Naufragio Canale Sicilia 150420121016
ORRORE 20 Aprile Apr 2015 1836 20 aprile 2015

Naufragio Mediterraneo, due superstiti salvi aggrappati ai morti

Il racconto dei soccorritori: «Urlavano annaspando in mezzo ai cadaveri». I sopravvissuti arrivati a Catania.

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Senglea (Malta): Lo sbarco delle 24 salme recuperate dalla nave Gregoretti (20 aprile 2015).

Dopo la terribile strage al largo della Libia sono emersi nuovi dettagli sui soccorsi ai migranti in mare.
Secondo quanto si è appreso due dei 28 sopravvissuti si sono salvati «aggrappati ai morti per non finire a fondo».
I due annaspavano in mezzo ai cadaveri, urlando con le ultime forze per attirare i gommoni che perlustravano la zona.
FORSE SCAFISTA TRA SUPERSTITI. Tra i superstiti, arrivati con la Gregoretti nel porto di Catania nella tarda serata del 20 aprile, ci sarebbe anche uno scafista.
L'uomo sarebbe un tunisino che sarebbe stato individuato dal personale della polizia salita a bordo dell'imbarcazione di soccorso.
ALLO STREMO DELLE FORZE. I soccorritori sono arrivati nella zona dove si è capovolto il barcone a notte fonda e immediatamente hanno iniziato le ricerche a bordo dei gommoni.
«Durante le ricerche in mare dei cadaveri abbiamo trovato due persone vive in mezzo ai morti», hanno raccontanto.
Secondo i soccorritori «erano allo stremo delle forze, hanno urlato con le loro ultime forze perché hanno sentito il rumore del motore e siamo riusciti ad individuarli e a salvarli. Non avrebbero resistito ancora a lungo».
RACCONTI AL VAGLIO INVESTIGATORI. Si tratta di una sorta di diario di bordo: un quaderno con nomi e cifre accanto che ora gli investigatori devono esaminare per cercare di risalire ai responsabili di questo omicidio di massa.
Il racconto dei due sopravvissuti è stato confermato dagli uomini della Guardia costiera e del Cisom, il Corpo italiano di soccorso dell'Ordine di Malta, che erano a bordo dei gommoni.
«TRISTEZZA INFINITA». Come ha raccontato il comandante della Gregoretti Gianluigi Bove: «Ho visto la gente in mare che gridava, abbiamo fatto di tutto per salvarli, ma non ce l'abbiamo fatta. E questa tristezza nessuno me la leverà mai».
Tutti gli altri sono andati a fondo. Ormai è chiaro. Nessuno più spera. Ufficialmente le ricerche sono ancora in corso: ma è un modo di dire. Pura formalità. Piuttosto, quello che tutti si augurano e che, dopo 48 ore, dal mare comincino a riemergere almeno i cadaveri di quelli che erano sul ponte.
DIVISO IN TRE LIVELLI. «Il peschereccio aveva tre livelli», ha raccontato il giovane sopravvissuto del Bangladesh che è stato trasferito all'ospedale di Catania, «Quello più basso era la stiva e centinaia di persone sono state costrette ad entrare lì dentro. Poi i trafficanti hanno chiuso i boccaporti, per evitare che uscissero durante la navigazione».
Il secondo livello era invece quello della piccola cabina che c'è in coperta, all'altezza della murata del barcone.
Infine quelli sul ponte, i più fortunati: i sopravvissuti erano tutti qui.
PM: «MERCANTILI INADEGUATI PER SOCCORSI». Intanto il procuratore di Catania Giovanni Salvi ha spiegato che il dispositivo attuale per soccorrere i migranti «si basa sostanzialmente sull'intervento delle navi mercantili e può provocare un non adeguato intervento di soccorso».
Secondo il pm siciliano il soccorso in mare richiede «elevata professionalità».
Salvi ha poi aggiunto che le modalità operative con le quali oggi le Marine italiane ed europee, nell'ambito di Frontex e Triton «intervengono nel soccorso ai migranti sono certamente meno efficaci rispetto a Mare Nostrum, anche dal punto delle indagini».

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