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CASO 1 Aprile Apr 2015 2152 01 aprile 2015

Yara, la moglie di Bossetti: «Se fosse colpevole sarebbe crollato»

Marita Comi ospite a Matrix per difendere il marito: «L'ho interrogato, è innocente».

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Marita Comi, moglie di Massimo Bossetti, durante la registrazione di Matrix, 1 aprile 2015.

Non molla Marita Comi, che è tornata in tivù a difendere il marito Massimo Bossetti, per il quale la procura di Bergamo ha chiesto il rinvio a giudizio per l'omicidio aggravato di Yara Gambirasio e per calunnia ai danni di un collega di lavoro. La donna ha spiegato che se Massimo fosse colpevole sarebbe crollato subito aggiungendo di essere «ancora più convinta che non sia stato lui».
«QUEL GIORNO ERA A CASA». A Matrix, intervistata da Luca Telese, Comi è tornata su quel 26 novembre del 2010, quando Yara scomparve dalla palestra di Brembate di Sopra per essere trovata uccisa tre mesi dopo. «Non ricordo l'orario, sono sicura che era a casa, per noi era un giorno come un altro, noi facciamo una vita molto abitudinaria», ha raccontato. Durante un colloquio in carcere intercettato, la donna aveva accusato il marito, in cella dal 16 giugno scorso, di raccontare delle «balle», come quella di avere un tumore. Marita lo aveva sottoposto a un vero e proprio interrogatorio e ora spiega che «quelle balle erano riferite al lavoro e non avevano nulla a che vedere con il delitto. È vero che ha esagerato, ma erano rivolte al lavoro per poter avere giornate libere e poter fare altri lavori. Il problema», ha sottolineato, «era il fattore economico, erano sempre in ritardo a pagarlo, sempre nello stesso cantiere».
«SAPEVAMO DI ESSERE INTERCETTATI». La moglie del muratore ha preso visione degli atti dell'inchiesta: «Ho letto gli atti, le chiusura delle indagini, ogni due pagine parlano di me, delle mie intercettazioni, e io sono qui per dimostrare la mia verità. Sapevamo benissimo che eravamo intercettati», ha aggiunto, «dopo aver fatto gli interrogatori mi hanno fatto vedere le foto di un furgone. Io ne ho riconosciuta una: io insisto quando non sono convinta e io sono ancora più convinta, dopo quel colloquio che non è stato lui».

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