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INDAGINI 2 Aprile Apr 2015 1559 02 aprile 2015

Airbus, trovata la seconda scatola nera

La notizia comunicata dal procuratore di Marsiglia nove giorni dopo il disastro Germanwings. Lubitz cercò sul web informazioni sui suicidi e porta della cabina.

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Un pezzo dell'Airbus A320 della Germanwings precipitato sulle Alpi francesi.

È stata trovata la seconda scatola nera dell'Airbus A320, precipitato il 24 marzo sulle Alpi della Provenza. Lo ha reso noto il procuratore di Marsiglia.
L'importante dispositivo è stato trovato scavando in un burrrone e il suo stato «lascia ragionevolmente sperare in una possibilità di utilizzo».
Il contenuto dei dati di registrati in questi file sarà decisivo per stabilire con esattezza cosa sia accaduto in quei nove minuti in cui il volo Barcellona-Dusseldorf con a bordo 150 persone ha perso quota e si è andato a schiantare sulle montagne vicino a Barcellonette.
INVIATA ALLA BEA. La seconda scatola nera è stata subito inviata nei laboratori del Bea (Ufficio inchieste e analisi) di Roissy, vicino a Parigi.
Il responsabile delle indagini ha aggiunto che questa seconda scatola nera consentirà di «constatare che a partire da un certo momento un solo pilota agisce all'interno della cabina di pilotaggio».
Ma permetterà di conoscere anche la velocità, l'altitudine, il regime del motore e l'azione dei piloti durante gli ultimi minuti di volo.
LUBITZ AVEVA PROBLEMI ALLA VISTA. La prima scatola nera era stata trovata lo stesso giorno del disastro. Dalla registrazione delle voci nella cabina di pilotaggio era emerso come fosse stato il copilota Andreas Lubitz a far schiantare deliberatamente l’aereo. Lubitz soffriva di depressione e aveva problemi alla vista. Probabilmente temeva di non poter più pilotare e aveva paura di perdere il lavoro.
Secondo il procuratore di Marsiglia il copilota durante la fase di schianto «avrebbe azionato due volte i comandi per evitare un'allerta, ed era quindi cosciente».
CERCÒ INFORMAZIONI SUI SUICIDI. Nel frattempo, gli inquirenti tedeschi hanno rivelato come Lubitz avesse cercato online informazioni su metodi suicidi e sulle porte di sicurezza delle cabine di pilotaggio alcuni giorni prima dello schianto. Gli investigatori di Duesseldorf hanno spiegato di aver ricostruito le ricerche sul tablet-computer del copilota fatte tra il 16 e il 23 marzo, il giorno prima del disastro aereo. Il portavoce della procura, Ralf Herrenbrueck, ha dichiarato in una nota che le ricerche online di Lubitz riguardavano trattamenti medici e metodi per suicidarsi. «Almeno in un giorno», il co-pilota ha cercato parole riguardanti «le porte delle cabine di pilotaggio e i loro sistemi di sicurezza», ha aggiunto.
PER LA BILD ASSUMEVA ANTIDEPRESSIVI. E la Bild, citando fonti giudiziarie, ha spiegato come il copilota assumesse farmaci antidepressivi, in particolare il Lorazepam, un farmaco prescritto a chi ha problemi di sonno, usato anche contro attacchi di panico. Non è chiaro se ne facesse però uso regolare. Secondo nuovi dettagli d'indagine, il problema agli occhi di cui soffriva Lubitz sarebbe stato provocato, invece, da un incidente stradale del 2014: da allora risulta che vedesse spesso «buio attorno a lui», ha scritto ancora la Bild.
ISOLATI I DNA DEI PASSEGGERI. Intanto i profili del Dna dei 150 passeggeri dell'aereo sono stati isolati.
Secondo la procura per compararli con i prelievi sui familiari delle vittime ci vorranno fra le tre e le quattro settimane.

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