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TASSE 14 Aprile Apr 2015 0721 14 aprile 2015

Fisco, Orlandi: «Più controlli bancari contro l'evasione»

L'Agenzia delle entrate cambia rotta per fare cassa. E apre al dialogo.

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Il direttore dell'Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi.

Nuovi orizzonti per l'Agenzia delle Entrate, che cercherà di collaborare più che reprimere, per ottenere dei risultati. A drilo è la direttrice, Rossella Orlandi, che ha spiegato le nuove linee guida per far recuperare le entrate allo Stato.
LA LOTTA ALLE IMPRESE 'FURBETTE'. «Nel 2014», ha detto in un'intervista rilasciata a Repubblica, «abbiamo recuperato 14,2 miliardi di euro, ed il nostro programma prevede di ridurre di un punto l’anno il tax-gap, cioè la differenza tra quello che si dovrebbe incassare e quello che effettivamente entra a bilancio. Ma ci servono norme adeguate. Assistiamo spesso a casi di imprese che ritardano il versamento dell’Iva e poi dopo due anni scompaiono. Penalizzano il fisco e il libero mercato, abbassando artificiosamente i costi degli appalti».
PRIMA LA COLLABORAZIONE. Ma oltre a colpire queste aziende, secondo Orlandi servono persuasione e collaborazione. Motivo per cui è stato lanciato il 730 precompilato. Per chi invece è sotto i riflettori, ha detto che lo Stato invierà delle lettere scrivendo che c'è la possibilità di sanare una situazione ambigua usando gli strumenti di legge, prima di entrare in conflitto.
Orlandi, però, ha anche sottolineato che c'è apertura al dialogo, ma l'obiettivo dei funzionari dello Stato devono far rispettare la legge. E che non esiste la discrezionalità tra evasione di necessità e abuso.
«L'EVASIONE È TRA I GRANDI GRUPPI». E sulla lotta all'evasione ha detto qual è la strategia. «Noi non crediamo ai blitz», ha dichiarato a Repubblica, «l’evasione è raccolta tra i grandi contribuenti o i grandi gruppi. È li che lo Stato perde le sue battaglie tributarie. Noi abbiamo avviato un’istruttoria su Apple, che è nelle mani della procura di Milano, e riteniamo di aver fatto il nostro dovere con competenza. Ma è evidente che partite di questo tipo si risolvono se scendono in campo direttamente gli Stati. Mi sembra che si stia valutando in che modo farlo, ma la strada ormai è segnata. Pagheranno le tasse anche loro».

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