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POLEMICA 17 Aprile Apr 2015 1930 17 aprile 2015

Torino, giudice di pace dà ragione a Uber: «Non fa concorrenza ai taxi»

Accolto un ricorso della multinazionale californiana. Annullate multa e confisca. La sentenza: «Disciplinare il servizio prima di sanzionarlo». Tassisti in protesta in centro.

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Tassisti in protesta nel centro di Torino dopo la sentenza pro Uber.

Uber non fa concorrenza ai taxi, almeno finché una legge non stabilirà la liceità o meno del servizio di trasporto privato su auto in città. Lo ha stabilito un giudice di pace di Torino, che ha annullato la multa, la confisca del veicolo e le altre sanzioni nei confronti di un autista fermato dalla polizia municipale lo scorso dicembre.
«Prima di applicare eventuali sanzioni», ha detto il giudice, «il servizio, che sfrutta le nuove tecnologie, andrebbe disciplinato».
IL LEGALE DELLA MULTINAZIONALE: «NON È ESERCIZIO ABUSIVO». Secondo la sentenza, il meccanismo che regola il funzionamento di Uber non ha nulla a che vedere con le caratteristiche del servizio di taxi. «L'attività contestata», è stata la tesi espressa da Matteo Repetti, legale della società californiana, « si pone nell'ambito del rapporto privatistico di trasporto e che nessuno degli elementi che contraddistinguono il servizio di taxi (o «di piazza») regolamentato dall'articolo 86 del Codice della strada ricorre nel caso di UberPop, che non è servizio pubblico: non è previsto lo stazionamento delle vetture negli spazi riservati, né l'obbligatorietà della prestazione, tantomeno si è tenuti all'applicazione di tariffe predeterminate dal Comune».
«Non c'è pertanto», ha detto il legale interpretando le parole del giudice, «alcun esercizio abusivo di taxi». Secondo Repetti, «è evidente come le nuove tecnologie e l'avvento degli smartphone abbiano comportato un vuoto di regolamentazione nella materia del trasporto pubblico: ma allo stato, in assenza di norme specifiche, è arbitrario ed illegittimo sanzionare UberPop, come pretendono invece di fare le amministrazioni comunali».
Per tutte queste ragioni, dunque, non è possibile applicare le sanzioni previste per la violazione dell'articolo 86 del codice della strada: confisca del veicolo, ritiro della patente per un periodo compreso tra 12 e 18 mesi e multa compresa tra 1.700 e 7mila euro, a discrezione del prefetto.
PROTESTA DEI TASSISTI IN PIAZZA CASTELLO. Alla notizia della sentenza pro Uber i tassisti hanno dato vita a un presidio nel centro di Torino in segno di protesta.
Le auto bianche, alcune decine, si sono radunate in piazza Castello. «Il giudice di pace», secondo Valter Drovetto, rappresentante della categoria, «ha sottovalutato il problema. Se potremo, faremo sicuramente ricorso. E comunque faremo tutto il necessario perché Uber sia considerato il concorrente sleale che è».
Nei giorni precedenti i tassisti torinesi avevano dato vita ad una accesa protesta contro Uber, con tanto di autisti incatenati davanti a Palazzo di Città e la promessa di «bloccare l'ostensione della Sindone». Una minaccia poi ritirata grazie anche alla mediazione del sindaco, Piero Fassino, che ha promesso l'istituzione di una task force anti Uber.

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