Neonata Sbarcata 150414192616
TESTIMONIANZA 14 Aprile Apr 2015 1853 14 aprile 2015

Sbarchi, a Reggio Calabria «morte 400 persone»

I racconti dei migranti alla Ong Save the Children: barcone affondato 24 ore dopo la partenza dalla Libia.

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La neonata sbarcata a Reggio Calabria dalla nave militare Orione.

Nel Mediterraneo sarebbero morte annegate circa 400 persone, fra loro molti giovani, probabilmente minorenni.
Il barcone su cui viaggiavano, secondo le testimonianze raccolte dalla Ong Save the Children tra i superstiti sbarcati martedì 14 aprile a Reggio Calabria, sarebbe naufragato 24 ore dopo la partenza dalle coste della Libia.
Tra l'11 e il 13 aprile, secondo i dati della Ong, sono arrivati in Italia più di 5 mila migranti, con 18 sbarchi a Lampedusa, in Sicilia, Calabria e Puglia. Tra loro 450 sono bambini, di cui 317 non accompagnati e una neonata, portata nel capoluogo calabrese dalla nave militare Orione.
La bambina, nata a bordo da genitori eritrei, si chiama Lemlem. Mamma e figlia stanno bene e si trovano in ospedale per i controlli di routine.
NERI: «GARANTIRE ACCOGLIENZA E SUPPORTO». Valerio Neri, direttore generale di Save the Children, ha dichiarato: «Molti di loro hanno vissuto esperienze atroci di violenza subita e assistita e hanno perso amici, parenti o i genitori, anche negli ultimi naufragi. Secondo i racconti, la situazione in Libia è sempre più fuori controllo, inaudita è la violenza anche per le strade. È fondamentale garantire un'adeguata accoglienza e il necessario supporto, anche psicologico, in particolare per i soggetti più vulnerabili».
I RACCONTI: «IN MILLE IN UNA FABBRICA DI SARDINE». Bherane, 17 anni, ha raccontato la sua esperienza a Save the Children:«Vicino a Tripoli abbiamo vissuto per quattro mesi in una fabbrica di sardine. Eravamo più di mille persone. Mangiavamo una sola volta al giorno e non potevamo fare nulla. Se qualcuno parlava con un amico o un vicino, veniva picchiato. Tutto questo per estorcere altri soldi. Ti facevano chiamare a casa, dicendo che stavi per morire e nel frattempo ti picchiavano, così i tuoi familiari sentivano le tue urla».
MIGRANTE MORTO GETTATO IN ACQUA. Un altro racconto dell'orrore arriva da Pozzallo, dove sono sbarcati 110 migranti soccorsi lunedì 13 aprile e uno scafista è stato arrestato. Con loro anche il cadavere di un uomo morto durante la traversata, dopo aver respirato i vapori del gasolio.
A bordo qualcuno avrebbe proposto di gettarlo in mare, per far allontanare gli squali che giravano attorno al barcone. «L'abbiamo visto accasciarsi, ha vomitato e poi è caduto giù al centro della barca. Credevamo si riprendesse, ma così non è stato. Qualcuno lo voleva gettare in acqua, ma i nigeriani non hanno voluto, hanno detto che viaggiava con noi». Ad un certo punto, però, un testimone ha riferito di aver visto che «lo gettavano in acqua, credo per il poco spazio o perché stava arrivando la barca che ci ha soccorsi».
COSTANTE PRESENZA DI MINORI NON ACCOMPAGNATI. L'elevata e costante presenza negli sbarchi di minori soli non accompagnati, ha sottolineato Save the Children, «impone la necessità di contare su un adeguato sistema di accoglienza. Ad oggi tale sistema non esiste e anche il sistema di prima accoglienza, con le 10 nuove strutture individuate dal ministero dell'Interno, non è utilizzato in modo sistematico. Mancano procedure chiare e condivise per il trasferimento dei minori».
GASPARRI: «FRONTEX E GOVERNO COMPLICI DEI TRAFFICANTI». Il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, si è scagliato contro quella ha definito la «complicità» di Frontex e del governo italiano rispetto al traffico di migranti: «Frontex, il nostro governo e chi dà ordini sballati ai nostri militari viola le regole, espone a gravi rischi il nostro Paese, si rende protagonista insieme ai trafficanti di banditismo internazionale». Il riferimento è ai colpi d'arma da fuoco sparati durante un salvataggio che ha visto impegnato il rimorchiatore italiano Asso 21 a largo della Libia, da un barchino che, secondo altre testimonianze, sarebbe stato invece una motovedetta libica.
«A CHI SPARA SI RISPONDE COL BLOCCO NAVALE». Ma Gasparri è andato oltre, attaccando anche le politiche dell'accoglienza: «È ora di finirla con chi vuole requisire le case degli italiani per darle agli immigrati e si prostra di fronte ai criminali che, in armi, alimentano i loro sporchi traffici di persone. A chi spara nel Mediterraneo si risponde con il blocco navale, non con un servizio di trasporto e di facchinaggio di clandestini che si trasforma in aperta complicità con i banditi».
BOLDRINI: «SPECULAZIONE TERRIFICANTE». A stretto giro la replica della presidente della Camera, Laura Boldrini: «Trovo terrificante che ci sia chi speculi» sulle tragedie dell'immigrazione, ed è «molto pericoloso» se queste speculazioni vengono da «figure pubbliche», ha detto Boldrin, senza citare direttamente il vicepresidente del Senato Gasparri.

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