INCHIESTA 21 Aprile Apr 2015 0800 21 aprile 2015

Immigrazione, scoperta rete di trafficanti: 15 fermi

Nei dialoghi, la speculazione sulla pelle degli extracomunitari: «In casa ne ho 117, dormono in piedi». «Ho iniziato un business qui». La banda, con cellule in Italia, curava anche i viaggi verso il Nord Europa. Foto.

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Si occupavano di tutto. Dalla traversata del deserto, ai lunghi periodi di permanenza nei campi di prigionia libici in attesa dell'imbarco.
Dall'odissea in mare verso le coste siciliane, al viaggio verso la terra promessa, l'Europa. Ogni tappa aveva un costo.
E i migranti, costretti da fame e guerra a lasciare le proprie case, pagavano per tutti i 'servizi' acquistati.
Dietro al business eritrei, etiopi, ghanesi, ivoriani. Come i loro connazionali in fuga.
RETE MILIONARIA. Uomini senza scrupoli capaci di mettere su una rete transnazionale efficientissima. E milionaria.
In 15 sono stati fermati il 20 aprile dallo Sco (Servizio centrale operativo) della polizia che, grazie a una complicatissima indagine coordinata dalla Dda di Palermo (operazione Glauco 2).
Sono sfuggiti alla cattura in nove. Tra loro i due capi del network criminale: Ghermay Ermias, etiope e Yehdego Medhanie Mered, eritreo (guarda le foto).

Inchiesta partita nel 2013 dopo la tragedia di Lampedusa

Il video

L'inchiesta è partita nel 2013, quando davanti alle coste di Lampedusa un barcone s'inabissò portando con sé la vita di 366 migranti. Grazie alle testimonianze dei superstiti, i pm Geri Ferrara e Claudio Camilleri e gli agenti delle squadre mobili di Palermo e Agrigento sono riusciti a identificare uno degli scafisti dell'imbarcazione.
Da lui, poi condannato a 20 anni di carcere, con un paziente lavoro investigativo e grazie al contributo di intercettazioni ambientali complesse, visti i dialetti parlati dai protagonisti, la procura è riuscita a risalire all'intera organizzazione criminale che può contare in Italia su diverse cellule.
''PACCHETTI'' DI MIGRANTI. Ne è emerso un quadro drammatico: trafficanti senza scrupoli che arrivano a comprare 'pacchetti' di migranti da altre bande, ne organizzano la traversata del deserto verso la Libia.
Le vittime pagano il primo dazio: cifre che arrivano a 5 mila dollari ciascuno. Sulle coste del Paese nordafricano, in condizioni disumane, sorvegliati da guardie armate e spesso sottoposti a torture e violenze, i profughi aspettano di poter partire. Quando il mare lo consente, spesso su imbarcazioni stipate fino all'inverosimile, come confessa compiaciuto Ghermay in un'intercettazione e si mettono in viaggio. E pagano altri 1.500 dollari.

Assistenza criminale anche fuori dai Cie

Ghermay Ermias.

L''assistenza' criminale dell'organizzazione di trafficanti non si arresta davanti alle coste siciliane: una volta usciti dai centri di identificazione (Cie), parte della banda, anche con complicità nelle strutture di accoglienza, si occupa, prima della permanenza clandestina in Italia, poi del trasferimento verso il Nord Europa, spesso meta finale del viaggio.
A procurare i 'clienti' a Ghermay e gli altri è Asghedom Ghermay, omonimo, eritreo, noto nell'ambiente come 'Amice'.
Ha complici nei Cie e vive a Catania. Recluta i migranti che escono dai centri di Mineo e Siculiana e organizza loro l'espatrio. Chiaramente in cambio di altro denaro.
PAGAMENTI CON WESTERN UNION. Gli extracomunitari danno i recapiti dei familiari che spesso vivono in Germania, Norvegia e la banda organizza loro il viaggio. Spesso in pullman, per dare meno nell'occhio. Le cifre realizzate dalla rete sono inimmaginabili: milioni di dollari.
Solo nel 2014 sono oltre 5 mila i profughi che si sono rivolti alla rete. Sicuri i canali di pagamento utilizzati: postepay, Western Union, ma anche la cosiddetta Hawala, un metodo di trasferimento del denaro a distanza antico, tipico del mondo arabo, che ora si avvale di moderne tecnologie.

«Ho iniziato un business qui... Li faccio dormire pure in piedi»

I poliziotti del servizio centrale operativo hanno intercettato molte conversazioni tra Ermias e Ghermay.
Per esempio quelle del giugno 2014, quando Ghermay dice che non può rientrare nel suo Paese «perché ho iniziato un business qui... mi occupo di prendere le persone che arrivano con le barche».
Dopo Ghermay comunica all'uomo di Tripoli che «c'è molto movimento e le cose stanno andando bene», sono già arrivate due barche e mille migranti quattro giorni prima, «mentre oggi ne è arrivata una di mille persone ma ancora non so di chi è».
Spiega che lui va a prendere i profughi con le macchine a Agrigento o Catania, e «organizza i viaggi per Roma, si fanno pagare 150 euro, di questi lui ne guadagna 50 a persona».
1.100 EURO PER ARRIVARE IN SVEZIA. Parlando con un interlocutore che abita vicino a Francoforte e si offre di lavorare per lui, Ghermay risponde di essere in grado di «mandare direttamente in Germania per 500 (euro, ndr ), mentre in Svezia per 1.100, inoltre li può mandare anche in Svizzera, Inghilterra e Olanda». Oltre che nei centri di accoglienza, l’uomo tiene le persone in attesa di ripartire in una casa di Catania dove, si legge in un colloquio del luglio 2014, «le fa dormire anche in piedi, in questo momento nella casa ne ha 117, ieri ha fatto partire per Roma 40 e 11 per Milano».

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