MILANO 9 Aprile Apr 2015 1758 09 aprile 2015

Claudio Giardiello, i debiti del killer del Tribunale

Ipoteche, pignoramenti, contabilità occulta. Una società immobiliare in rosso per tre milioni di euro. I guai finanziari dell'autore della strage. Il profilo. Foto.

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Claudio Giardiello alla stazione dei Carabinieri di Vimercate.

«Mai avrei pensato che fosse così disperato, sono scioccata, non immaginavo che potesse fare una cosa simile».
L'ex moglie di Claudio Giardiello (leggi il profilo e guarda le foto), Anna Siena, è incredula: «Ora devo pensare soprattutto ai miei figli, sono loro che devo proteggere dalle conseguenze più drammatiche».
Eppure, l'autore della strage al Tribunale di Milano, negli ultimi tre anni, si trovava in gravi difficoltà finanziarie, sfociate in numerose cause legali.
AZIENDE IN CRISI NELL'EDILIZIA. Le sue aziende, attive nel settore dell'edilizia, erano entrate in una profonda crisi economica. L'udienza che si è trasformata in una strage riguardava in particolare l'Immobiliare Magenta, fallita nel marzo del 2008. Giardiello era imputato per bancarotta fraudolenta.
Nella stessa società una partecipazione di minoranza era detenuta da Davide Limongelli, presente in Tribunale al momento della sparatoria. Il bilancio della Magenta era in passivo di quasi tre milioni. A dicembre 2014 il liquidatore aveva disponibilità per 284 mila euro.
A carico di Giardiello risultano poi molte ipoteche legali a favore di istituti di credito e di Equitalia, sottoscritte tra il 2005 e il 2010, e un verbale di pignoramento di immobili.
Altre due imprese, la Immobiliare Washington 2002 e la Miani Immobiliare, di cui il killer è stato consigliere, sono finite in stato di liquidazione.
CONTABILITÀ OCCULTA E LITI TRA I SOCI. Secondo il quotidiano la Repubblica, i problemi finanziari di Claudio Giardiello sarebbero nati proprio da quest'ultima società, circa dieci anni fa, attraverso un contenzioso con la Cisep Spa. Una società con cui l'uomo condivideva, attraverso la Magenta Srl, una partecipazione nella Miani immobiliare. Liti tra i soci legate alla contabilità occulta della partecipata e al relativo giro d'affari in nero avrebbero dato inizio all'intera vicenda, giunta fino al suo tragico epilogo.
ACCORDO PER SPARTIRE IL 'NERO'. Tra gli amministratori della Miani sarebbe stato raggiunto un accordo per non far transitare nelle casse sociali e non far apparire nella contabilità una parte dei corrispettivi incassati nell'ambito di un'operazione immobiliare a Milano, per la costruzione di due palazzine e la successiva vendita degli appartamenti. Soldi in nero da spartire tra tutti gli interessati.
LA ROTTURA DEL PATTO. L'accordo, però, non avrebbe retto: a seguito di un'accesa discussione sulla spartizione delle somme, a giugno del 2006, Giardiello avrebbe denunciato l'illecito, chiamandosi fuori da ogni responsabilità. I suoi soci, allora, avrebbero tentato di conciliare con il Fisco, ma Giardiello avrebbe usato i dati della regolarizzazione avviata dalla Cisep per intraprendere un'azione di responsabilità contro i vertici della Miani.
La Cisep avrebbe quindi risposto chiedendo al Tribunale di Milano di condannare Giardiello e la Immobiliare Magenta al risarcimento del danno causato dalle denunce, per un importo pari a circa 5,4 milioni di euro.

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