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MESSAGGIO 4 Aprile Apr 2015 0800 04 aprile 2015

Kenya, al Shabaab: «Nuovo bagno di sangue»

Dopo la strage a Garissa, i terroristi islamici somali hanno annunciato altri attacchi: «Sarà una guerra lunga e orribile». Per le autorità c'è la mano di Mohamed Mohamud Kuno.

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Mohamed Mohamud Kuno.

I terroristi islamici somali al Shabaab, legati ad al Qaeda, sono tornati a minacciare nuove carneficine in Kenya come quella all'università di Garissa dove giovedì 2 aprile hanno ucciso 147 studenti cristiani.
«Le città keniote diventeranno rosse di sangue», hanno avvertito gli Shabaab. «Sarà un guerra lunga e orribile».
«Nessuna quantità di precauzioni o di misure di sicurezza», si legge in un comunicato diffuso dai terroristi e pubblicato il 4 aprile dalla Reuters, «potrà garantire la vostra sicurezza, evitare un altro attacco o impedire che avvenga un altro bagno di sangue nelle vostre città».
CINQUE ARRESTATI. Delle cinque persone arrestate il 4 aprile - ha rivelato il ministero per la Sicurezza interna - tre sono state fermate mentre cercavano di fuggire nella vicina Somalia e sono legate a Mohamed Mohamud Kuno, conosciuto anche come Dulyadin Gamadhere e considerato il regista dell'attacco.
Prima di unirsi alle milizie islamiche somale, Kuno, keniano ed ex operatore umanitario, ha insegnato e avuto funzioni di direttore dell'istituto Madrasa Najah, scuola teologica di Garissa.
Sulla sua testa pende una taglia di 220 mila dollari.
IL KENYA: «RISPONDEREMO». Il presidente del Kenya, Uhruru Kenyatta, ha replicato in un messaggio alla nazione ancora sotto choc: «Risponderemo duramente agli al Shabaab» dopo l'attacco al campus.
Il massacro è stato «un attacco all'umanità e gli al Shabaab non riusciranno a creare un califfato in Kenya», ha aggiunto.
ALLARME IN UGANDA. Intanto però l'allerta terrorismo ha toccato anche la confinante Uganda.
La polizia ha infatti rivelato di aver ricevuto informazioni che un attentato simile a quello perpetrato a Garissa è in corso di pianificazione.

Prosegue l'inchiesta con le prime contraddizioni: giubbotti esplosivi o no?

Garissa (Kenya): i corpi senza vita degli studenti ammassati l'uno sull'altro all'interno del campus universitario.

A Nairobi invece prosegue l'inchiesta delle autorità.
Con le prime contraddizioni. Le autorità del Kenya, all'indomani dell'attacco, avevano reso noto che i quattro terroristi uccisi giovedì dalle forze dell'ordine avevano con sé degli esplosivi e una volta colpiti dal fuoco dei reparti speciali erano «saltati in aria come bombe».
Ma gli inquirenti oggi hanno precisato che i quattro non indossavano alcun giubbotto esplosivo e i loro corpi erano intatti.
AVVERTIMENTI IGNORATI. E non si placa l'ondata di sdegno e rabbia di molti kenyani che hanno accusato il governo di avere ignorato gli avvertimenti lanciati dagli stessi miliziani su attacchi imminenti.
Mentre Garissa cerca di riprendersi dall'incubo, il dolore invade Nairobi, dove sono stati trasportati molti dei cadaveri recuperati dal campus. Nella capitale i familiari delle vittime sono stati assistiti dagli operatori della Croce rossa in un compito non facile: l'identificazione dei cadaveri.
L'ultimo bilancio parla di 148 morti, ma il numero potrebbe crescere.
DUE GIORNI NELL'ARMADIO. Oltre al dolore c'è spazio anche per una storia a lieto fine che ha visto protagonista una giovane ragazza, rimasta dopo l'assalto nascosta per due giorni dentro un armadio.
La 19enne era così terrorizzata che è uscita dal suo nascondiglio solo dopo che un professore le ha assicurato che gli operatori della Croce Rossa, venuti a salvarla, non erano dei miliziani travestiti da agenti, come invece lei credeva.

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