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MEDIO ORIENTE 2 Aprile Apr 2015 1349 02 aprile 2015

Libano, il dramma dei rifugiati siriani nei campi profughi

Edifici fatiscenti. Famiglie distrutte. Pochi soldi. Ad Ain al-Hilweh è emergenza dopo l'esodo di palestinesi in fuga dall'Isis. Sono migliaia. E sognano l'Europa.

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da Sidone

Damasco: un uomo mangia della spazzatura nel campo profughi di Yarmuk.

Ain al-Hilweh dagli Anni 80 i libanesi lo chiamano «la polveriera».
È il più grande campo di rifugiati palestinesi del Paese.
Circa 70 mila persone da decenni vivono ammassate in edifici fatiscenti. Un labirinto di vicoli malsani, microcosmo sempre sul punto di esplodere e che ha pagato un prezzo molto alto alla storia del Libano.
Bombardato e attaccato degli israeliani e dai cristiani falangisti nella lunga guerra civile libanese (1975-1990), negli ultimi anni è spesso teatro degli scontri tra le diverse fazioni palestinesi.
UN'EMERGENZA PERENNE. Da tre anni ad Ain al-Hilweh si vive una nuova drammatica emergenza: l’arrivo di migliaia di rifugiati palestinesi, ora anche profughi della Siria in fiamme.
Ghar ha una nuova casa. Con una piccola stanza al secondo piano di un palazzo vecchio e malconcio all’ingresso del campo di Ain al-Hilweh.
La luce che filtra dai teli di plastica che chiudono le finestre inesistenti illumina i pochi mobili e il viso stanco di Ghar.
IN FUGA DA YARMOUK. È arrivato in Libano fuggendo dall’inferno di Yarmuk, il più grande campo palestinesi in Siria, alla periferia di Damasco, ora sotto il controllo dell'Isis.
In quella zona da quattro anni infuria la battaglia per la capitale, in quei quartieri si continua a morire sotto le bombe e per la fame.
«Il destino mi ha portato in Libano. In Siria ero benestante. Grazie al mio lavoro avevo acquistato due case, una all’interno del campo di Yarmuk e l’altra fuori, per mio figlio».
PADRE DEI SUOI NIPOTI. Quando è iniziata la guerra tutto è cambiato. «I più furbi sono andati via subito. Noi abbiamo aspettato troppo e mio figlio e sua moglie sono morti sotto una bomba. Ora sono io che devo pensare al futuro dei miei due nipoti».

Il sogno di un futuro lontano dal Medio Oriente, dove non c'è più speranza

Un bambino siriano sfollato a Majdal Anjar, Libano.

Dal 2012 migliaia di palestinesi che scappano dalla Siria hanno cercato rifugio nei 12 campi del Libano.
Più di 8 mila si sono stabiliti ad Ain al-Hilweh.
La maggior parte arriva da Yarmouk, Sayyida Zeinab e Husseinieh, i campi palestinesi siriani, e sono fuggiti portando con loro solo i documenti e i pochi soldi che avevano.
Anche se il flusso di rifugiati palestinesi in arrivo nel Paese si è ridotto, le loro sofferenze non sono diminuite.
FONDI E AIUTI RIDOTTI. Diverse organizzazioni umanitarie locali stanno lavorando per sostenerli, ma con l’Unrwa (l’Agenzia delle Nazioni unite che dal 1948 si occupa dei rifugiati palestinesi in Medio Oriente), costretta dalla mancanza di fondi a ridurre il livello degli aiuti, la vita di migliaia di rifugiati è a rischio.
All’ingresso Sud del campo di Ain al-Hilweh gli operatori dell’Associazione al-Furqan distribuiscono aiuti alimentari. Fawzeya Sakr è in coda, con il figlio più piccolo, in attesa di ricevere tre bottiglie di latte.
«GRAZIE A DIO C'È LATTE». «Grazie a Dio c’è qualcuno che sta pensando a noi e ci da almeno il latte per i bambini. Il mio secondo figlio è nato in Libano, ma spero non sia costretto a vivere in questo campo. Stiamo chiedendo i permessi per andare in Canada, lontano dalla nostra terra. Ho paura, ma qui non abbiamo più futuro».

Ai rifugiati 100 dollari al mese: ma ne sono necessari almeno 300

Secondo il governo libanese sarebbero 2.500 i miliziani jihadisti penetrati in Libano dalla Siria.

I campi palestinesi in Libano erano già sovraffollati e in condizioni precarie prima dell’inizio della guerra in Siria.
Ed erano totalmente inadeguati per affrontare un aumento repentino della popolazione.
Così le scuole sono state rapidamente trasformate in centri di accoglienza, a discapito degli studenti.
Ahmad Younis e la sua famiglia sono ospitatati nella scuola “Kifah”, sono arrivati in Libano dal campo di Sayyida Zeinab nel 2012.
«VOGLIO GERMANIA O SVEZIA». «La nostra casa è stata bombardata, 24 dei nostri familiari sono morti. Siamo fuggiti in Libano con tante speranze, ma qui non riesco a trovare nessun lavoro, mi arrangio per portare a casa qualche dollaro alla fine della giornata e in Siria facevo l’ingegnere. Ho una sola speranza: riuscire a partire per la Germania o la Svezia».
SERVE IL TRIPLO DEI SOLDI. Ibrahim Maqdah, segretario dell’Unione delle organizzazioni di solidarietà islamiche di Ain al-Hilweh, dice che «gli aiuti e il sostegno fornito da Unrwa sono insufficienti. L’Agenzia dà a ogni famiglia di rifugiati 100 dollari al mese per pagare l’affitto, ma ha tagliato altri servizi vitali. Inoltre, il costo minimo per una camera, cucina e servizi igienici è di 300 dollari al mese».
I problemi dei profughi vanno ben oltre le privazioni materiali.
In questo popolo del doppio esodo sono in crescita le tensioni familiari, e il disagio dei bambini si manifesta sempre più di frequente.
MEDITERRANEO COME OPZIONE. Difficile sopravvivere in queste condizioni, rischioso cercare di andare via.
«Il numero delle famiglie dalla Siria nel campo oggi è di 1.500, nel 2014 erano 3 mila», dice ancora Maqdah. «Qualcuno prova a rientrare in Siria, molti emigrano e tanti sono morti in mare tentando di raggiungere l’Europa, la tua Italia. Molti di quelli che provano a traversare il Mediterraneo mi dicono che morire in Siria per la guerra, in Libano per la povertà o in mare affogati è la stessa cosa».

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