Milano Spari Tribunale 150410113027
CRONACA 13 Aprile Apr 2015 2140 13 aprile 2015

Strage di Milano, scena muta di Giardiello davanti al gip

Il killer: «Racconterò delle ingiustizie che ho subito». I funerali delle vittime il 15 aprile.

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Milano: l'aula del tribunale dove l'imprenditore Claudio Giardiello ha sparato chiuso al pubblico (10 aprile 2015).

Nuovi dettagli sono emersi dalle indagini sulla sparatoria al tribunale di Milano.
Secondo i giudici Claudio Giardiello aveva «un piano portato a termine con pervicacia non consueta», ponendosi nell'aula in cui era processato nella condizione migliore per sparare e fuggire.
E infatti, dopo aver ucciso è uscito «con il colpo in canna e il cane alzato» di quella calibro 7,65 con cui ha completato l'opera, scendendo al secondo e uccidendo il giudice della sezione fallimentare, Ferdinando Ciampi.
NUOVI SILENZI DAVANTI AL GIP. Giardiello davanti al gip di Monza Patrizia Gallucci e al pm Franca Macchia ha fatto nuovamente scena muta, apparentemente più concentrato sui propri guai.
«È troppo lunga da spiegare, ma poi racconterò delle ingiustizie che ho subìto», ha detto l'uomo.
Il suo avvocato, Nadia Savoca, aveva chiesto una perizia al giudice perché valutasse la sua capacità di partecipare all'interrogatorio: uno psichiatra del carcere, che l'aveva visitato poco prima, ha però stabilito che l'imprenditore non è affetto da alcuna patologia e che è capace di capire quanto processualmente gli sta accadendo.
Giardiello non ha voluto dire, quindi, come sia entrato a Palazzo di Giustizia di Milano per seminare la morte, eludendo i controlli.
ESPLOSI OTTO COLPI. Il killer, hanno ricostruito le indagini, ha esploso in totale otto colpi: quattro all'interno dell'aula della Seconda sezione penale, due appena fuori dall'aula e altri due nell'ufficio del giudice Fernando Ciampi.
A rivelarlo le autopsie delle vittime.
Il gip, nel motivare la sua pericolosità sociale ha ricordato quella frase pronunciata a caldo davanti ai carabinieri di Vimercate che l'avevano appena fermato: «Per fortuna mi avete fermato, perché altrimenti ne avrei ucciso un altro».
IN PASSATO GENERICA DEPRESSIONE. Gli inquirenti hanno appurato che l'uomo non era sotto l'effetto di droga, anche se è emerso che in passato aveva fatto uso di cocaina.
Ha fatto genericamente riferimento a una depressione, mai però diagnosticata.
Ora la palla è passata alla procura di Brescia, che si dovrà occupare del prosieguo dell'inchiesta che ha visto come vittima anche un magistrato milanese.
Giardiello potrà raccontare le ingiustizie che crede di avere subito, ma che avranno ben poco rilevo di fronte ad accuse da ergastolo.
PRECEDENTI PESANTI. Finora, più delle ingiustizie subite pesano il suo atteggiamento processuale e i suoi precedenti: una condanna definitiva a un'ammenda da quattromila euro per violazione delle norme sull'immigrazione, una condanna in primo grado per molestie nel 2013 mentre era stato assolto assolto da un'accusa di tentata estorsione in un altro processo.
IL 15 APRILE I FUNERALI DELE VITTIME. Il 15 aprile sono in programma i funerali delle vittime: per il giudice Ciampi e l'avvocato Claris Appiani saranno di Stato, mentre la vedova, il figlio e la nuora di Giorgio Erba, hanno comunicato che i funerali dell'uomo, che era coimputato di Giardiello, si terranno in forma privata nel Duomo di Monza.

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