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CONFESSIONI 10 Aprile Apr 2015 1354 10 aprile 2015

Diaz, Sabella: «Io vittima di una regia politica»

L'ex numero uno dell'ispettorato Dap: «Volevano incastrarmi, a Genova cercavano il morto».

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Ignazio Marino e Alfonso Sabella.

Un piano politico per ottenere una vittima e incastrare un alto dirigente del Dap.
Alfonso Sabella, assessore alla Trasparenza del Campidoglio ed ex capo dell'ufficio ispettorato del Dap ai tempi del G8 di Genova ha attaccato: «Mi sono fatto l'idea che dietro ci fosse una regia politica. Di preciso non lo so. È possibile che qualcuno a Genova volesse il morto, ma doveva essere un poliziotto, non un manifestante, per criminalizzare la piazza e metterla a tacere una volta per sempre».
«MI VOLEVANO INCASTRARE». L'uomo, all'epoca era anche esponsabile anche del carcere di Bolzaneto, vicenda per cui fu indagato, poi la sua posizione fu stralciata dal processo e infine archiviata.
Intervistato da La Repubblica ha spiegato: «mi volevano incastrare. Per due motivi: aver rivelato il piano aberrante degli arresti preventivi; per il fatto che fossi un magistrato e dunque perfettamente funzionale alla logica craxiana del 'tutti colpevoli, nessun colpevole'».
«NON ERO A BOLZANETO». «Non ero nel carcere di Bolzaneto quando i pestaggi si verificarono, ma a Forte San Giuliano, dove non è successo niente. Lo dimostrano i tabulati dei quattro telefoni cellulari che usavo quel giorno», ha detto Sabella.
Ma c'è di più: «Chiesi ai magistrati di Genova di controllare i miei spostamenti, perché ogni sospetto fosse dissipato. Ma quando dopo nove mesi furono finalmente acquisiti, il traffico relativo alla 'cella' territoriale che io occupavo durante le violenze era sparito (cancellato su quattro cellulari!) e dunque era impossibile affermare dove mi trovassi».
Secondo il magistrato a farlo potrebbero «essere stati i servizi segreti».

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