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POLEMICA 13 Aprile Apr 2015 1136 13 aprile 2015

Armeni, la Turchia: «Parlare di genocidio è calunnia»

L'ambasciata di Ankara a Francesco: «Storia strumentalizzata». Gentiloni ribatte: «Toni ingiustificati».

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Il premier turco Recep Tayyip Erdogan.

L'ambasciata turca in Vaticano risponde a muso duro alle parole di papa Francesco sul genocidio degli armeni. In una nota, la rappresentanza diplomatica di Ankara ha scritto: «Parlare di genocidio degli armeni è una calunnia. Il genocidio è un concetto giuridico, le rivendicazioni non soddisfano i requisiti di legge. Anche se si cerca di spiegarle sulla base di una diffusa convinzione, restano calunnie».
Sull'uso del termine 'genocidio', mutuato da Bergoglio dalla dichiarazione di papa Wojtyla del 2001, si è innescata la prima grande crisi diplomatica del pontificato di Francesco. Cui si sono aggiunte anche le critiche da parte del Gran Mufti Mehmet Gormez, presidente del Diyanet, il Dipartimento degli affari religiosi.
SOLIDARIETÀ AL PONTEFICE. C'è però un ampio fronte politico che ha deciso di schierarsi dalla parte del pontefice, compresi rappresentanti del governo italiano come il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che ha respinto i «toni ingiustificati» provenienti da Ankara, anche perché «15 anni fa Giovanni Paolo II si era espresso in modo analogo».
Il ministero degli Esteri turco, invece, dopo aver convocato per protesta il nunzio apostolico monsignor Antonio Lucibello e richiamato in patria «per consultazioni» il proprio ambasciatore in Vaticano Mehmet Paçaci, ha reagito con la pesantissima nota, diffusa anche in Italia dall'Ambasciata presso la Santa sede, con cui ha di fatto accusato il papa di calunnia.
ANKARA: «STORIA STRUMENTALIZZATA». Il papa, secondo i turchi, avrebbe parlato di «genocidio» a proposito degli eventi del 1915 «nonostante l'assenza di una sentenza dei tribunali internazionali competenti». Inoltre, durante la messa per gli armeni celebrata domenica 12 aprile dal papa a San Pietro, «la storia» sarebbe «stata strumentalizzata per fini politici». Francesco, dopo aver sempre sottolineato la sua volontà «di promuovere la creazione di pace e di amicizia tra i diversi gruppi nel mondo», in questo caso avrebbe «fatto una discriminazione tra le sofferenze, enfatizzando solo le sofferenze dei cristiani e soprattutto degli armeni. Con un punto di vista selettivo ha ignorato le tragedie che colpirono i turchi e i musulmani che persero la vita nella prima guerra mondiale».
BOZKIR: «PARLA COSÌ PERCHÈ È ARGENTINO». Il governo turco ha quindi contestato la lontananza tra quanto detto da Francesco e i suoi equidistanti auspici di riconciliazione tra le parti mostrati durante il viaggio in Turchia del novembre scorso. Ma un componente dell'esecutivo, il ministro per gli Affari europei Volkan Bozkir, è andato oltre, affermando che il papa ha parlato così perché viene dall'Argentina. Un Paese «che ha accolto i nazisti» e nel quale «la diaspora armena è dominante nel mondo della stampa e degli affari».
IL MUFTI: «È ISPIRATO DA LOBBY POLITICHE». Il Gran Muftì Gormez, la principale autorità islamica sunnita turca, non si è sottratto alla polemica, criticando le dichiarazioni «senza fondamento» del papa, a suo parere ispirate da «lobby politiche e ditte di relazioni pubbliche».
L'atteggiamento negazionista turco sullo sterminio di un milione e mezzo di armeni, riesploso con l'esplicito riferimento da parte di Bergoglio, si pone anche come ostacolo all'ingresso della Turchia nell'Unione europea, dato che in tema di avanzamento nella candidatura, come ha ribadito la portavoce dell'Alto rappresentante Federica Mogherini, la «normalizzazione dei rapporti tra Turchia e Armenia è particolarmente importante» ed è «una questione che viene regolarmente valutata».
GOZI: «IL GOVERNO NON DEVE DIRE GENOCIDIO». Prudente, sulla questione, il governo italiano, che a detta del sottosegretario alla presidenza del Cosniglio Sandro Gozi «non deve utilizzare la parola genocidio», non essendo «opportuno per un governo prendere posizioni ufficiali su questo tema». Anche se, ha aggiunto, «per me lo è stato».
Dal Veticano per ora nessuna risposta ufficiale alle dichiarazioni turche. Non sembra casuale, però, quello che ha detto il papa nella messa a Santa Marta: la strada della Chiesa è la «franchezza», il «coraggio cristiano» di «dire le cose con libertà». «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato», ha affermato Bergoglio.

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