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INTERVISTA 25 Aprile Apr 2015 1530 25 aprile 2015

Lo Porto, il fratello: «Vogliamo i resti del suo corpo»

La famiglia del cooperante ucciso dal raid della Cia: «Qualsiasi cosa sia rimasta, ne chiediamo la restituzione». Aula vuota in parlamento: «Una vergogna».

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Giovanni Lo Porto.

Giuseppe Lo Porto, uno dei fratelli di Giovanni, il giovane cooperante rimasto ucciso al confine tra Pakistan e Afghanistan in un raid americano a gennaio 2015, ha chiesto la restituzione dei suoi resti alla famiglia: «Sono passati tre mesi, non so come sarà il corpo di mio fratello, se esista ancora. Qualsiasi cosa sia rimasta, anche un occhio, noi ne chiediamo la restituzione».
LA VICINANZA DELLA FARNESINA. Lo Porto ha poi ricordato la vicinanza dimostrata dalla Farnesina nel corso degli ultimi tre anni: «Non sappiamo come sia avvenuto il riconoscimento di mio fratello. Siamo stati sempre in contatto quotidiano con la Farnesina, 365 giorni all'anno per tre anni. Ci hanno sempre chiamato, sia a me, sia a mia madre».
Il fratello del cooperante ha invocato «verità» sulla morte di Giovanni: «Vogliamo la verità su quello che è successo. Qualcuno dovrà darci delle spiegazioni. Gli Stati Uniti hanno sbagliato, ma non se ne possono uscire con delle scuse. Vogliamo conoscere la verità e sapere cosa è successo veramente».
«QUALCOSA È ANDATO STORTO». «Non sappiamo cosa sia successo laggiù», ha continuato, «gli Stati Uniti forse hanno aspettato una conferma per dare la notizia e poi l'hanno divulgata. Qualcosa sarà andato male, di certo se Obama, il presidente della potenza mondiale per eccellenza, ha chiesto scusa, qualcosa sarà andato storto. Se gli Stati Uniti non attaccavano, mio fratello non sarebbe morto. Non sono stati i talebani ad ucciderlo, ma gli americani altrimenti Obama non avrebbe chiesto scusa».
AULA VUOTA «VERGOGNOSA». Vergogna infine per l'aula vuota in parlamento: «Al di là del fatto che sono il fratello di Giovanni, da cittadino italiano posso solo dire che è stato vergognoso assistere a un'aula del parlamento semivuota, con appena 40 persone che litigavano tra loro. Mi vergogno di essere italiano. All'estero che immagine diamo di questo Paese? Facciamo ridere», ha concluso Giuseppe Lo Porto.

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