Corte Appello Milano 150409184449
SCHEDA 9 Aprile Apr 2015 1846 09 aprile 2015

Tribunali e palazzi, quando il killer colpisce le istituzioni

Miano al processo Epaminonda e gli altri predecessori di Giardiello.

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Un'aula della Corte d'Appello di Milano.

La sparatoria compiuta il 9 aprile, al tribunale di Milano, da Claudio Giardiello, non è stata la prima avvenuta in un'aula di giustizia Milano.
Il 5 ottobre del 1987, durante la requisitoria del pm Francesco Di Maggio al processo Epaminonda in un'aula della Corte di Assise di Milano, in piazza Filangieri davanti al carcere di San Vittore, il detenuto Nuccio Miano sparò dalla gabbia dove si trovava ai coimputati Antonino Faro e Antonino Marano che erano in un'altra gabbia, e ferì due carabinieri.
UNA PISTOLA ASSEMBLATA. I due militari furono raggiunti uno a una coscia e uno al gluteo. Miano utilizzò una pistola calibro 7,65 assemblata con pezzi di varie pistole e con la matricola abrasa e esplose diversi colpi, la maggior parte dei quali andati a vuoto. Il processo nell'aula bunker faceva riferimento alle vicende di mafia della 'Milano nera' a cavallo tra gli anni '70 e '80, dominata dal clan dei catanesi di cui Angelo Epaminonda era il capo.
Per quell'episodio il processo penale, svoltosi con il rito abbreviato, si concluse con la condanna di Miano a 12 anni di reclusione. Nel 1992 poi il tribunale civile condannò Miano a risarcire i carabinieri feriti.
UNA BOMBA CONTRO DI PIETRO. Nel palazzo di Giustizia di via Freguglia invece, il 28 aprile del 1994, durante un'udienza l'aula del processo Cusani fu sgomberata d'urgenza alle 21 dai carabinieri che allontanarono il pm Antonio di Pietro e tutti i presenti, dopo che era stata trovata una bomba tipo Srcm da addestramento.
L'ordigno, che poi risultò inerte, era stato lasciato sotto una panca fuori dall'aula. Particolare curioso, dopo che il palazzo era stato evacuato ed erano stati completati tutti i controlli, Di Pietro tornò nel suo ufficio al quarto piano, seguito dai carabinieri della sua scorta e dal figlio Cristiano che all'epoca era in servizio come poliziotto.

Nel 2007 un uomo uccise la moglie da cui stava divorziando

Laura Prati, sindaco di Cardano al Campo (Varese), morta il 22 luglio 2013.

Un episodio simile avvenne nell'ottobre del 2007, nel tribunale di Reggio Emilia. Allora si stava discutendo una causa di divorzio e il marito, noto per essere un violento, sparò uccidendo la moglie ed il fratello di lei, ferendo l'avvocato ed un poliziotto, prima di essere freddato da un altro agente di polizia, intervenuto per porre fine ad un massacro che avrebbe potuto avere un bilancio ancora più pesante dei tre morti.
Anche in quel caso finì sotto accusa la facilità con la quale una pistola entrò in tribunale.
IL SINDACO UCCISO DALL'EX AGENTE. A Cardano al Campo, nel Varesotto, nel luglio del 2013 un ex agente della polizia municipale sospeso dal servizio entrò in Comune e aprì il fuoco contro il sindaco, Laura Prati, morta in ospedale dopo tre settimane di agonia, e il suo vice, rimasto invece ferito. Storie sempre diverse, difficili da accomunare, se non nella pretesa di risolvere una questione con le pallottole e coinvolgendo persone innocenti.
Come nel marzo 2013, quando un uomo entrò a Perugia nella sede della Regione Umbria, dove uccise due impiegate prima di spararsi. La sua famiglia aveva un'azienda che si occupava di formazione, alla quale la Regione aveva, provvisoriamente, revocato l'accreditamento.
GLI SPARI FUORI DA PALAZZO CHIGI. Molti sono stati i precedenti che si sono poi conclusi senza morti: il più ricordato, anche per il contesto nel quale avvenne, è quello del 28 aprile 2013, giorno del giuramento del governo Letta, quando Luigi Preiti, sotto Palazzo Chigi, aprì il fuoco e ferì due carabinieri, uno dei quali, il brigadiere Giuseppe Giangrande, in maniera grave.
Anche le sedi legate alle tasse sono obiettivi sensibili: il 3 maggio 2012, a Romano di Lombardia (Bergamo), Luigi Martinelli entrò nella sede dell'Agenzia delle Entrate armato di fucile e due pistole, prese in ostaggio i dipendenti, tenendo uno di loro sotto tiro per sei ore.
Non si trattava di una sede istituzionale, ma erano presenti molti magistrati e un ministro, il guardasigilli Andrea Orlando, quando, il 28 marzo 2015, un uomo sparò due colpi in aria davanti al teatro Cilea di Reggio Calabria, dove era in corso il congresso di Magistratura democratica.

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