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CANALE DI SICILIA 23 Aprile Apr 2015 1428 23 aprile 2015

Naufragio migranti, la procura: «Uccisi a bastonate prima di salpare»

L'inchiesta di Catania sull'ultima strage nel Mediterraneo: «Inumana violenza» da parte dei trafficanti.

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Profughi di origine Subsahariana a bordo di un barcone.

Nuovi, agghiaccianti particolari emergono dall'inchiesta che la procura di Catania sta conducendo sul naufragio del peschereccio affondato domenica 19 aprile al largo delle coste libiche, costato la vita a oltre 750 persone.
Atti di «inumana violenza» sarebbero stati commessi a carico dei migranti: alcuni di loro, stipati in una fattoria vicino alla città di Tripoli in attesa d'imbarcarsi, sarebbero stati «picchiati selvaggiamente con dei bastoni», perché «non obbedivano agli ordini» dei trafficanti.
Le percosse, secondo le indagini della procura, «avrebbero provocato alcuni decessi», mentre altri migranti sarebbero «morti di stenti».
UCCISO PERCHÉ ALZATOSI IN PIEDI. Un'altra testimonianza riguarda la terribile fine di un ragazzo, ucciso su un gommone mentre raggiungeva, insieme ad altri, il peschereccio che poi è affondato.
Il ragazzo sarebbe stato ucciso dai trafficanti perché si era alzato senza permesso e il suo cadavere sarebbe stato poi buttato in mare.
MANOVRA SBAGLIATA DELLO SCAFISTA. Gli inquirenti hanno ricostruito anche la dinamica del naufragio, attraverso le concordanti dichiarazioni dei pochi sopravvissuti. Il peschereccio sarebbe affondato per le «errate manovre del comandante» e a causa del «sovraffollamento dell'imbarcazione, caricata fino all'inverosimile».
Il capovolgimento si sarebbe verificato dopo «tre urti, causati dalle manovre del comandante tunisino, che avrebbero provocato forti oscillazioni».
La Marina militare effettuerà al più presto una ricognizione del relitto, per documentare con fotografie e video gli eventuali elementi di prova e valutare la possibilità di condurre altre operazioni.
TRASBORDATI SUL PESCHERECCIO CON DEI GOMMONI. I migranti sarebbero stati portati dalla fattoria in cui erano stati concentrati fin sulla costa con dei furgoni, e poi trasbordati direttamente in mare sul peschereccio, attraverso un gommone di grosse dimensioni.
Il viaggio, in alcuni casi, sembra sia costato tra i mille ed i 1500 dinari libici, in altri casi circa 7 mila dollari. Non sono ancora chiare le ragioni di differenze così rilevanti.
«A BORDO OLTRE 750 PERSONE». La procura di Catania, dopo aver ascoltato i sopravvissuti, ha anche fatto una stima ufficiale del numero delle persone stipate sul barcone: «Dal complesso delle dichiarazioni può affermarsi ragionevolmente che sul peschereccio vi fossero oltre 750 persone», è scritto negli atti dell'inchiesta.
Poco prima della partenza, inoltre, sarebbero stati presenti alcuni «poliziotti» libici, che avrebbero ricevuto del denaro per chiudere un occhio.
«SIRIANO AGLI ORDINI DELLO SCAFISTA TUNISINO». I testimoni ascoltati dalla procura hanno rivelato infine che a condurre il peschereccio poi naufragato sarebbe stato il cittadino tunisino, iscritto nel registro degli indagati assieme a un cittadino siriano, che sarebbe stato il suo sottoposto.
«Molti dicono che faceva eseguire gli ordini del comandante, che faceva uso di un telefono satellitare per mantenere i rapporti con l'organizzazione libica, almeno in un paio di circostanze tra cui una nella fase di avvistamento del mercantile portoghese», è riportato negli atti dell'inchiesta.

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