Milano Spari Tribunale 150409162258
SCHEDA 10 Aprile Apr 2015 0940 10 aprile 2015

L'ex socio e l'avvocato: i profili delle vittime di Giardiello

Chi sono Giorgio Erba e Lorenzo Claris Appiani, freddati da Claudio Giardiello.

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L'avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani (a destra).

Tra le vittime della lucida follia di Claudio Giardiello, oltre al giudice Fernando Ciampi, sotto i colpi di pistola hanno perso la vita anche Giorgio Erba e Lorenzo Claris Appiani.
GIORGIO ERBA COIMPUTATO. Il primo era coimputato nel processo per la bancarotta della Immobiliare Magenta, società di cui il pluriomicida è stato amministratore con la quota di maggioranza fino al 2008, quando si è verificato il crac. Nato il 4 agosto del 1955 a Cologno Monzese (Milano), Erba viveva in Brianza con la sua famiglia ed era rimasto coinvolto nel procedimento per bancarotta assieme a Giardiello e ad altri quattro imputati, tra cui anche Davide Limongelli, nipote del killer e ferito nella sparatoria dentro il Tribunale di Milano, e Massimo D'Anzuoni.
Quest'ultimo sarebbe stato l'obiettivo finale dell'autore delle strage, se i carabinieri non l'avessero bloccato a Vimercate (Monza). Erba, assieme a Silvio Tonani, era consigliere della Miani, una società edile nella quale Giardiello, attraverso la Magenta e in condivisione con un'altra azienda, la Cisep, deteneva quote di partecipazione.
IL NODO DELLA CONTABILITÀ OCCULTA. E i dissapori tra l'immobiliarista-omicida e Erba sarebbero nati proprio nell'ambito di un contenzioso legato ad una presunta contabilità occulta e ad un giro di affari in nero all'interno di un'operazione immobiliare in via Biella, a Milano. Quando è arrivato in ospedale, al Policlinico, Erba era praticamente già morto, tanto che i medici non sono nemmeno riusciti ad operarlo.
APPIANI, IL GIOVANE AVVOCATO. Un genio del foro, una mente brillante, un giovane timido ma pieno di entusiasmo: così amici e parenti descrivono Lorenzo Alberto Claris Appiani, l'avvocato trentasettenne ucciso il 9 aprile a Palazzo di Giustizia dal suo ex cliente Claudio Giardiello. Il legale era in aula come testimone nella causa per bancarotta contro quell'uomo che aveva assistito in passato e che lo ha freddato sparandogli al torace.
Portato al pronto soccorso del Fatebenefratelli, l'avvocato è arrivato in asistolia: nonostante le manovre rianimatorie, i sanitari non sono riusciti a far ripartire il suo cuore, a salvare quella che tutti ricordano come una promessa dell'avvocatura civile. «Giardiello era stato cliente di mio nipote», racconta l' avvocato Alessandro Brambilla Pisoni, zio di Lorenzo, «poi aveva iniziato a combinare disastri e lui ha smesso di seguirlo. Sapevo che oggi mio nipote era in aula come testimone in una causa penale perché Giardiello era stato denunciato».
IL PERCORSO DI STUDI MILANESE. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo da Vinci ed essersi laureato all'Università Statale di Milano, Appiani ha avuto un periodo di prestigiose collaborazioni prima di aprire uno studio legale, guadagnandosi la stima dei colleghi per la sua capacità di analisi del diritto. Era un avvocato molto capace, attivo soprattutto nel campo del diritto societario e aveva vinto importanti cause legate allo scandalo derivati, ma era anche un giovane molto legato alla famiglia, in particolare alla sorella minore e alla nonna, con cui aveva passato molto tempo.
LEGATO ALLA NONNA. Parenti e amici ricordano che andava a pranzo dalla nonna quasi ogni giorno e che nelle ultime festività di Pasqua aveva rinunciato alle vacanze all'Elba, dove la famiglia possiede un'azienda vinicola gestita dal padre Aldo, per restare a Milano con lei. Lorenzo Appiani, che gli amici chiamavano affettuosamente 'Conte' per via delle origini nobili della famiglia Appiani (Signori di Piombino dal '300 al '500), era un giovane di idee liberali.
Lorenzo, che non era sposato, viveva da solo, nello stesso palazzo dove vive la sorella, di fronte alla nonna e a pochi metri dai genitori. «Per me mio fratello è stato il mio consigliere, l' ispiratore dei miei studi, ho fatto di tutto per emularlo, è stato un fratello guida, che negli ultimi anni», ricorda la sorella Francesca, «avevo scoperto anche nella funzione dolcissima di zio dei miei bambini, cui si dedicava molto».

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