ATTENTATO 9 Aprile Apr 2015 1120 09 aprile 2015

Milano, spari al Palazzo di Giustizia

Imputato apre il fuoco in aula: 3 morti, tra cui il giudice Ciampi. Il killer, Claudio Giardiello, arrestato dopo la fuga in moto. Era a processo per bancarotta. Ft e vd.

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Spari e terrore al Palazzo di Giustizia di Milano, dove un uomo ha ucciso a colpi di pistola tre persone, tra cui il giudice fallimentare Fernando Ciampi, prima di essere arrestato al termine di una fuga in moto conclusasi a Vimercate (foto e video).
L'autore della strage si chiama Claudio Giardiello, è un immobiliarista 57enne originario di Benevento. Era in aula come imputato per bancarotta fraudolenta e sarebbe riuscito a entrare nel tribunale con una pistola in tasca e due caricatori pieni grazie a un falso tesserino da avvocato. Quest'ultima circostanza, in particolare, sarebbe stata confermata dalla ripresa di una telecamera, come ammesso dal procuratore Edmondo Bruti Liberati.
TRE MORTI E DUE FERITI. Oltre al giudice Ciampi, nella sparatoria sono rimasti uccisi Giorgio Erba, coimputato nel processo sul fallimento dell'Immobiliare Magenta di cui Giardiello era socio di maggioranza, e il l'ex avvocato dell'omicida, Lorenzo Alberto Claris Appiani.
Una quarta persona è ricoverata in condizioni serie a Niguarda.
Si tratta di Davide Limongelli. Da quanto si è saputo, Giardiello in passato aveva litigato pesantemente con il nipote per la gestione della Immobiliare Magenta, di cui il killer deteneva la quota di maggioranza e che poi è fallita nel 2008.
Il secondo ferito, un avvocato, è stata colpito da colpi di arma da fuoco ad una gamba e non è grave.
NEL MIRINO ANCHE PM ORSI. Nel 'mirino' del killer ci sarebbe stato anche il pubblico ministero Luigi Orsi che si trovava nell'aula della strage a rappresentare l'accusa. Secondo alcuni testimoni, infatti Giardiello avrebbe rivolto l'arma anche contro di lui senza però riuscire a colpirlo.
IL KILLER DOPO LA STRAGE: «VOLEVO VENDICARMI». «Volevo vendicarmi di chi mi ha rovinato» avrebbe detto ai carabinieri il killer, subito dopo la cattura. Interrogato al pronto soccorso di Vimercate, l'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere.
«ESPLOSI 13 COLPI DI PISTOLA». Secondo la ricostruzione, Giardiello ha sparato dentro un'aula del terzo piano, nel corso del processo in cui si discuteva del fallimento. Poi è sceso di un piano, ha cercato l'ufficio del giudice Ciampi (anche lui doveva testimoniare nel processo), e lo ha ammazzato con due colpi.
Sulle scale ha incontrato Stefano Verna, il commercialista interessato alle indagini e testimone del processo sul fallimento, e lo ha gambizzato.
Nel bilancio delle vittime, in un primo momento si era parlato anche di una quarta persona deceduta per malore, ma la notizia è stata smentita nel pomeriggio.
ARRESTATO A VIMERCATE. Dopo l'attentato è partita una caccia all'uomo, che inizialmente si era barricato al terzo piano ancora armato.
L'uomo si è nascosto per più di un'ora poi è fuggito in moto prima di essere arrestato dai carabinieri a Vimercate (Monza e Brianza) dopo circa mezz'ora.
Portao in caserma ha avuto un malore ed è stato portato in ospedale.

ALFANO: «VOLEVA UCCIDERE ANCORA». Secondo gli investigatori, Giardiello voleva colpire ancora, per questo era diretto da un suo ex socio. Questa almeno è l'ipotesi riportata dal ministro Alfano: i carabinieri, ha detto, hanno «attivato un sistema in modo da arrivare presto alla cattura di un uomo che era pronto a uccidere altre persone a Vimercate».
Giardiello era diretto a Carvico (Bergamo) per uccidere Massimo D'Anzuoni, suo socio di minoranza in una società e coinvolto nel processo di oggi per fallimento fraudolento e alla cui udienza non si era presentato.
«Ha agito con fredda determinazione» ha aggiunto Tommaso Bonanno, il procuratore di Brescia, uno dei magistrati che si occuperà dell'inchiesta.
TRIBUNALE EVACUATO. Al momento della sparatoria, molte persone hanno cercato la via di fuga correndo negli scaloni. Il Palazzo di Giustizia è stato evacuato. Le forze dell'ordine hanno invitato tutti gli altri presenti a uscire. Centinaia di persone si sono riversate sulla strada davanti alle diverse uscite del tribunale.

Polemiche sulla sicurezza: il killer «entrato con un falso tesserino»

Dopo la strage è esplosa la polemica sulla sicurezza all'interno del tribunale.
Il premier Matteo Renzi ha parlato di evidenti «falle del sistema di sicurezza». «Il sistema ha visto compiersi un insieme di errori gravi» che «le indagini dovranno chiarire», è stata l'eco del ministro della Giustiza Andrea Orlando nella conferenza stampa convocata a Milano. «Di fronte a un gesto isolato le difese difficilmente possono essere assolute», ha invece spiegato il procuratore Bruti Liberati. «Falle nel sistema di sicurezza ci sono state» - ha aggiunto - «ma sinora il sistema aveva sempre funzionato».
ESIBITO UN TESSERINO FALSO . Gli inquirenti stanno cercando di capire come l'uomo sia riuscito a entrare in tribunale armato senza essere bloccato dai controlli con i metal detector.
Secondo quanto riferito sempre Bruti Liberati, Giardiello sarebbe entrato mostrando un falso tesserino dall'ingresso laterale del Palazzo, quello di via Manara riservato magistrati, avvocati e cronisti, che secondo le testimonianze raccolte sul posto da Lettera43.it da circa un anno sarebbe sprovvisto di metal-detector.
ENTRATO NEL PALAZZO ALLE 9.19. Le telecamere hanno ripreso il killer mentre parcheggiava il suo scooter in via Manara (e mentre entrava dall'ingresso alle 9.19.
VIGILANZA PRIVATA AGLI ACCESSI. Gli altri tre ingressi del Palazzo di Giustizia di Milano sono presidiati dal personale di una società di vigilanza privata. Per accedere è necessario svuotare le tasche dagli oggetti metallici e oltrepassare un metal-detector. All'interno dell'edificio, oltre agli addetti alla sorveglianza, sono in servizio anche alcuni carabinieri. Ad ogni accesso solitamente sono in servizio tre o quattro addetti alla sorveglianza, che si occupano dei controlli.

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