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AFFRONTO 14 Aprile Apr 2015 1743 14 aprile 2015

Diaz, un poliziotto su Facebook: «Ci entrerei mille volte»

Fabio Tortosa su Facebook: «Ero uno degli 80 e non mi pento». Nonostante la condanna all'Italia.

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Pochi giorni dopo la sentenza di Strasburgo che ha condannato l'Italia per il massacro della scuola Diaz nel 2001, un altro episodio alimenta le polemiche sui fatti del G8 di Genova.
Il poliziotto Fabio Tortosa ha rivendicato l'operato delle forze dell'ordine che fecero irruzione alla scuola: «Io sono uno degli 80 del VII Nucleo. Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille e mille volte», ha scritto su Facebook.



Il post risale al 9 aprile, due giorni dopo la condanna all'Italia da parte della Corte europea per i diritti umani, secondo cui le forze dell'ordine inflissero delle vere e proprie torture ai manifestanti inermi, sorpresi nel sonno e selvaggiamente manganellati.
I COMMENTI: «LE PALLE PIENE DI STEMMERDE». Sotto la frase di Tortosa, i commenti degli amici e degli ex colleghi. «In quegli anni e specialmente in quei giorni ho vissuto dei momenti che resteranno indelebili nella mia mente e nel mio cuore...», ha scritto Sergio Cordò, «eravamo 80 ma la nostra forza era inarrestabile...80 TORTURATORI CON LE PALLE PIENE DE STEMMERDE. Ora non sono piu con te FABIO come allora ma avrei dato chissà cosa per continuare a vivere con gente come te». Flavio Pizzi Fares ha mostrato tutta la sua stima per il poliziotto: «Per questo, ti ho invidiato!!!! Grande!!!!». Isolate, pezzo più unico che raro, le critiche di Tatanka Settantasette: «Quella notte si trattó solo di macellai torturatori...».
«DUE VERITÀ». Il 10 aprile Tortosa è tornato a commentare scrivendo che su quegli avvenimenti esistono due verità: la prima, processuale, «si è conclusa con la condanna di alcuni vertici della polizia di Stato e del mio fratello Massimo Nucera». E poi, secondo il celerino, esiste una verità che nessuno conoscerà mai: «Quella che solo noi e i miei fratelli sappiamo, quella che solo noi che eravamo lì quella notte sappiamo. Una verità che non abbiamo mai preteso che venisse a galla».
Tortosa, appassionato di sport e membro del consiglio nazionale della Federazione italiana di football americano, se l'è poi presa con Gianpaolo Trevisi, direttore della scuola di Peschiera, nel 2001 in servizio di ordine pubblico al G8 di Genova, reo di aver chiesto scusa per quei fatti.
L'ATTACCO AL POLIZIOTTO CHE HA CHIESTO SCUSA. «Complimenti dottore. È riuscito a catalizzare l'interesse di tante brave persone, ci sono quelli che, forse, attratti più dalle stelle sulla sua giacca, le direbbero che lei ha ragione anche se parlasse dei fenicotteri che scureggiano, ci sono quelli come me e tanti altri celerini, che le chiedono umilmente di andarci piano con le sue sentenze granitiche e dogmatiche, visto che 'lì dentro non c'era'. E poi ci sono quelli che ci chiedono (a noi poliziotti) di tornare a rintanarci nelle fogne dalle quali veniamo».
E ancora, minimizzando i fatti di Genova: «Dottor Trevisi, domani c'è Frosinone - Latina, da Roma andremo in tanti, se qualcuno dei nostri si farà male, mercoledì posso aspettarmi le sue scuse?».
CASARINI CONTRO RENZI. La frase del poliziotto ha fatto indignare molte persone, soprattutto chi era presente al G8 di Genova, come Luca Casarini, che ha chiesto al premier Matteo Renzi come sia possibile che «un torturatore» rimanga in servizio. Il profilo Facebook di Tortosa è irraggiungibile ma anche su Twitter ci sono state numerose reazioni alle parole del poliziotto.


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