Bruno Contrada 121011182332
GIUSTIZIA 14 Aprile Apr 2015 1047 14 aprile 2015

Mafia, la Corte di Strasburgo: «Contrada non andava condannato»

Sentenza della Corte europea per i diritti dell'uomo: «Il reato non era abbastanza chiaro».

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Bruno Contrada.

Bruno Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa perché, all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato non «era sufficientemente chiaro».
SECONDA CONDANNA. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani. Lo Stato italiano deve versare all'ex numero due del Sisde 10 mila euro per danni morali. L'Italia era già stata condannata nel 2014 da Strasburgo, perché le condizioni di Contrada nel 2007 e nel 2008 non erano compatibili con il regime carcerario.
Bruno Contrada si è rivolto alla Corte di Strasburgo nel luglio del 2008 affermando che - in base all'articolo 7 della Convenzione europea dei diritti umani, che stabilisce il principio «nulla pena sine lege» - non avrebbe dovuto essere condannato perché «il reato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso è il risultato di un'evoluzione della giurisprudenza italiana posteriore all'epoca in cui lui avrebbe commesso i fatti per cui è stato condannato».
«23 ANNI DI VITA DEVASTATI». Secco il commento di Contra, che poco dopo la proclamazione della sentenza ha detto: «Ventitré anni di vita devastati non potrà restituirmeli nessuno. Così come i 10 anni trascorsi in carcere».
ACCOLTO IL RICORSO. I giudici di Strasburgo, a differenza di quanto fatto da quelli italiani, gli hanno dato ragione, affermando che i tribunali nazionali, nel condannare Contrada, non hanno rispettato i principi di «non retroattività e di prevedibilità della legge penale».
La Corte sostiene anche che i tribunali italiani «non hanno esaminato approfonditamente la questione della non retroattività e della prevedibilità della legge» sollevata più volte da Bruno Contrada e non hanno quindi risposto alla questione «se un tale reato poteva essere conosciuto da Contrada quando ha commesso i fatti imputatigli».
10 MILA EURO PER DANNI MORALI. Contrada aveva chiesto alla Corte di accordargli 80 mila euro per danni morali, ma la Corte ha stabilito che lo Stato italiano dovrà versargliene solo 10 mila. I giudici di Strasburgo hanno respinto anche la richiesta di riconoscergli quasi 30 mila euro per le spese processuali sostenute a Strasburgo, ordinando all'Italia un risarcimento limitato a 2.500 euro.
UDIENZA DI REVISIONE IL 18 A GIUGNO. L'avvocato di Contrada, Giuseppe Lipera, ha commentato: «Ho presentato due mesi fa la quarta domanda di revisione del processo a Bruno Contrada e la Corte d'Appello di Caltanissetta mi ha fissato l'udienza il 18 giugno. La sentenza di Strasburgo sarà un altro elemento per ottenere la revisione della condanna».
«Ora capisco perché nonostante le sofferenze quest'uomo a 84 anni continui a vivere», ha concluso Lipera.

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