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INTERVISTA 21 Aprile Apr 2015 1600 21 aprile 2015

Balestra contro Armani: «Non esiste una divisa da gay»

Lo stilista: «Il vestito non è un'etichetta. Giorgio? Da un po' di tempo trincia giudizi». E sulla chirugia estetica dice: «Sono favorevole a un dolce mantenersi». Senza estremismi. E senza troppi muscoli.

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Se c'è una cosa che Renato Balestra non ama, dice lui, è l'«estremismo». Nella vita come nella moda.
«Conosco milioni di gay che vestono normalmente», ha affermato lo stilista a Lettera43.it. «Non so perché Giorgio abbia detto quelle cose, da un po' di tempo a questa parte trincia giudizi. Ma faccia un po' quello che vuole, insomma».
Giorgio è Giorgio Armani, e il riferimento è alla polemica aperta dalla sua intervista al Sunday Times, in cui il collega piacentino ha esortato i gay a «vestirsi da uomini, non da omosessuali».
«CHIRURGIA ESTETICA? IO NON DICO DI NO...». Balestra interviene non solo sulla presunta 'moda gay', ma anche sul tema dell'invecchiamento, dei ragazzi «troppo muscolosi» e della chirurgia estetica, bollata sempre da Armani come «un'idiozia»: «A un dolce mantenersi», ribatte Balestra, «io non dico di no».

Lo stilista Renato Balestra (GettyImages).

DOMANDA. Armani dice che «un omosessuale è uomo al 100% e non ha bisogno di vestirsi da omosessuale»: qual è il suo pensiero?
RISPOSTA. L'estremismo non mi trova consenziente. Non amo i gay che si vestono da gay, come non amo i bulli che si vestono da bulli. Le proprie tendenze e i propri orientamenti sessuali possono essere espressi in altro modo, non occorre mascherarsi.
D. Così sembra d'accordo con lui...
R. No, non sono d'accordo proprio perché sono contro gli estremismi. Come sono contro la volgarità. Conosco milioni di gay che si vestono normalmente, ognuno vive la propria vita come vuole. Neanche la rigidità troppo dura va bene.
D. Cosa intende precisamente quando parla di estremismo?
R. Mi riferisco a chi, senza averne le doti, la capacità o il fisico, vuole apparire per quello che non è. Oppure a certe espressioni come i codini sulla testa, la mutanda fuori dal pantalone... Tutte cose che a me non sono mai piaciute. Non si tratta solo dei gay, ma anche delle persone etero che vogliono fare tendenza. E quindi estremizzano il loro modo di essere e di vestire.
D. Ma secondo lei esistono dei «vestiti da omosessuale»?
R. Non credo che Armani volesse dire questo. Probabilmente si riferiva ai fricchettoni, che si vestono chissà come, troppo aderenti o con le camicie frou frou. Non so cosa volesse dire, ma trovo che non esista una divisa da gay.
D. Anche perché non si capisce dove starebbe scritto. Sull'etichetta forse?
R. È proprio questo il punto: non bisogna vestirsi pensando di avere un'etichetta. Ognuno si vesta come vuole, santo Dio, siamo nel 2015.
D. Insomma, lei è un liberale...
R. Se a uno non piace un uomo che è vestito un po' variopinto, vorrà dire che non uscirà con questo signore. Così come una persona che si veste sempre di grigio piombo, potrebbe non piacere perché troppo rigida. Non possiamo nemmeno vestirci tutti come nella City, sempre col rigato, no?
D. Armani ha detto anche: «Non mi piacciono i ragazzi troppo muscolosi». Il muscolo è inelegante secondo lei?
R. È un altro estremismo. Su questo però devo dire che c'è stato un periodo in cui gli indossatori venivano scelti troppo sul modello del muscoloso americano. Adesso, per fortuna, sono un po' passati di moda.
D. Troppa palestra?
R. A me piacciono l'uomo e la donna normali. Che siano tranquillamente palestrati, ma senza dover esibire quintali di muscoli.
D. Anche sulla chirurgia estetica Armani è stato molto duro: l'ha definita addirittura «un'idiozia».
R. Io non sono d'accordo neanche su questo. A un dolce mantenersi non dico di no. La vita si è molto allungata, rispetto a qualche decennio fa. Il traguardo dei 100 anni non è più un miracolo, come poteva essere invece nell'Ottocento.
D. Dove vuole arrivare?
R. Il desiderio di prolungare la giovinezza appartiene ormai a uomini e donne. Anche qui però: io non amo i visi tutti tirati, con la boccona a salsiccia, con l'occhio che diventa quasi da gatto. Ma a un buon mantenimento non sono contrario. È molto meglio vedere una persona ancora piacevole a 60 anni, che vederla col bastone.
D. Insomma, il rispetto per la ruga lo trova un po' eccessivo?
R. Sì, lo trovo esagerato. Anche nel camminare, nel muoversi, nello stare dritti: perché lasciarsi andare? Cerchiamo di mantenerci nel miglior modo possibile, senza ricorrere però a interventi estremi. Esempi positivi ce ne sono tantissimi, di donne bellissime anche a 60 o 70 anni. Un po' per merito loro, un po' perché hanno fatto lievi ritocchi.
D. E qualche esempio negativo?
R. Ce ne sono tanti, ma non mi chieda di fare nomi. Non sarebbe carino. (Ride, ndr)
D. Ma la moda di Miuccia Prada, secondo lei, è una «moda snob» come ha detto Armani?
R. Secondo me per niente. Anzi, è un po' il contrario dello snob. Non so perché Armani lo abbia detto. Non lo conosco troppo bene, ma mi sembra una persona gentile, educata, alla mano. Da un po' di tempo trincia giudizi, ma faccia un po' quello che vuole, insomma.
D. Cosa intende?
R. Il buon gusto c'è anche nel criticare. Non voglio dire che Armani non ce l'abbia, però, certe frasi sono come dei sassi lanciati nell'acqua, fanno più rumore del necessario.
D. Dopo Dolce & Gabbana, sembra quasi che sparare a zero sia diventata la moda preferita dagli stilisti.
R. A me non è mai piaciuto. Quando la critica diventa etichetta, non sono più d'accordo. Ci sono però delle cose che non ci vanno a genio ed è giusto dirlo.
D. Nel suo caso di cosa si tratta?
R. Io non amo più i capelli lunghi delle donne, per esempio. Quelli lunghi giù per le spalle. Annunciatrici, conduttrici televisive, ma anche semplici ragazze: tutte con questi capelli giù, lunghi metri. Sembrano dei cocker. Ci sono visi a cui il lungo sta bene, ad altri no. Lunghi a tutti i costi è un altro estremismo.

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