Matteo Orfini 141206120219
CONTRO 8 Aprile Apr 2015 1849 08 aprile 2015

De Gennaro e il ritardo di Orfini

Lo ha criticato. Poi nulla. Dopo la sentenza Diaz torna all'attacco. Ma su Moretti?

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S'indigna Matteo Orfini, presidente del Pd. S'indigna della nomina alla presidenza di Finmeccanica - holding della Difesa, controllata dal Tesoro con il 30,2% - di Gianni De Gennaro, capo della polizia ai tempi della macelleria alla scuola Diaz.
E lo fa via Twitter con toni da «ve lo avevo detto io».

Perché Orfini già nel 2013 aveva criticato la 'scellerata' scelta dell'allora premier Enrico Letta. Poco importa se in quell'occasione la polemica fosse stata scatenata dal fatto che De Gennaro avesse già ricoperto un incarico politico. Quello di sottosegretario alla presidenza del Consiglio ai tempi di Mario Monti. E, prima ancora, capo del gabinetto del Viminale. Un curriculum vitae non esattamente ortodosso per diventare dirigente di un'azienda di Stato.
Orfini, a dire il vero, si era già detto contrario alla scelta del professore bocconiano. Definendola «un incredibile errore che Monti si poteva serenamente risparmiare».


Tornò alla carica contro Letta. Con il collega Fanucci, firmò nel 2013 una interrogazione parlamentare che faceva riferimento alla legge Frattini del 2004 sul conflitto di interessi approvata durante il governo Berlusconi. «L'incompatibilità prevista da questa norma», recitava il testo, «perdura per 12 mesi dal termine della carica di governo nei confronti di enti di diritto pubblico, anche economici, nonché di società aventi fini di lucro che operino in settori connessi con la carica ricoperta».
Fu questo il motivo di indignazione, quindi: incompatibilità.
Ma quando Renzi confermò l'ex capo della Polizia sulla poltrona del gruppo di Via Monterosa, nulla. In quel caso, evidentemente, Orfini forse aveva già cambiato idea. Del resto l'incompatibilità era caduta.
Monti e Letta sbagliarono, insomma. Renzi un po' meno.
UN CV DI RISPETTO. Il palmares di De Gennaro però è bello lungo. Ha ricoperto anche il ruolo di direttore del dipartimento delle Informazioni per la sicurezza ed è stato Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania. Tutto, ovviamente, dopo i fatti di Genova.
DE GENNARO ASSOLTO. Eppure le inchieste e i processi per le violenze al G8 di Genova erano noti e già in corso. De Gennaro ne uscì pulito, vero. Almeno per i giudici. Finì infatti assolto in Cassazione per il reato di induzione a falsa testimonianza. Eppure le responsabilità politiche restano.
Ora arriva anche la condanna della corte di Strasburgo. È dunque l'Europa a scrivere nero su bianco che quella alla Diaz fu tortura. E che l'Italia non si è dotata di una legislazione adeguata a punirne il reato. Una sveglia per Orfini che rispolvera la sopita vis polemica.
Di inserire il reato di tortura nel codice penale si discute dal 1988 in parlamento. Tanta indignazione doveva perlomeno accelerare i lavori in Aula. E invece niente. Pure il ddl Manconi è già uscito stravolto dal Senato.
Dov'era in questi anni Orfini, che ora torna imporvvisamente a indignarsi per la poltrona di De Gennaro? Per non parlare delle promozioni degli altri super poliziotti condannati.
LE TRE SENTENZE. La sentenza di primo grado del processo per i fatti della Diaz è datata 2008. Il secondo grado 2010 e la Cassazione nel 2012, che convalidò alcune delle condanne (Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Vincenzo Canterini) prescrivendo i reati contestati a nove agenti della Mobile.
Pur volendo essere garantisti, le responsabilità di quel massacro erano state accertate da tempo.
E senza che l'Europa dovesse intervenire. E risvegliare il presidente dem.
MORETTI E LA TRAGEDIA DI VIAREGGIO. Un'ultima considerazione. Forse Orfini avrebbe potuto sprecare due parole anche per la nomina ad amministratore delegato di Finmeccanica di Mauro Moretti visto che è uno dei 33 imputati per la strage di Viareggio del 2009 nella quale morirono 33 persone.
Ma l'indignazione, si sa, conosce spesso due pesi e due misure.

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