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TRAGEDIA 26 Aprile Apr 2015 1329 26 aprile 2015

Terremoto Nepal, dispersi quattro speleologi italiani

Non si hanno loro notizie dal 25 aprile. Sono invece salvi i due fratelli fiorentini Daniel ed Elia Lituani.

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Un'immagine del monte Everest.

Al sollievo per il ritrovamento di molti italiani di cui si erano perse le tracce subito dopo il terribile terremoto che ha devastato il Nepal con migliaia di morti, in queste ore in Italia si mescola l'angoscia per la scomparsa di quattro speleologi del Soccorso alpino nel villaggio di Langtang, la meta prediletta dagli amanti del trekking che il 25 aprile è stato sepolto da una valanga. Intanto l'Unità di crisi della Farnesina prosegue la ricerca dei nostri connazionali nel Paese con una squadra in partenza per Kathmandu, dove collaborerà con un 'advanced-team' della Protezione civile. Un lavoro reso molto difficile dalle condizioni delle comunicazioni telefoniche sul posto e dal fatto che solo otto italiani si erano registrati al sito www.dovesiamonelmondo.it prima di partire per il Nepal.
A lanciare l'allarme sulla sorte dei quattro italiani è stato il fratello di uno di loro, Giuseppe Antonini, di Ancona. Si erano parlati l'ultima volta mezz'ora prima del terremoto, ma da ieri sera il suo telefono satellitare non è più raggiungibile. Sembra però che dopo la prima scossa, Giuseppe sia riuscito a parlare con la compagna. Con lui ci sono anche il medico speleologo Gigliola Mancinelli, Oscar Piazza, del soccorso alpino del Trentino Alto Adige e il genovese Giovanni Pizzorni.
VILLAGGIO SPAZZATO VIA. Il gruppo si trovava nel villaggio di Langtang per esplorare le forre ma ieri, ha raccontato il fratello di Giuseppe, non si erano mossi perché il tempo era brutto. Ad accrescere l'ansia di familiari e amici per la sorte degli speleologi, arrivano le notizie su Langtang: secondo le autorità locali, il villaggio a oltre 7.000 metri non esiste più, spazzato via da un mare di terra e detriti.

 Da sinista Giovanni 'Nanni' Pizzorni, Oskar Piazza e Giuseppe Antonini, tre dei quattro speleologi italiani dispersi in Nepal. (@Ansa)


TORRENTISTA DI 52 ANNI. Pizzorni è uno dei torrentisti più noti a livello nazionale insieme all'altro disperso, Oscar Piazza. È anche formatore della scuola specializzata per questa pratica e vicedirettore della Aic Canyoing del Cai di Genova. La mattina prima che si verificasse il terremoto ha chiamato un amico di Trento. Era insieme agli altri e ha spiegato che quel giorno a causa del maltempo avevano deciso di rinviare «l'escursione lungo il torrente della zona del Langtang». Luca Dallari, amico di 'Nanni' e presidente dell'associazione di canyoing di Genova aspetta con ansia sue notizie: «Siamo in attesa di sapere qualcosa ma ci rendiamo conto che le comunicazioni sono molto difficili. Ci auguriamo che stia bene e si riesca a mettere presto in contatto con noi». Pizzorni era in Nepal per una serie di escursioni giornaliere all'interno di almeno due torrenti della zona: «Ci eravamo sentiti» prosegue Dallari «il giorno della partenza. Era il 15 aprile. Le escursioni dovevano essere essenzialmente due. Ma non era previsto di dormire all'aperto. La sera si doveva rientrare in un lodge proprio a Langtang».
SALVI I DUE FRATELLI. Stanno bene invece i due fratelli fiorentini, Daniel ed Elia Lituani, 25 e 22 anni, di cui non si avevano notizie. «Ha telefonato la ragazza di mio figlio: stanno tutti bene», ha detto il padre Marco Lituani.
STANNO BENE LE TURISTE MARCHIGIANE. Buone notizie anche da Claudia Greganti e Tiziana Cimarelli, partite giovedì per il Nepal da Senigallia nelle Marche. Claudia, musicista 38enne, e l'amica Tiziana hanno rassicurato i famigliari via sms. Anche se i telefoni non funzionano ancora in molte zone, grazie agli sms le due turiste hanno assicurato a parenti e amici che stanno bene, anche se naturalmente sono consapevoli di aver vissuto la tragedia in prima persona. Per fortuna la jeep dove viaggiavano, insieme all'avvocato anconetano Francesco, ha evitato i massi di una frana caduta dalla collina che ha ceduto. Entrambe salve e senza contusioni, si sono messe in salvo raggiungendo una parte del Paese più tranquilla, proseguendo il loro viaggio.
VIVI PER MIRACOLO. Terribile invece il racconto di altri due turisti superstiti. «Siamo vivi per miracolo. Abbiamo visto i templi e il palazzo reale di Durbar Square afflosciarsi davanti ai nostri occhi come tasselli di un domino», hanno raccontato Roberto Spiritelli e Marusca Cordini, una coppia di lombardi che era appena arrivata a Kathmandu per una vacanza. Al momento della prima violenta scossa erano appena usciti con una guida dal palazzo della Kumari, la dea bambina, nella storica piazza Durbar. «Siamo stati investiti da una nuvola di polvere» hanno raccontato con la voce rotta dall'emozione, «e istintivamente ci siamo abbracciati tutti e tre. Quando ho rialzato la testa c'erano solo mucchi di macerie e gente che urlava».

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