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MAFIA 14 Aprile Apr 2015 1318 14 aprile 2015

Strage Rapido 904, chiesto l'ergastolo per Totò Riina

Secondo il pm il boss siciliano ebbe un ruolo decisivo nell'attentato del dicembre 1984.

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Una immagine dell'arresto del capo dei capi, Totò Riina.

Carcere a vita per la strage del Rapido 904 per Totò Riina.
Il pm Angela Pietroiusti, al processo in corso a Firenze, ha chieso la pena massima dell'ergastolo per il boss mafioso.
«Si chiede la condanna non perché non poteva non sapere perché era a capo dell'organizzazione, ma perché Riina esercitava questo potere. Solo con la sua autorizzazione è stato fornito l'esplosivo a Calò e solo lui poteva decidere la destinazione dell'esplosivo», ha spiegato il giudice, «Riina è il determinatore, lui dà questo contributo decisivo».
«CONDANNA PER FARE GIUSTIZIA». Secondo il pm, Riina è il «principale artefice di questo fatto, lo ha determinato» e la condanna serve «a fare giustizia, per il rispetto delle vittime, anche se a distanza di tempo».
Il pm ha ricordato che «Riina aveva un potere assoluto, come è cristallizzato nelle sentenze, che già nel 1982 aveva posto a capo di tutti i mandamenti persone di sua fiducia, e nessuno si poteva opporre sennò veniva ucciso».
LEGAME CONSOLIDATO CON CALÒ. Il 'legame' fra Riina e Pippo Calò, già condannato per la strage, secondo il pm è dimostrato anche dalla trattativa di cui parlò Brusca, quando i boss chiesero «la concessione di benefici, gli arresti ospedalieri per alcuni mafiosi: fra questi è sempre presente Pippo Calò».
A Pippo Calò viene riservato un trattamento di favore. Oltre a lui c'erano le persone di massima fiducia di Riina, come Bernardo Brusca.

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