Francesco Rocca 150404143003
SENTENZA 4 Aprile Apr 2015 1426 04 aprile 2015

Omicidio Dina Dore, Rocca condannato all'ergastolo

La Corte d'assise di Nuoro ha condannato il dentista come mandante dell'assassinio di sua moglie.

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Francesco Rocca.

Condannato all'ergastolo per aver ordinato l'omicidio di sua moglie. La senteza della Corte d'assise di Nuoro ha colpito Francesco Rocca, dentista di Gavoi, colpevole per i giudici di aver commissionato l'uccisione della sua compagna di vita.
L'omicidio è avvenuto il 26 marzo 2008, quando la donna venne assassinata nel suo appartamento di fronte alla figlioletta, che all'epoca aveva solo otto mesi.
AVVOCATI ANNUNCIANO IL RICORSO. Pierpaolo Contu, minorenne all'epoca dei fatti, è stato già condannato sia in primo che in secondo grado come esecutore materiale del delitto. Rocca, presente in aula al momento della sentenza, non ha lasciato trapelare nessuna emozione. «Visto il clima un po' se l'aspettava», ha commentato l'avvocato Angelo Manconi. «A Rocca non è stato consentito di difendersi in quest'aula. Appelleremo questa sentenza».
LE LACRIME DELLA MADRE DI DINA. Il verdetto è stato accolto tra le lacrime da Angela Marchi, l'anziana madre di Dina Dore, in aula con i suoi tre figli Graziella, Bruno e Giuseppe. «Oggi per noi non è cambiato niente», ha detto la signora Marchi, «Dina è sotto terra da sette anni, niente e nessuno ce la potrà restituire. L'unica consolazione che ci rimane è che giustizia è stata fatta e che mio genero, che ho sempre accolto in casa come un un figlio, ci ha traditi».
RISARCIMENTI: 100 MILA EURO PER OGNI FAMILIARE. In aula c'erano anche la madre e le due sorelle di Rocca, pietrificate dal dolore dopo le parole del giudice. Il presidente della Corte d'assise, Antonio Luigi Demuro, ha condannato Rocca al pagamento delle spese processuali e di una provvisionale in favore delle parti civili: 150 mila euro per Angela Marchi e 100 mila euro per ognuno dei tre fratelli di Dina Dore. Rocca è stato inoltre interdetto dai pubblici uffici e decaduto dalla potestà genitoriale sulla piccola Elisabetta, affidata alla zia materna.

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