di seri problemi alla vista

Inquirenti a casa di Andreas Lubitz.

Poco alla volta stanno venendo a galla problemi non soltanto di salute mentale.
Andreas Lubitz soffriva anche di un serio problema di vista che ne limitava la capacità di muoversi durante la notte.
Nonostante questo nel 2014 aveva ottenuto il certificato d'idoneità dal centro aeromedico della Deutsche Lufthansa AG di Monaco. Il dato emergerebbe dalle cartelle cliniche depositate al reparto di oftalmologia dell'Universitäts Klinikum di Düsseldorf e dai farmaci rinvenuti nell'abitazione dei genitori a Montabaur.
Gli inquirenti hanno infatti sequestrato confezioni di Macugen, soluzione per curare degenerazioni a carico della retina.
NON CONOSCEVA L'INGLESE. Inoltre il 28enne autore della strage non conosceva perfettamente l'inglese.
Non era in possesso del certificato «Operational Level 4» rilasciato ai piloti dall'Icao, l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile.
Un uomo in totale disarmo e pericoloso, al quale, come si evince dalla registrazione della scatola nera, il comandante del velivolo, Patrick Sonderheiner, aveva quasi implorato in ginocchio «per amor di dio, apri la porta, apri questa maledetta porta!».

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