Scafisti Riconosciuti Altri 150421201240
DRAMMA 21 Aprile Apr 2015 0016 21 aprile 2015

Naufragio, i superstiti a Catania: «C'è stata una collisione»

La procura: 850 migranti a bordo. Fermati due scafisti. Renzi: «Ue solidale per la prima volta». Possibile operazione militare.

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Gli scafisti, riconosciuti da altri naufraghi testimoni, a bordo della nave Gregoretti nel porto di Catania.

Sono drammatici i racconti dei sopravvissuti del naufragio al largo della Libia.
Secondo la ricostruzione dei profughi, lo scafista che era al comando del barcone, nel cercare di nascondersi e non farsi riconoscere, avrebbe pilotato con poca attenzione l'imbarcazione, che sarebbe entrata in collisione con il mercantile King Jacob, giunto in zona per prestare i soccorsi. A quel punto, a bordo è scoppiato il panico: «Tutti hanno iniziato ad agitarsi» - hanno raccontato i migranti - quelli che erano più in basso hanno solo sentito l'urto, ma non vedevano niente e volevano salire. Alcuni di quelli che erano sul ponte sono finiti in acqua subito. La barca ha cominciato a muoversi sempre di più e poi si è rivoltata».
LA PROCURA CONFERMA. La procura di Catania ha fatto sapere che il naufragio sarebbe dovuto a due cause: lo spostamento dei migranti sull'imbarcazione, che era sovraffollata, e l'errata manovra dello scafista, che l'ha portata a collidere con il mercantile che era arrivato per soccorrere i migranti.
UN MINORENNE: «IL COMANDANTE ERA UBRIACO». E un testimone minorenne ha rivelato: «Durante la traversata comandante beveva vino, era ubriaco e fumava hashish, poco prima che il barcone si scontrasse con la nave porta container portoghese».
«CIRCA 850 MIGRANTI A BORDO». Non è stato ancora possibile accertare il numero dei morti nel naufragio, perché i superstiti hanno riferito di cifre comprese tra i 400 e 950 passeggeri, ma «secondo alcuni sopravvissuti sentiti sulla nave Gregoretti e un report del mercantile portoghese si stima che a bordo del barcone ci fossero circa 850 migranti».
FERMATI I DUE SCAFISTI. Sono stati, intanto, fermati i due scafisti dell'imbarcazione affondata. Si tratta del comandante, Mohammed Alì Malek, tunisino di 27 anni, e di un suo assistente, Mahmud Bikhit, 25enne siriano.
Sono accusati di omicidio colposo plurimo, naufragio e favoreggiamento d'immigrazione clandestina. I due, ha spiegato il procuratore di Catania Giovanni Salvi, sono stati indicati dai sopravvissuti che erano a bordo della nave Gregoretti e riconosciuti anche dal giovane del Bangladesh ricoverato in ospedale a Catania, a cui sono state mostrate delle fotografie.
ORGANIZZAZIONE CRIMINALE IN LIBIA. Il gip ha fissato l'udienza per venerdì 24 aprile. Nel provvedimento, i pm hanno scritto inoltre che dietro l'ennesimo viaggio della morte, c'è «un gruppo organizzato, impegnato in attività criminali in Libia e in Italia» che ha anche «disponibilità di armi». Sul barcone, partito dal porto di Darabli la sera del 16 aprile, erano stipati disperati provenienti da Algeria, Somalia, Nigeria, Egitto, Senegal, Zambia, Mali, Bangladesh e Ghana. I due scafisti, ha detto ancora la procura «erano in contatto attraverso un telefono satellitare con uno dei capi organizzatori del viaggio».
MIGRANTI SEGREGATI E PICCHIATI. Le indagini hanno anche consentito di ricostruire le fasi precedenti la partenza: i migranti sono stati tenuti chiusi un mese in una fattoria vicino al luogo delle partenza, «segregati dai trafficanti che li picchiavano se si lamentavano», ma anche senza apparente motivo. «Mi hanno colpito con un bastone» - ha raccontato uno dei sopravvissuti - «perché mi ero allontanato senza permesso per necessità fisiologiche». Ciascun 'viaggiatore' avrebbe pagato una cifra compresa tra 500 e i milla dinari libici. E i soldi hanno fatto la differenza: chi ha versato di più era sul ponte e ha avuto la possibilità di tentare di salvarsi, gli altri sono stati rinchiusi nelle due stive che si sono rivelate camere della morte. A differenza di 99 ricchi siriani che hanno avuto la possibilità di pagare 8.500 euro a persona e di viaggiare in 'business class' su uno yacht con 'pensione completa', anche se il motore è andato in avaria in mezzo al Canale di Sicilia e sono dovuti sbarcare con un mercantile a Pozzallo.

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