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TRAGEDIA 16 Aprile Apr 2015 1457 16 aprile 2015

Lite sul gommone, migranti cristiani gettati in mare: 15 arresti

Lo scontro per motivi religiosi durante una traversata. Di origine musulmana le persone fermate a Palermo.

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Immigrati su un barcone.

La polizia ha fermato 15 migranti sbarcati nei giorni scorsi a Palermo dopo essere stati soccorsi nel canale di Sicilia: avrebbero gettato in mare 12 persone durante la traversata per raggiungere l'Italia.
LITE RELIGIOSA. Secondo una prima ricostruzione, il drammatico gesto sarebbe arrivato al cumine di una lite esplosa sulla nave Ellensborg per motivi religiosi. Musulmani e cristiani si trovavano, infatti, sullo stesso barcone, che trasportava un centinaio di disperati in cerca di salvezza sulle coste siciliane. Gli accusati, di nazionalità ivoriana , malese e senegalese, sono musulmani, gli uomini che hanno perso al vita, nigeriani e ghanesi, sarebbero, invece, di religione cristiana. In mare erano destinati a finire anche altri cristiani, che si sono salvati formando una vera e propria catena umana.
MINACCIATI DURANTE IL VIAGGIO. I migranti, piangendo, hanno raccontato di essersi imbarcati il 14 aprile su un gommone, partito dalle coste libiche con 105 persone, in prevalenza senegalesi e ivoriani. Durante la traversata, nigeriani e ghanesi, in minoranza, sarebbero stati minacciati di essere abbandonati in acqua, perché cristiani, da una quindicina di passeggeri, di nazionalità ivoriana, senegalese, maliana e della Guinea Bissau. Dalle minacce i musulmani sarebbero passati all'azione, gettandone in acqua 12.
INDICATI DAI COMPAGNI DI VIAGGIO. All'arrivo al porto di Palermo, dopo i soccorsi, sono stati gli stessi migranti a indicare i 15 che avrebbero ucciso gli occupanti del gommone. La Squadra mobile di Palermo li ha individuati e fermati con l'accusa di omicidio plurimo, aggravato dall'odio religioso. Sono stati, quindi, condotti nel carcere di Pagliarelli. Tra loro c'è anche un minorenne di 17 anni. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha quindi firmato l'autorizzazione a procedere, necessaria perché la strage sarebbe avvenuta in acque internazionali.

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