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INCHIESTA 4 Aprile Apr 2015 0800 04 aprile 2015

Agnello sardo, la truffa degli allevatori

Ricevevano contributi, ma non rispettavano i disciplinari di produzione Igp: 131 indagati.

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Due agnellini.

La procura della Repubblica di Sassari ha aperto una maxi-inchiesta sulle certificazioni dell'agnello sardo Igp (Indicazione geografica protetta).
Il reato ipotizzato è di truffa ai danni della Regione e dello Stato.
Per il pm Gianni Caria dal 2005 al 2011 le visite ispettive per l'iscrizione degli allevatori nell'elenco Igp e le verifiche sulle aziende incaricate della macellazione degli agnelli, erano infarcite di anomalie.
FINTO PROGETTO DI RICERCA. Ci sarebbe anche un finto progetto di ricerca pagato 147 mila euro dalla Regione che in realtà fu copiato dalla tesi di una dottoranda nell'anno accademico 2008-2009.
Il sistema andava avanti da anni e nel registro degli indagati sono finite 131 persone.
Secondo quanto riferito il 4 aprile da L'Unione Sarda, sarebbero indagati i vertici del consorzio di tutela dell'Igp 'Agnello di Sardegna' di Nuoro, quelli dell'Organismo consortile per il controllo dei formaggi sardi dop (Ocpa) e quelli dell'Agenzia regionale Laore che nel 2010 è subentrata all'Ocpa per il controllo e le certificazioni delle aziende zootecniche sarde e che avrebbe dovuto garantire il rispetto dei disciplinari che permettono di attribuire il marchio di qualità e origine alle carni.
DOCUMENTAZIONE FALSA. Agli indagati la procura di Sassari contesta di aver «formato documentazione materialmente e ideologicamente falsa, in particolare schede di rilevazione dei dati aziendali utilizzate per ottenere da parte del Consorzio il relativo finanziamento regionale». Non solo: aver «formato documenti falsi e di averli inseriti negli atti d'ufficio relativi agli allevatori, in particolare la richiesta di adesione o domanda di ammissione al sistema di controllo Igp Agnello di Sardegna».
CONTRIBUTI COMUNITARI. La conseguenza sostiene il magistrato, è quasi scontata: molti allevatori avrebbero «ottenuto indebitamente i contributi comunitari» attraverso «false dichiarazioni di conformità». Così come sarebbero state «false» le «dichiarazioni che venivano utilizzate dai macelli Igp per la commercializzazione di carcasse di agnelli come Igp 'Agnello di Sardegna'».
La truffa, oltre allo Stato e alla Regione, l'hanno subita anche i consumatori che erano convinti di aver acquistato l'agnello Igp allevato secondo le regole previste dai marchi di qualità.

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