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KILLER 11 Aprile Apr 2015 1200 11 aprile 2015

Strage di Milano, per Giardiello un passato tra fallimenti e casinò

Il killer del tribunale fu condannato a Como nel 2011. E non lesinava le spese pazze.

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Claudio Giardiello.

Nuovi dettagli sul passato di Claudio Giardiello, l'autore della strage al tribunale di Milano.
Nel giugno del 2011 era stato condannato dal tribunale di Como a otto mesi, sospesi, per il reato di «soppressione di atti».
FREQUENTATORE DI CASINÒ. Secondo il quotidiano La Provincia l'immobiliarista era un frequentatore abituale del casinò di Campione d'Italia.
Nel maggio 2006 si era fatto anticipare dalla cassa della casa da gioco due tranche di fiches da 20 e 10 mila euro firmando due ricevute, i cosiddetti 'bianchini', e lasciando a garanzia un assegno in bianco.
CONOBBE LEGALE ROCCHETTI. Secondo le accuse, Giardiello all'uscita non restituì le somme anticipate, ma strappò sia l'assegno sia le ricevute e se ne andò.
Denunciato, in quell'occasione conobbe l'avvocato Michele Rocchetti, che lo ha assistito anche nel processo per bancarotta di Milano, salvo poi revocare il mandato in aula.
Nel processo a Como l'avvocato chiese una perizia psichiatrica sul suo assistito, allo scopo di certificare una forma di ludopatia che avrebbe potuto attenuare la condanna, ma il tribunale non la ritenne necessaria.
Giardiello venne anche condannato a risarcire per 35 mila euro il casinò, costituitosi parte civile.
DAI SOLDI AI FALLIMENTI. Ma Giardiello è lo stesso personaggio che nel 2007 affittò un jet privato per raggiungere degli amici a Cracovia.
Un passato, secondo quanto ha riportato Corriere.it, fatto anche di serate nei ristoranti più cari e di cene pagate con 3 mila euro in tasca.
Ma negli ultimi anni era in difficoltà.
Da immobiliarista con il conto in banca gonfio a ex immobiliarista con un fallimento addosso.
SPICCI ALLE SLOT. Negli ultimi tempi ormai poteva permettersi solo il lusso dei pochi spicci alle slot machine, nei bar dei cinesi a Cologno Monzese.
Poi c'era l'ossessione della casa di Milano, in via Mercato, pieno centro.
E diceva agli amici. «Lo sai quanto vale? Te lo dico io, più di due milioni di euro. Se quando sono andato in difficoltà me l’avessero fatto vendere, avrei messo a posto buona parte dei debiti. Invece hanno dichiarato il fallimento e quella casa è andata all’asta, qualcuno se l’è portata via per un quarto del valore e adesso sono rovinato».
PERSECUZIONE CONTRO MAGISTRATI. Dal 2008 in poi cullava una mania di persecuzione con i magistrati responsabili: «Non sono umani, se quel giudice fosse stato umano mi avrebbe dato la possibilità di salvarmi. Non l’ha fatto. M’ha voluto affossare».
Per i morti al Palazzo di Giustizia tutto ruotava intorno a un’impresa di costruzioni.
Un giorno portò un suo amico fino a Melegnano, dove c'erano case costruite da un suo socio: «Sul mercato stanno sui 6-700 mila euro. Quei bastardi le hanno vendute sottobanco, senza farmelo sapere; si sono intascati i soldi. Ma quando c’erano le perdite, venivano a chiedermi di ricapitalizzare».
L'unica soluzione era uccidere: al centro della lista di obiettivi Giardiello aveva messo però il nipote Davide Limongelli, 41 anni.

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